ATTI
DELLA
R ACCADEMIA DEI LINCEI
ANNO GGGXI
1914
SERBISI Q^TJinSTT A
NOTIZIE DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ
VOLUME XL
EOMA
TIP08RAFIA. DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI
PROPBIBTA DBL CAV. V. SALVIUCCI
1914
• A 32
NOTIZIE DEGLI SCAVI
Anno IO 14 — Fascicolo 1.
Regione VI (UMBRIA).
I. TERNI.
A) Scoperte di antictiità in contrada S. Pietro in Campo presso la stazione ferroviaria.
1) Scavi per la costruzione dell' offlcina poligrafica Alterocea (').
Il cav. Virgilio Àlterocca, per erigere una nuova officina poligratìca, ha testé occupato i due trapezi del piano regolatore che restano a nord nord-est dì quelli de- lineati nella pianta che pubblicai alla p^. 646 delle Notizie 1907, e che, rispetto ad essi, sarebbero distinti col numero progressivo II.
Su quello che è fiancheggiato dalla via Tacito ha proceduto intanto alla erezione del nuovo edificio, e sul lato di ponente dell'altro ha scavato delle fosse per lo spe- gnimento della calce.
In questi scavi si sono incontrati notevoli avanzi di antichi seppellimenti, ma pur troppo non è stato possibile di seguire metodicamente le importanti scoperte per la fretta, colla quale si condussero i lavori anche nelle ore della notte, e per la poca cura che si ebbe dei rinvenimenti, ad onta delle mie più vive raccomandazioni.
Poche cose mi riuscì di proteggere e di raccogliere; altre furono ritirate dal proprietario, sebbene di alcun valore venale, con vana promessa che sarebbero poi messe a mia disposizione per la classificazione; molte andarono disperse.
(') Tra le comanìcazioni inviate alla Direzione generale per le Antichità dal benemerito Ispettore degli Scavi pel Mandamento di Terni, prof. cav. Luigi Lanzi, che rimasero sospese per la morte di lai, era la seguente che si repota necessario di dare alla luce pel collegamento che ha con le esplorazioni fatte posteriormente, delle quali tratti^ l'ampia relanionc del cav. Enrico Stefani che qui si pubblica.
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Per quanto sìa diflScile nella pluralità dei casi e per le ragioni predette di poter determinare l'associazione della suppellettile venuta in luce, tuttavia dalle osserva- zioni che mi fu dato di compiere, credo di poter ritenere che sotto questa zona di terreno è sommersa una necropoli del VI o VII secolo av. Cristo.
Lo scavo si presenta costantemente in queste condizioni: dopo l'humus della valle attuale s' incontra il terreno di riporto per lo spessore di m. 1 ; succede a questo un altro lieve strato di terra vegetale, e poscia la sabbia gialla che costi- tuisce il sottosuolo dì tutta la valle.
Le tombe sono scavate nella sabbia fino alla profondità dì m. 1,70 dal secondo humus, ossìa a m. 2,70 dall'attuale piano dì campagna, nettamente indicate dalla traccia della terra bruna, eolla quale si riempì la fossa, che spicca sul giallo del terreno alluvionale.
Da quello che ho visto e dalle notizie raccolte, ho potuto rilevare che anche qui, come nella necropoli delle Acciaierie, il rito è duplice: inumazione, cioè, e crema- zione. Gli scheletrì giacciono sulla sabbia senza copertura o difesa; talora hanno all'intorno qualche pietra e nulla più. I cinerari sono ordinariamente costituiti da grosse olle, d' impasto rossastro, lavorate al toinìo, con collo bordato, talora fiancheg- giate da tre o quattro scheggioni di pietra calcare (')•
Abbonda in questa suppellettile il bucchero; non si ha più traccia di armi dì bronzo, ma siamo in pieno sviluppo del ferro, e la scarsa decorazione dei fittili reca ì cavalli galoppanti.
In nessun altro scavo della valle fu mai incontrato questo motivo decorativo.
Ed ora ecco qualche particolare sui trovamenti che potei personalmente esa- minare.
I. Sul lato nord dell'opificio, e precisamente nella fondazione del muro perimetrale, a m. 25 dallo spigolo verso la via Tacito, si rinvenne uno scheletro orientato da est ad ovest presso la cui testa furono raccolte due tazze: una d'impasto rozzo, ros- sastro, ingabbiata di scuro, alta mm. 100, avente alla bocca un diametro di mm. 140; l'altra è di bucchero, di forma assai elegante ; ha fondo lenticolare che era soste- nuto da un piccolo piede infranto nello scavo; al fondo è attaccata la parte supe- riore della tazza giustamente svasata e il punto d'attacco è decorato da colpi di col- tello che hanno prodotto delle intaccatine a denti dì sega; seguendo la stessa curva del fondo, si elevano da questo due anse a nastro che si sollevano al dì sopra della bocca del vaso, e poi sì ripiegano fermandosi all'orlo. L'altezza di questa tazza è dì circa mm. 80, il diametro della bocca di mm. 120.
II. A m. 10, perpendicolarmente da questo seppellimento, verso l'interno del- l'edificio, si trovò uno scheletro collo stesso orientamento del precedente, soltanto munito di un pugnale dì ferro deposto sopra la coscia sinistra. Quest'arma, col suo fodero, pure dì ferro, fu raccolta in molti frammenti, assai corrosa dall'ossido. Si può
(') Gli scavi eseguiti in quella località dalfa Direzione del Museo Nazionale di Villa Giulia con l'assistenza del soprastante Natale Malavolta hanno dato esclusivamente sepolcri a inumazione, simili a quelli descritti dal Lanzi. Le grosse olle da lui ricordate facevano jiarlo delle suppellettili delle tombe a t'ossa.
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calcolare avesse la lama lunga circa 200 mm., ed è notevole come nel fornimento della guaina, nella parte che aderiva alle vestimenta del morto, si riconoscano le impronte metallizzate di un tessuto che pare sicuramente tela.
III. Poco discosto da questo si trovarono gli avanzi di altro scheletro, che man- tenevano le stesse condizioni di allineamento e di orientazione ; e qui furono raccolti, presso il fianco destro un fermaglio di cinta in lamina di bronzo a tre occhielli, di forma rettangolare (mm. 80 X 90). Tre ordini di chiodi, disposti in perfetto alli- neamento da ogni banda, decorano la faccia della piastra. Quelli della prima fila fermano gli occhielli e il risvolto della lastra entro la quale era fissato il lembo estremo della cinta; gli altri sei, come apparisce dal vuoto che resta tra la piastra e la punta ripiegata di essi, fissavano più solidamente il cuoio al bronzo.
Di questa agganciatura v' ha altro esempio nella suppellettile raccolta nei primi scavi della necropoli delle Acciaierie (Vetrina 5, cartone III, n. 6). Verso i piedi del morto si trovarono tre conche di bronzo {lebetes); la prima fu ritirata dal cav. Alterocca e non mi fu più dato di esaminarla, ma credo che poco differisca dalle altre due ; la seconda, molto frammentata, del diametro di mm. 240, ba labbro orizzontale in fuori, tirato a martello e decorato da una fila di perline a sbalzo ; la terza, pure in cattive condizioni, ha il bordo come la precedente, con due file di perle; del fondo conserva soltanto la parte centrale umbilicata ed ha un diametro di mm. 325.
IV. All'opposto lato, cioè verso sud, nello scavo per le fondazioni del muro peri- metrale, parallelo all'altro che guarda il nord, a m. 40 dallo spigolo verso la via Tacito, s'incontrarono, entro una fossa longitudinale di m. 18, dieci olle allineate ed equidistanti, alte in media mm. 200, quale munita di ansa a nastro, quale no, tutte d' impasto rossastro bruno, e di queste, scavate nella notte, non mi fu possi- bile salvarne neppure una.
V. Presso al cominciar di questa serie di vasi, fu scavata una grande olla sfe- roidale, d' impasto rosso, lavorata al tornio, alta mm. 420, avente nella sua maggiore espansione un diametro di mm. 410, la quale era fiancheggiata da due piccole ollette quasi perfettamente sferiche, aventi un diametro di circa mm. 80 ed alte circa mm. 60. frammentate e di difficile restauro.
VI. Al terminare della serie, di cui al n. IV, s' incontrarono i resti di uno sche- letro giacente come i precedenti, nello sterno del quale fu raccolto un amuleto di bronzo fuso, in forma di corno, lungo mm. 50, decorato di qualche sottile bulinatura e munito di occhiello fisso alla base; alla destra del capo erano collocati tre pezzi di aes rude, e presso il piede sinistro tre punte di lancia, la prima lunga mm. 230, la seconda mm. 215, la terza mm. 180.
VII. A quattro metri piìi dentro dal muro perimetrale e in corrispondenza per- pendicolare colla metà della fila delle dieci olle di cui al n. IV, si scopri uno sche- letro orientato ritualmente; presso il capo furono rinvenuti pochi resti di un'anfora vinaria e presso i piedi un'olpe di bucchero fino e di forma elegante. Questo vaso era in istato di perfetta conservazione, ma dagli scavatori fu infranto e qualche pic- colo pezzo andette disperso. Ha il ventre nella curva superiore decorato con linee di
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puntini disposte a ventaglio, alto il collo, l'orlo della bocca è sagomato con arte e ad esso si attacca l'ansa a nastro che poggia sulla parte rigonfia del corpo. È alto mm. 180. Sullo sterno furono raccolte due fuseruole, e in giro al morto si trovarono simmetricamente disposti dieci rocchetti in terracotta, due dei quali furono ritirati dal proprietario e il resto da me. Se, come si ritiene da alcuni, questi eran pesi da reti pescherecce, parrebbe che il cadavere fosse stato coperto appunto da una rete al momento dell' inumazione.
Vili. Poco più innanzi verso est, s'incontrò un altro scheletro, deposto nelle solite condizioni, che all'omero destro era munito di una lancia lunga mm. 380.
IX. Accanto a queste scheletro fu scavata un'olla a tronco di cono verso la base, ma fortemente sviluppata ed espansa presso il collo, alta mm. 450, avente il diametro maggiore di mm. 470, fiancheggiata da quattro grosse pietre. Nell'interno di essa si rinveanero: una lancia in ferro ad alette, frammentata alla base della can- nula, lunga mm. 270, ed uua tazza, pure frammentata, con piede, alta mm. 130, del diametro di mm. 160 alla bocca, d'impasto rassastro macchiato di nero, che ei°a munita di due anse orizzontali alternate con due apofisi e decorata da tre solchi pra- ticati colla stecca sulla creta fresca. Fuori fu raccolta una tazza intera, di finissima fattura, frammentata nello scavo. Ha fondo lenticolare, ma piuttosto sviluppato in alto, poggiante sopra un piede basso, a semplice cerchiello. Il corpo della tazza è decorato da tre zone parallele, costituite ciascuna da quattro linee grafiBte sottilmente, e presso la maggiore espansione del ventre è munita di due anse orizzontali, a ba- stoncello, assai sviluppate e sottilissime. È finita dal giro del labbro liscio, senza risvolto e senza decorazione. È alta mm. 60 ed ha alla bocca il diam. di mm. 120. X. Non lungi da questa tomba, a sud, fu incontrato un circolo di poche pietre, dei diam. di circa m. 1,20, in centro al quale erano state deposte: poche ossa umane; due lancio, una lunga mm. 400, l'altra mm. 160 ; un'olla di terracotta rossastra e costrutta al ternio, alta mm. 370, col maggior diametro di mm. 330; due ollette sferoidali d' impasto scuro, di buona tecnica ed a pareti sottili, che non mi fu dato di poter conservare nella raccolta.
XI. Presso lo spigolo sud-ovest del fabbricato fu scavato un orciuolo d' impasto nero piuttosto fino e a pareti sottili, che è il vaso più interessante che mi riusci di salvare (fig. 1).
Il ventre ha forma ovoidale schiacciata, raggiungendo nella sua maggiore espan- sione una circonferenza di centìm. 116, ed un'altezza di mm. 240; a questo punto si attacca il collo a tronco di cono, alto mm. 220, e terminato da grosso labbro pianeggiante, svasato in fuori ; dal ventre all'orlo sale una robusta ansa a nastro. L'altezza totale dell'orciuolo è di mm. 460. L'attaccatura del collo è decorata da un fregio graffito a denti di lupo, che scendono verso la curva del ventre, riempiti da linee parallele ad un lato: il collo è decorato da due cavalli galoppanti, affrontati, finamente graffiti con una punta sottile, e fra l'uno e l'altro pendono due gambe umane schematiche.
La rappresentazione dei cavalli doveva essere frequente nei vasi figulini di questa necropoli, poiché ne ho trovate molte tracce nei frammenti che ho raccolti dispersi
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TBRHI
qua e là. In altri scavi fatti nella valle di Terni non m' è mai occorso di ve- derne.
Si osservano cavalli graffiti anche nelle decorazioni di alcuni vasi di Narce simili al precedente ('), conservati nel Museo Nazionale di Villa Giulia, dalle bocche dei quali
Fio. 1 (1 :2).
pende una gamba umana, dall'articolazione del ginocchio al piede ; nel vaso di Terni, invece, le due gambe penzolano affrontate nel vuoto, e complete dalla coscia in giù.
Nell'interno dell'orciuolo non si trovò che terra e, frammisti a questa, si rin- vennero pochi resti di una tazza di bucchero ordinario.
Xll. L'altr'area trapezoidale non è stata ancora scavata ; soltanto presso il lato che guarda l'ovest furono aperte alcune fosse per lo spegnimento della calce, e qui
(') Monum. antichi della R. Accad. dei Lincei, voi. IV, 1894, pag. 290, fig. 147.
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furono raccolte, allineate, alla distanza di circa m. 6 l'nna dall'altra, tre olle d'im- pasto rossastro lavorate al tornio, delle quali io potei raccoglierne due che restaurate presentano le dimensioni seguenti: la prima rerso la base ha forma di tronco di cono, ed espande la sua incurvatura maggiore verso l'attaccatura del collo, con un'altezza di mm. 355 ed un diametro di mm. 330; la seconda, di forma ovoidale, ha un'altezza di mm. 500 ed un diametro di mm. 490. L' una e l'altra erano ripiene soltanto di terra.
2) Trovamenti sporadici nella medesima località.
Bromo. Spillone, lungo mm. 170, con capocchia a dischetto compresso inclinato da una parte; ei'a probabilmente uno stilo da scrivere.
Ferro. 1. Lama di pugnale, lunga mm. 150, fino alla inchiodatura del manico, di cui restano le traccie.
2. Lama di pugnale frammentata alla punta e all'impugnatura, lunga mm. 190. Conserva ancora per mm. 50 la imboccatura della guaina; questa probabilmente era di cuoio e la parte conservata era forse il fornimento superiore.
3. Punta di lancia ad alette con cannula spezzata, lunga mm. 145.
Vasi. 1. Olla sferoidale d'impasto rosso ingubbiato di nero, priva del collo, alta mm. 240, col diametro nella maggiore espansione del ventre di mm. 280, lavo- rata al tornio con steccature eseguite sulla creta fresca : tre fascie di tre e di quattro cerchi scompartono la curva superiore del ventre in due zone: quella presso il collo è decorata da una pìccola fascia a linea spezzata ; quella sottostante da fasci di linee verticali larghi dai 40 at-60 mm,, altrettanto distanti l'uno dall'altro.
2. Tazza d" impasto rossastro bruno, probabilmente già munita di piede, ora alta mm. 90, col diametro di 166. È decorata da due anse alternate con due apofìsi.
3. Piattello a fondo umbilicato con una leggera baccellatura nella faccia infe- riore. Ha orlo ricurvo e svasato in fuori ; è alto mm. 30 ed ha un diametro di mm. 155. Poclii frammenti di una oinocoe campana, con decorazione in tinta scura, probabil- mente frammentata dagli scavatori. Se ne fa menzione specialmente perchè è l'unico di tal genere scavato fino ad ora nelle nostre necropoli.
A. Olpe di bucchero. Dagli scavatori ne fu tagliata e dispersa la parte infe- riore, ma mostra egualmente buona tecnica ed elegante fattura. Dal ventre, che ha un diametro di mm. 115, si parte l'ansa a nastro che poi si sviluppa a bastoncello, elevandosi al disopra del vaso e riscendendo poi sull'orlo di esso. La bocca lia un diametro di mm. 90. È alta mm. 120.
5. Cratere di terra rossastra, alto mm. 200. È poggiato su piede piuttosto basso, e la curva si va sviluppando gradatamente fino a raggiungere mm. 180 nella mag- giore espansione del ventre. Quivi sono imposte due anse a bastoncello con inclina- zione quasi orizzontale. Finisce con un semplice listello, alto mm. 15, che forma l'orlo dell'orifizio, il quale ha un diametro di mm. 105. Dal collo scende per due terzi sul ventre del vaso una fascia spezzata di tre linee, che s'interrompe all'im- posta delle anse e forma una specie di M d'ambo le parti.
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Un vaso simile per foggia e dimensioni, fu raccolto nella necropoli delle Ac- ciaierie, nella tomba provvisoriamente distinta colla lettera C.
6. Grande ansa verticale sormontata dal bottone completamente perforato da parte a parte. Il taglio del distacco è freschissimo, il che denota purtroppo che nella furia dello scavo fu distrutto e disperso l' interessante vaso, al quale questa singolare ansa apparteneva.
Negli scavi praticati durante l'inverno 1910 sulla necropoli delle Acciaierie, si rinvennero, per la prima volta, due vasi di questa foggia, ma assai più rozzi e più piccoli: uno d'essi fu trasportato al Museo di Villa Giulia e l'altro si conserva nella raccolta municipale.
3) Scavi nella contrada stessa per la costruzione della casa di V. Ternani.
Sempre sull'area del piano regolatore presso il lato sud del trapezio III (Not. 1907, pag. 646, fìg. 1) nello scavo per le fondazioni della casa Ternani, fu incontrato a m. 2,20 dal suolo uno scheletro deposto sulla sabbia. Aveva alla sinistra del capo un'olla d' impasto rossastro, piuttosto lina, forse non grande e certamente decorata coi cavalli come l'idria descritta al n. XI dello scavo Alterocca. Questo vaso, essendo stato incontrato prima di ogni altro indizio e inavvertito dagli scavatori, fu quasi totalmente disperso in minuti frammenti.
Il cadavere giaceva orientato da est ad ovest e aveva accanto all'omero sinistro una spada di ferro, lunga mm. 2,70, colla punta volta in basso, e sotto le ossa dei piedi, disposte con andamento parallelo e le punte in basso, si raccolsero tredici lancio, pure in ferro. La prima è lunga mm. 120, e le altre vanno gradatamente crescendo fino alla dodicesima che è lunga mm. 220; la tredicesima raggiunge addirittura la lunghezza Ai mm. 360.
Questa tomba ha riscontro quasi perfetto nell'altra da me raccolta sulla stessa plaga e descritta nelle Noi. 1907, pag. 649, fig. 3. La suppellettile raccolta fu depo- sitata nella collezione municipale.
B) Scoperte archeologiche nella necropoli delle Acciaierie.
1) Rinvenimenti fortuiti.
Dopo la esplorazione del 1905 non è stato più eseguito su quest'area alcuno scavo regolare; ma allorché, per necessità di restauri e di ampliamenti, la Direzione degli opifici ha occasione d' incontrare tombe e suppellettili sparse, ne dà cortese avviso a questo ispettorato.
Nello spazio compreso tra l'officina di rifinimento delle corazze e il padiglione del maglio, ma in prossimità di questo e precisamente accanto al gruppo delle presse, dovendosi deviare una piccola galleria sotterranea, fu incontrata una delle solite tombe.
Nomw Soavi 1914. — Voi. XI. 2
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Non possiamo dire se avesse circolo o no, perchè con altri precedenti lavori si era trasformato il suolo che la ricopriva. Lo scheletro fu trovato supino a circa m. 2 dal piano delle Acciaierie ('), orientato col rito consueto, poiché si stendeva da sud sud-ovest a nord nord-est. Alla destra del capo fu rinvenuto un vaso, del quale non mi fu dato di vedere neppure i frammenti, perchè dagli operai erano stati dispersi ; un altro risultava collocato ai piedi del morto, ma in un precedente lavoro era stato iucontrato e frantumato, lasciandone sul posto pochi resti insignificanti. È notevole il corredo dei bronzi che fu raccolto presso lo scheletro, e cioè:
Punta di lancia, presso l'omero sinistro, lunga mm. 283. Ha cannula ottagonale alla base, i cui spigoli, fin quasi alla metà dell'arma, sottilmente bulinati a mo' di cordicella, si smussano poi gradatamente, facendola terminare in forma conica. Su quattro lati dell'ottagono, al di sotto delle alette, presso il fòro di passaggio del pernio che fissava la lancia all'asta, appariscono come decorazioni, dodici cerchietti (tre per ogni faccia) a doppie linee concentriche a un punto; le due alette sono ornate ai margini da una serie di denti di lupo; riempiti da sottile tratteggiatura parallela alla linea di un luto.
Fibula ad arco semplice, a staffa inginocchiata, compiuta da scudetto a spirale. Si rinvenne al fianco destro presso la regione iliaca, ed è perfettamente identica al- l'altra descritta nelle Notizie 1907, pag. 611.
Culter coQ manico fuso terminante in due cornetti, lungo complessivamente mm. 150. È ben conservato, coperto da bella patina ; ma non vi appariscono né deco- razioni, né fòri. Era collocato accanto alla fibula, ma alquanto più in basso.
Pugnale, lungo mm. 454 ; era deposto accanto al femore destro e parallelamente ad esso: ha la foggia già nota C'), colla sola differenza che l' impugnatura ossea, di cui si riconoscono le tracce, abbracciava la -lama a forma di mezzaluna e non a doppio archetto, come si osserva negli altri esemplari.
Fodero del pugnale, come tutto l'altro corredo, pure in bronzo. Si rinvenne accanto alla lama; per la foggia e per la decorazione segue le forme già descritte ('). Era internamento munito di un sottile controfodero di legno, che al contatto dell'aria secca si aecortocciò, frantumandosi. Anche nel cono della lancia si conserva la punta del- l'asta, fortemente colorata dall'ossido del bronzo.
Le armi e il culter di questa tomba sono fra gli esemplari più grandi fino ad ora scavati in questa necropoli {*).
(') Va ricordato che il piano attuale delle Acciaierie non corrisponde più all'antico piano di campagna, essendo stato abbassato, in media, per circa m. 2. (2) Cfr. Notizie 1907, pp. 626 e 636. (») Ivi. (*} Si conservano nel Museo Nazionale di Villa Giulia.
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2) Rinvenimenti sporadici.
1. Kantharos d'impasto rossastro ingabbiato di nero, alto mm. 110, diametro alla bocca mm. 130. Il fondo lenticolare, leggermente umbilicato al centro, è sepa- rato dall'alto collo col consueto risalto decorato a colpi di stecca, convergenti al centro. Dal predetto risalto si elevano due anse a largo nastro che superano l'orlo, e si ripie- gano poi sopra di esso. Sulla metà dello spazio fra le anse, sporgono, dal ventre, due apofisi.
2. Kantharos della stessa foggia e natura del precedente, ma leggermente più grande, poiché misura in altezza mm. 130 ed ha il diametro della bocca di mm. 155. Le anse furono spezzate e perdute nello scavo.
3. Vaso dello stesso impasto dei due precedenti, alto mm. 100, col diametro alla bocca di mm. 155. All'attaccatura del collo col ventre è munito di due anse a baston- cello, alquanto schiacciate al loro nascimento, che, nella inclinazione, seguono la linea lenticolare del ventre. Fra le due anse sporgono le due consuete apotisi.
Una rottura del cordone di attacco tra il ventre e il collo dimostra quale fosse la tecnica, che si seguiva dal figulo nel congiungere le diverse parti del vaso.
4. Vaso d' impasto come i precedenti, sostenuto da alto piede cilindrico, alto mm. 143, diametro alla bocca mm. 150. Nell'attaccatura del collo col ventre sono simmetricamente disposte quattro anse a bastoncello, alquanto schiacciate, ed il cor- done di attacco è decorato dalle solite steccature convergenti al centro.
5. Tazza di bucchero sopra piede imbutiforme, alta mm. 90, diametro alla bocca mna. 130. Il corpo della tazza, alquanto svasato all'orlo, è decorato da tre solchi ese- guiti a stecca sulla creta fresca (').
Terni, Aprile 1910.
L. Lanzi.
3) Scavi governativi settembre 1909 - maggio 1911.
11 numero notevole di sepolcri venuti in luce col sorgere delle Acciaierie di Terni, coU'estendersi ed intensificarsi dei lavori, coi successivi ampliamenti dei piazzali e colle esplorazioni sistematiche quivi eseguite sotto la sorveglianza di funzionari dello
0) Nell'ottobre del 1908, visitando la località, il oh. corani. Giuseppe Bellucci s'incontrò mentre nell'officina falegnami veniva in luce un seppellimento. La Direzione delle Acciaierie, in atto di cortese omaggio verso l'illustre maestro, offri a lui la tomba ivi a caso scoperta, ed egli la esplorò, colla mia assistenza, insieme con altre due che affioravano non lungi da quel punto. Mi dispenso dal dare conto di questo trovivmento, avendolo fatto il predetto prof. Bellucci nel Bull, di paletnologia ital., anno XXXV, 1909, pp. 13 e ss.; 78 e ss.
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Stato ('), faceva pensare che sarebbero state vane, o almeno poco fruttuose ulteriori indagini archeologiche entro il recinto dello stabilimento stesso. E, del resto, anche volendo, era imbarazzante di stabilire come e dove incominciarle.
Escluse a priori le aree coperte, ingombre di macchinari in continua funzione, ed alcune di quelle scoperte attraversate in lungo ed in largo da binari ferroviari ed occupate quasi totalmente da grandi depositi di lignite, di carbone, di ghisa e di altri materiali, rimanevano qua e là soltanto delle piccole zone che attendevano anch'esse il momento di essere alla loro volta utilizzate (fig. 2).
Mercè l'azione costante ed assidua svolta dal prof. 6. A. Colini, direttore del Museo Nazionale di Villa Giulia, e il valido interessamento del compianto prof. cav. Luigi Lanzi, regio ispettore degli scavi e dei monumenti del mandamento di Terni, fu possibile di ottenere dalla Direzione delle Acciaierie il permesso d'intraprendere nuove ricerche in qualcuna di quelle zone. L'ing. couim. Amilcare Spadoni, direttore tecnico dello stabilimento, ci fu, anzi, così prodigo di facilitazioni e di aiuti, che ci corre qui l'obbligo di rendergliene grazie vivissime (').
Oltre agli scavi sistematici, condotti col più rigoroso metodo scientifico, eseguiti in quei tratti di piazzali che furono gentilmente messi a nostra disposizione (tav. I : figg. 2, 3), avemmo la fortuna di sorvegliare e completare le molteplici ed impor- tanti scoperte casuali avvenute ora qua ora là nei vaii lavori di sterro ai quali, pochi giorni dopo l'inizio dei nostri scavi, si pose mano per conto della Società delle Acciaierie.
Potemmo così assistere al grandioso scavo pel nuovo bacino di tempera delle artiglierie (tìgg. 2, 4), a quelli del grande laminatoio e dei nuovi forni, a quelli minori per gallerie del gas e per posa in opera di nuove tubature, e infine al grande allargamento e alla successiva sistemazione del piazziale orientale dello stabilimento, proprio a ridosso del colle di Penti ma, per il quale lavoro convenne in quel tratto spostare più a monte il canale di « ser Simone » (figg. 2, 5 e 6).
I risultati ottenuti furono assai importanti e superarono di gran lunga la nostra aspettazione; tanto che, non appena sarà posssibile, verranno riprese le indagini entro lo stabilimento delle Acciaierie ed iniziate altre nei terreni ad esso limitrofi, per completare alcune lacune e per accertare possibilmente l'estensione della necropoli (').
Tracce di una stazione neolitica. — Il numero dei sepolcri venuti in luce è stato di 186, alcuni dei quali con copiosa e ricca suppellettile; ma quello che co-
(') Not. d. scavi, 1886, pp. 9, 248: 1901, pag. 176: 1907, pag. 595: Bull, di paletti., ann. XXXV, pp. 13 e ss, 78 e ss.; Eroli G., Oggetti antichi scavati in Terni dal 1880 al 1885, Roma, 1886, con tavole; L. Lanzi, Ricordo di Terni, tavv. I-III; Montelius, La civilit. primitive en Italie, parto II, 2, tav. COLUI.
(*) Larghi di cortesie ci furono altresì gli ingegneri Leopoldo Fabretti e Ulderico Chiccoli, l'assistente tecnico E. Guerrini, il capo officina del gaz S. Ronchetti e il sig. E. Bianchi, addetto al gabinetto micrograflco dello stabilimento, cui dobbiamo alcune ottime fotografie riprodotte nel presente rapporto.
(•) Ritengo doveroso qui segnalare l'attiva ed intelligente opera del soprastante Natale Mala- volta, che assistè i nostri scavi, nonché quella del valente artista Odoardo Ferretti, cui si deve la maggior parte dei rilievi e dei disegni riprodotti nel presente lavoro.
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stituisce veramente il successo della nostra esplorazione e che ha una notevole impor- tanza storica e topografica per quella regione è stata la scoperta, nello strato imme- diatamente inferiore a quello dei sepolcri, di copiosi avanzi ceramici e litici pertinenti ad una popolazione piti antica che abitò la valle ternana.
L'esistenza di questi avanzi dell'industria umana ci furono rivelati dal grande cavo eseguito per la fondazione del bacino di tempera delle artiglierie, in cui la successione degli strati ci si mostrò in tutta la loro chiarezza (figg. 2, 7).
FiG. 3. — Tombe 55-59, 65, 66 nel gruppo occidentale.
I residui dei prodotti di questa civiltà primitiva si trovano compresi in quel primo strato di humus, rappresentato dalla zona inferiore nella fig. 7, che è sovrap- posto al grande sedimento alluvionale primitivo, costituito da fine sabbia giallognola e da depositi di terre calcaree, formatosi, secondo le osservazioni del chiaro geologo generale A. Verri, per le esondazioni del Nera, del Tescino e del Serra, e per preci- pitazione, là dove le acque di quei fiumi impaludavano.
Questo strato di humus, generalmente pianeggiante, ma in qualche punto leg- germente ondulato, era di uno spessore che variava da un minimo di 20 cm. iid un massimo di 90, e trovavasi a diiferente profondità dall'attuale piano del piazzale ; affiorante, o quasi, a nord-est dello stabilimento, andava gradatamente approfonden- dosi verso nord-ovest.
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FiG. 5. — Groppo C orientale dei sepolcri.
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Gli avanzi ceramici da noi raccolti in quello strato sono di due specie, d'im- pasto grezzo e fatti con argilla più depurata.
Della prima fanno parte frammenti di vasi di grandi dimensioni ed a pareti spesse.
Sono compresi nella seconda frammenti fittili appartenenti a vasi aventi pareti meno spesse e di dimensioni minori.
Fra i pezzi della prima specie sì riconoscono colli di vaso, per lo più a labbro sporgente, ora liscio, ora decorato con steccature; fondi piani o leggermente convessi nel mezzo ; grandi anse orizzontali piatte, impostate poco sotto l'orlo e decorate con le medesime steccature ricorrenti sull'orlo; altre, più piccole e lisce, angoliformi o verticali a nastro.
Tra i frammenti della seconda specie abbondano anse nastriformi, orli sporgenti, alcuni rientranti ed altri verticali.
Gli elementi decorativi di questa seconda classe consistono generalmente in cor- doni adorni di steccature, in impressioni circolari, ottenute con uno dei polpastrelli delle dita ed in sporgenze discoidali, oblunghe e coniformi.
Oltre alle decorazioni rilevate ed impresse, cui abbiamo sopra accennato, ri- corrono su altri frammenti motivi punteggiati e graffiti a fasci di linee parallele ed a triangoli, ora tratteggiati, ora reticolati, qualche volta ornanti ambo le facce del fittile (figg. 8-11) {').
Comprese nello strato di humus primitivo furono, inoltre, raccolte varie schegge informi di silice gialliccia e biancastra, rifiuti di lavoro, nonché alcuni pezzetti di legno la cui fibra somigliava a quella della quercia.
Gli avanzi fittili non presentano le tracce caratteristiche di rotolamento: gli spigoli di alcuni di essi mostrano soltanto quel leggero arrotondamento, più che altro dovuto all'azione che gli agenti atmosferici ebbero ad esercitare su quella ceramica grezza e mal cotta.
Esclusa, perciò, l' ipotesi che quel primitivo popolo avesse scelto come sede del suo abitato il sommo del colle di Pontima, come più prossimo al luogo ove avven- nero i nostri trovamenti, bisognava ricercare altrove il sito ove esso stabilì la sua dimora.
11 giorno 10 novembre 1909, alcuni operai delle Acciaierie stavano procedendo all'escavazione di una trincea per una nuova galleria di gas, ad est dell'officina per la cementazione delle corazze (tìg. 2), quando, alla profondità di poco meno di un metro dal piazzale, venne in luce, imme^i latamente al disotto ieW humus primitivo, da cui aveva origine, una grande chiazza oblunga di terra scura, tra la quale erano visibili alcuni pezzetti di carbone mescolati a cenere e ad ossicini cotti dal fuoco, evidentemente rifiuto dei pasti (fig. 6. a). Dal lato nord-est di questa chiazza si par-
(') La decorazione di questa ceramica somiglia moltissimo agli ornati di quelle rinvenute nella grotta all'Onda nelle Alpi Apuane (Lucca) (e fr. Hull. di paletnologia ita/., anno XXVI, tav. V, flg. 2; tav. VU, figg. 1» 1» ).
NonzM Soavi 1914. — Voi. XI. 3
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Fia. 6. — Arauzi di capanne neoliticbe.
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tìvano due strisce disagnalì, di color cinereo, die l'innivansi poi l'una all'altra, me- diante curva irregolare, a m. 1,10 dalla chiazza stessa.
Esplorata la grande chiazza oblunga, si vide che conteneva, fino alla intiera sua profondità (ra. 0,85 circa), cenere, carboni e frammenti di un vasellame d' impasto rosso scuro, mescolati ad altri di colore rossastro.
Eravamo alla presenza, di un focolare a pianta ellittica, con fondo concavo ed allargameuto laterale, servito probabilmente pel collocamento della legna.
FiG. 7. — Stratificazioni nel cavo per il bacino di tempera.
Estese le ricerche nelle vicinanze di questo focolare ed in una piccola zona sgombra ili materiali a nord e nord-ovest, di esso furono messi in luce complessiva- mente una quarantina di cavità a pianta circolare, tutte aventi origine dallo stesso strato di humus, ed approfondite nel sedimento alluvionale più antico.
La maggior parte di tali cavità erano focolari a pareti leggermente rastre- mate verso il fondo, il quale nella maggior parte dei casi era un po' concavo. Il dia- metro di essi variava dai 40 ai 75 cm., e la loro profondità non oltrepassava i 60 (fig. 6, b,c,f,g, da 0 a J, e da a' a s') (').
Uno solo dei focolari differiva, per forme e per dimensioni, dagli altri ; e questo era a pianta rettangolare, lungo m. 1,20, largo m. 0,42, con pareti rastremate verso il fondo (tìg. 6, q). -
(•) Il focolare t' truviisi a circa 60 ni. ad est del fe'ruppo riprodotto nella fig. 6.
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BEOIONB TI.
I focolari contenevano generalmente cenere, avanzi di carbone vegetale, ossicini calcinati dal fuoco e frammenti di rozze stoviglie. Tra questi, meritano speciale con- siderazione una fusaruola lenticolare con ornamento a linee radiali, il fondo e parte delle pareti di un vaso, munito di prese rettangolari applicate nella parte inferiore
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FlG. 8 (1 : 1).
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FiG. 9 (1:1).
del vaso stesso ed un orlo decorato con protuberanza coniforme e con alcune striature orizzontali.
Entro i focolari si raccolsero altresì informi schegge di selce, cuspidi di frecce in silice opalina (tig. 12), un raschiatoio (fig. 13), ed un frammento del taglio di una piccola ascia, levigata, di roccia verde.
Fio. 10 (1:1).
Oltre alle armi, di cui abbiamo ora accennato, alcuni focolari ci diedero anche oggetti di pietra e di osso, appartenenti all'ornamento della persona : e cioè una serie di grani per collane, e due pendagli, l'uno sferico, l'altro nella forma di un rocchetto a doppia capocchia.
Fu detto, poc'anzi, che non tutte le cavità rinvenute dovevano riferirsi a foco- lari, facilmente riconoscibili per le dimensioni e per il loro contenuto. Sette di esse, a fondo piano e pareti perfettamente cilindriche, avevano uu diametro minore di
RBOIONB VI.
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quello dei focolari (dai 22 ai 31 cm.) ed una profondità noedia di circa 50 cm. (fig. 6, (i, e, 7j, i, l, m, n).
Si trovarono riempite di terra, scevra da cenere e da qualsiasi avanzo di car- bone. Quattro cavità (tìg. ti, h, i, l, m; tìg. 14), pressoché equidistanti l'una dal- l'altra, eraoo disposte sopra un arco di cerchio il quale accennava a continuare, ma che
Fio. 11 (1:2).
non potemmo disgraziatamente seguire, causa la ristrettezza dello spazio su cui dove- vamo svolgere le nostre ricerche. E ciò fu grave danno, perchè avremmo potuto met- tere in luce tutta la serie di buchi nei quali dovettero, senza dubbio, essere infissi i pali di una di quelle capanne circolari od ellittiche che costituirono la caratteristica abitazione del periodo neolitico.
A circa 80 m. a sud-est del focolare ellittico a (il primo venuto in luce), i cavi per la nuova galleria del gaz sezionarono presso la tómba 88 (fig. 5) un importante fondo di casa, di circa 2 m. di dia- metro e del quale potei trarre l'unito schizzo, veramente istruttivo (fig. 15). Esso ci mostra le stratificazioni arenose dovute alle varie esonda- zioni fluviali che invasero quel fondo di casa e che ne determinarono man mano la colmata. A tali sedimenti arenosi si sovrapposero altrettanti straterelli di humus, i quali, dipartendosi dal più antico e contenendo tutti i medesimi avanzi organici di quest'ul- timo, debbono naturalmente essersi formati durante lo stesso periodo di civiltà.
Lo strato superiore, infatti, presenta due cavità simili a quelle precedentemente descritte, e nelle quali si riscontrarono avanzi di cenere e carbone mescolati a rozzi pezzi di stoviglie.
La stazione non sembra avere avuto una pare grande estensione, ma che occupasse soltanto un limitato tratto di terreno alla base del colle di Pentima, presso il margine, cioè, della conca ternana, dove la linea dell'antichissimo humus presentava, piii che altrove, sensibili ondulazioni.
Pio. 12 (1:1).
Fig. 13 (1:1).
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RSaiONE VI.
La stazione iri non ebbe, probabilmente, lunga durata, perchè soggetta ad inon- dazioni e ad insabbiamenti continui. È, perciò, da ritenersi che la minaccia di mag- giori disastri ne determinasse il necessario abbandono e inducesse gli abitanti a spostarsi più a monte, là dove quel perìcolo sarebbe stato detìnitivamente eliminato.
Dorè abbia seppellito quel popolo, ancora non sappiamo, che speciali indagini non 8i fecero a questo scopo : non è escluso, però, che ulteriori ed accurate ricerche, al di fuori dello Stabilimento delle Acciaierie, ci portino alla scoperta dei sepolcri che ne accolsero le spoglie.
Fie. 14. — Focolare f e buchi di pali h-m.
Necropoli delle Acciaierie. — Compresi nel sedimento alluvionale, che col vol- gere dei secoli si sovrappose alla stazione neolitica, si rinvennero i 186 sepolcri di cui si parlò al principio di questa Nota e che appartengono a tre fasi diverse della medesima civiltà.
Largamente rappresentata è la piti antica, riferentesi a quel periodo dell'età del ferro caratterizzato nell' Etruria dalle tombe a pozzo, l'uso dall'ossuario di tipo vil- lanoviano e dalla suppellettile quasi esclusivamente di bronzo.
Appartengono alla seconda soltanto pochi sepolcri, i quali ci restituirono sup- pellettili che debbono attribuirsi alla line del periodo precedente e a quello suc- cessivo.
Un ultimo gruppo, composto anch'esso di poche tombe, viene cronologicamente molto più tardi ed è rappresentato da ti buie, armi di ferro e da vasi di bucchero
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chiaro, che comunemente si riscontrano in tombe del V-IV secolo av. Cr.
Se al non indiiferente numero di sepolcri che ci è stato possibile di recuperare, sia nelle piccole zone assegnateci, sia in quelle già precedentemente esplo- rate, aggiungiamo l'ingente numero di quelli fino a quel tempo scoperti, avremo un'idea della den- sità e della grande importanza di questa necropoli.
Pare che essa dovesse occupare una grande estensione di terreno che dal piede del colle di Pentima, sulla destra del Nera, giungeva fin presso alla stazione ferroviaria, nella località di S. Pietro in Campo, ove, per la costruzione dello stabilimento Alterocca e pei successivi scavi sistematici esegui- tivi dalla Direzione del Museo di Villa Giulia, tornò recentemente in luce un cospicuo gruppo di se- polcri a fossa riferibili al VIl-VI secolo, con mate- riale identico a quello di alcuni sepolcri coevi, da noi rinvenuti alle Acciaierie (').
Dell' importante centro abitato, cui riferivansi le più antiche necropoli, non conosciamo l'ubicazione.
Era opinione comune che esso non avesse avuto sede nell'area dell'odierna Terni; e tale opinione poteva giustamente essere avvalorata dal fatto che nelle sue vicinanze abbondarono, più che altro, sco- perte di sepolcri romani ed anche di età più tarda.
Oggi, tenuto conto della distribuzione topo- grafica dei vari sepolcreti e della maggiore o minore densità loro, a me pare che si possa dedurre che il primitivo centro abitato, corrispondente alla più antica parte della necropoli, dovesse trovarsi nelle vicinanze delle Acciaierie, forse sul colle di Pentima, e che più tardi, nell' Vili VII secolo, esso per ra- gioni di difesa o per altri motivi venisse spostato più ad occidente, occupando l'area dell'attuale città, in prossimità della quale, come già dicemmo, tornò in luce l'importante gruppo di tombe che a quel tempo si riferiscono.
(•) Le notizie sulla scoperta del sepolcreto di S. Pietro in Campo, il cui materiale fu soltanto da pochi giorni tra- sportato al Museo di Villa Giulia, formeranno oggetto di una mia prossima comunicazione che farà sèguito alla pre- sente.
TBEMI
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RBOIONB VI.
Tombe del I periodo. — Tn questo periodo, rappresentato da sepolcri di forma diversa, due furono i riti adottati: quello ad incinerazione e quello ad inumazione, con grande prevalenza di quest' ultimo.
I primi sepolcri ad incinerazione si trovarono da noi in occasione dello sterro per il nuovo grande bacino di tempera delle artiglierie; gli altri, nelle immediate vicinanze, o quasi (figg. 2 B, 4).
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FiG. 16.
Erano, in tutto, 19. i quali ci offrirono le seguenti particolarità:
a) pozzetto a pianta circolare, costituito da una semplice buca nel terreno, in fondo alla quale erano stati deposti sulla nuda terra i residui del cadavere cremato, senza alcun oggetto della suppellettile funebre: il pozzetto era poi stato colmato con terra e con ciottoli di cava;
/j) pozzetto con ossuario, privo di qualsiasi protezione, contenente i resti del rogo e qualche avanzo della suppellettile funebre, colmato come il precedente
(fig. 16);
e) pozzetto con ossuario contenente i residui del cadavere cremato e qualche oggetto della suppellettile, chiuso con due lastre di pietra, di piccole proporzioni, collocate l'una sull'altra;
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d) pozzetto, pure a pianta circolare, di 50 cm. di diata., ma compreso tra due grandi lastroni infissi nel terreno per coltello l'uno dall'altro distanti m. 1,40 circa, ed il cui ossuario non conteneva alcun residuo della cremazione. Esternamente, a contatto dell'ossuario, era stato deposto un cultro;
(?) pozzetto con ossuario coperto da ciotola, contenente alcuni oggetti della suppellettile funebre insieme cogli avanzi del rogo, e con vaso di corredo collocato nel fondo del pozzetto, a fianco dell'ossuario (fig. 17);
/) pozzetto con ossuario e vaso di corredo posati su di una lastra, coperto con tumulo di ciottoli e da un grande lastrone disposto orizzontalmente sul tumulo stesso (fig. 18);
Pia. 17.
g) pozzetto con ossuario e vaso di corredo posati su lastra come il precedente, protetto superiormente con due lastre irregolari di calcare messe alla cappuccina, contrastanti fra loro ed appoggiate su ciottoli disposti in giro in fondo al pozzetto (fig. 19);
A) pozzetto a pianta ellittica, con ossuario protetto da lastre disposte oriz- zontalmente, poggianti su piìi serie di ciottoli collocati a mo' di rozza cupola intorno all'ossuario stesso. Il pozzetto eia esternamente contornato da un circolo di pietre del diametro di m. 2,85, che pare dovesse limitare l'area sepolcrale;
i) sepolcro a cremazione, avente non più la forma cilindrica propria del poz- zetto, ma quella rettangolare di una piccola fossa.
I residui della cremazione, invece di essere raccolti nell'ossuario, si trovarono ammucchiati in fondo alla fossa insieme cogli avanzi della suppellettile, e ricoperti poi da uno strato di ciottoli su cui era sovrapposta della terra con pochi sassi alla superficie.
Notih» Scati 1914 - Voi. XI. 4
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Anche questo sepolcro era attorniato da un circolo di pietre del diametro di m. 4,()0. Come variante a questo tipo di sepolcro, potremmo citare quello portante il n. 185, il quale era a semplice fossa, in fondo alla quale, in corrispondenza della testa, erano ammucchiati i residui scheletrici bruciati, protetti in giro da al- cune pietre.
Esternamente, in prossimità di tali avanzi, erano stati deposti alcuni «ghetti dell'ornamento personale, e in corrispondeza dei piedi del cadavere si trovò il solito vaso rituale.
I sepolcri ad inumazione, essendo naturalmente scavati a mag<,'iore profondità di quelli ad incinerazione, raggiunsero ed alcune voUe attraversarono il primitivo humus,
Fio. 18.
mettendo talora in evidenza, o sezionando, qualcuno dì quei focolari appni tenenti alla stazione (fig. 6, o, jo, m; fig. 20) (').
Se ne misero in luce tre grandi gruppi, quasi adiacenti l'uno all'altro e seguenti una linea che va da nord-ovest a sud-est, lunga circa 400 metri (tig 2, A,B, C). Il gruppo occidentale è stato già riprodotto nella tav. I e nella lìg. 3.
Il gruppo intermedio, più numeroso degli altri, è stato rinvenuto parte nella stessa zona di terreno esplorata dal Pasqui nel 1905, parte in continuazione di quella e fu rappresentata nella fig. 4 (').
Il gruppo orientale fu riprodotto nella fig. 5.
(') Ciò, secondo me, può spiegare il travamento di pezzi di silice nel fondo o fra la terra di riempimento di qualcuno dei sepolcri scoperti nelle Acciaierie (Notizie 1907), ed ai quali il Pasqui ed il Lanzi, cui allora era ignota l'e&istenzu, quivi, di una stazione neolitica, credettero di dovoio dare un significato religioso.
{') Le tombe esplorate dal Pasqui s<ino indicate con numeri romani del I al XVU.
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Come fu osservato spesso nei sepolcri della bassa Etruria. l'orientazione delle fosse era rituale: il defunto vi veniva deposto supino e disteso colla testa a levata di sole e coi piedi a ponente, protetto talora da una specie di vòlta a secco fatta di ciottoli che in alcuni casi era imposta soltanto intorno, e sopra al vaso di corredo, collocato comunemente ai piedi del morto. Il soprastante Natale Malavolta, che assistè inin- terrottamente le ricerche, accenna, nel suo Giornale dello scavo, anche ad alcune
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Fi.;. 19.
tracce lignee da lui riscontrate eccezionalmente in due sepolcri (il 32 e il 118); ma non si potè accertare se quei residui debbano riferirsi ad una cassa vera e propria, 0 ad altro sistema di protezione.
La forma delle fosse e la disposizione delle suppellettili funebri non differiscono, generalmente, da quelle che si erano già osservate in questa necropoli. Tuttavia, formando questa classe di sepolcri il nucleo preponderante della necropoli, che ha fornito materiale cosi importante per lo studio e pel costume di quelle antiche popola- zioni, mi è sembrato utile di accennare, sia pur brevemente, alla forma e ad alcune particolarità dei sepolcri stessi, nonché al sistema adottato per la loro colmatura :
a) fossa semplice a pianta rettangolare, qualche volta stondata nei lati brevi, il cui riempimento constava di ciottoli fluviali o di pietre di cftva non tanto grandi,
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REOIONB TI.
mescolate alla terra estratta dal cavo. Il riempimento rare yolte arrestarasi all'orlo della fossa: più frequentemente allargavasi oltre i limiti di essa, emergendo più o meno dall'antico piano di campagna (');
b) fossa ugualmente colmata, ma compresa in un recinto circolare di grossi ciottoli, i quali qualche volta, a quanto sembra, avevano l'ufiicio di limitare l'area sepolcrale (tav. I, 77; fig. 21), qualche altra quello di contenere il terrapieno o il cumulo di pietre imposto sul sepolcro, che, se non sempre, dovette spesso esistervi.
Fig. 20.
Tomba 136 col focolare u.
ma che a cagione dello sbancamento del terreno eseguito fin dalla costruzione delle Acciaierie, venne generalmente in gran parte distrutto. Lo scheletro era circondato, totalmente od in parte, da una serie di ciottoli collocati per coltello e aderenti alle pareti della fossa (*):
e) fossa anch'essa racchiusa in un circolo di pietre, però col fondo pavimen- tato di ciottoli fluviali, bene connessi fra loro, il più delle volte inclinato verso i piedi del cadavere, cioè ad ovest;
d) fossa pure compresa in un circolo di pietre, ad occidente del quale, in cor- rispondenza dell'asse della fossa, era una serie di lastroni (non meno di 3 e non più
(■) Si sono riscontrati esempi di fossa con nno, o tntti e dae i lati brevi arrotondati, ed altre a pianta trapezoidale.
(•) Nella tav. II è riprodotto uno di questi sepolcri meglio conservati.
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di 8), infissi nel terreno, distanziati l'uno dall'altro e seguenti, presso a poco, un alli- neamento est-ovest. Sono le tombe cosidette a coda (tay. 1, tombe 58, 72 e 74; fig. 4, tomba 167) (')•
Tra le tombe da noi scoperte, pertinenti sempre al gruppo più antico, due pre- sentano il tipo in cui i due riti dell' incinerazione e dell' inumazione si trovano acco- munati : la 65 e la 155. Entrambe contenevano lo scheletro di un bambino, a destra del quale, in prossimità della spalla, erano ammonticchiati i residui di un cadavere
Fig. 21. — Tomba 77 del gruppo A.
cremato; nella prima deposti sul piano della fossa, nella seconda collocati in una incavatura circolare, del diam. di 20 cm. e profonda cm. 7.
Meritano speciale considerazione, inoltre, due altri sepolcri (57 e 67), nei quali lo scheletro si trovò giacente sul fianco sinistro, e alquanto rannicchiato. La tomba 67 è rappresentata dalla fig. 22.
Una particolareggiata descrizione di ciascun sepolcro, ed un accurato studio della relativa suppellettile, costituita in grandissima parte da bronzi non ancora ripu- liti e restaurati, e che oggi riuscirebbe imperfetto, dovrà necessariamente formare oggetto di un altro lavoro, il quale, ricapitolando le numerose ed importanti scoperte che precedettero le nostre, potrebbe dare un completo quadro delle varie civiltà che si succedettero nella valle ternana.
(') I sepolcri con circolo e coda, da noi scoperti, sono tntti di guerrieri, forse capi-tribù; e ciò conferma vieppiù il risultato delle osservazioni fatte dal Pasqui (Notizie, 1907, pag. 637).
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Allo stato delle cose, mi limiterò qui a dare notizia di alcuni di quei sepolcri
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Fio. 22. — Tomba 67 con scheletro rannicchiato.
dei quali, per lo stato di conservazione dei singoli oggetti, o per altre caratteristiche speciali, a me parve opportuno di parlare in una prima notizia.
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Sepolcri a pozzo. — Tomba 24. Tn uno sterro eseguito nell' interno dell'officlDa- riparazioni, fu rinvenuto, a m. 0,no di profondità, un pozzetto a pianta circolare, del diam. di cm. 75 (fig. 4). in fondo al quale era stato deposto un ossuario alto circa mm. 330, raccolto in più frammenti, però ricomponibili. Esso ha pareti spesse, ventre allungato, collo a tronco di cono, con orlo sporgente, ed è modellato con la stessa rozzezza colla quale è modellata tutta la ceramica d'impa.sto scuro del più arcaico periodo delle tombe delle Acciaierie. La bocca dell'ossuario era protetta da una grande ciotola a largo tronco di cono con orlo rientrante, ornato di protuberanze, munita di ansa a bastoncello rotta intenzionalmente in antico.
Dentro l'ossuario, collocato orizzontalmente, sopra i resti del rogo, era stato deposto un cultro quadran- golare di lamina di rame, lungo mm. 112, la cui ansa d'arorio terminata ad anello, erari fissata mediante un incastro fatto nell'ansa stessa e da un pernotto di rame accuratamente ribadito (tìg. 23).
Mescolata tra le ossa combuste si rinvenne una piastrina a voluta, di lamina di rame, appartenente forse al disco di una fìbula, che probabilmente andò perduta o distrutta allorché fu arso il cadavere.
Esternamente e a fianco dell'ossuario, si raccolsero i frammenti di un orcinolo a largo tronco di cono.
Tomba 7. Questo pozzetto, il cui diametro era di cm. 50 e la profondità di 80, tornò in luce nel grande cavo del bacino di tempera (tig. 4).
Giaceva nel fondo di esso un ossuario fittile, rac- colto in frammenti, entro cui erano conservati i residui della cremazione : era d' impasto scuro a ventre espanso e collo a tronco di cono con labbro leggermente ro- vesciato all'esterno. Sembra fosse originariamente provvisto di due anse, l'una ver- ticale a nastro, l'altra orizzontale a bastoncello, a giudicare dagli attacchi che di esse rimangono: è alto circa mm. 300.
Copriva la bocca dell'ossuario una ciotola a tronco di cono ed orlo rientrante.
A lato del cinerario era stato collocato un vasetto di corredo ridotto in più pezzi, le di cui forme riproducevano quelle caratteristiche dell'orciolo la/iale. Insieme agli avanzi del rogo si trovarono i due seguenti oggetti :
cultro di bronzo, a contorno ovale, con incavo al vertice in alto, munito di ansa ad anello di filo di bronzo ritorto a fune, al quale aderisce, per l'ossido, una volsella in forma di ascia, lunga mm. 43 (fig. 24); la lama del cultro mostra, sopra una delle sue facce, una decorazione a cerchietti concentrici sottilissimi, eseguita al trapano: largh. mass. mm. 80;
fìbula di bronzo ad arco inginocchiato e scudetto, danneggiata dal fuoco: ha lo spillo restaurato in antico mediante una fasc^iatura di filo di rame compresso; lun- ghezza mm. 85.
Fio. 23 (2 : 3).
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Tomba 146. Si scoprì ad ovest del pozzetto precedente e non molto lontano da esso (fig. 4).
L'ossuario, deposto in terra nuda, era coperto con due lastre di pietra sovrapposte.
È modellato grossolanamente a pareti ineguali. Ha forma di cono tronco rove- sciato, restringentesi verso il fondo e tondeggiante ed espanso nella parte superiore, che si apre in nn breve labbro. L'ornato consiste in un cordone orizzontale in rilievo tirato sulla spalla: è alto mm. 260, e misura mm. 251 dì diametro alla bocca. Ha per corredo soltanto una fusaiuola biconica a superfìcie bruna, parzialmente arrossata dal fuoco.
Fio. 24 (2:3).
Tomba 120. A m. 0,60, circa, sotto il piano attuale del piazzale, tra l'ofBcina riparazioni ed i gazogeni a lignite (fig. 4), vennero in luce la sommità dei due lastroni irregolari di calcare poggianti sopra un circolo dì pietre a protezione del- l'ossuario e del vaso di corredo collocatovi a fianco (cfr. fig. 19). Entrambi si tro- varono ripieni di terra fina color marrone, filtrata attraverso le pietre e la ciotola di copertura, e soltanto in fondo al cinerario erano conservati pochi resti delle ossa bruciate.
L'ossuario era, come il solito, d' impasto scuro, a pareti spesse, con ansa verti- cale a nastro asportata in antico, e sulla spalla decoi-ato con quattro listelli verticali.
La ciotola sì trovò frammentata ed era, come tutte le altre, a largo tronco dì cono con breve orlo verticale.
Il vaso di corredo era invece intiero: aveva l'ansa verticale superiormente or- nata con due steccature e la parte più espansa del corpo adorna di tre protube- ranze.
REGIONE VI.
— 33
TERNI
Tomba 61. A in. 0,64 dall'attuale livello del piazzale delle Acciaierie apparvero ì pochi ciottoli di un circolo ciie doveva attorniare originariamente uu pozzetto cir- colare del diametro di m. 0,50 e profondo m. 1,35 (').
L'ossuario si trovò protetto sopra da una pietra fluitata, che ne copriva la bocca, e, intorno da una serie di ciottoli di cava, in numero di cinque, non aderenti 1' uno all'altro, ma distanziati tra loro di alcuni centimetri. Tutto lo spazio occupato dal- l'ossuario e dalle pietre che lo proteggevano si trovò cosparso, per uno spessore ab- bastanza considerevole, di terra nera mescolata a pezzetti di carbone e ad ossa cremate.
L'ossuario era provvisto di due anse impostate orizzontalmente sul corpo, una delle quali sembrò rotta intenzionalmente in antico.
Fio. 25 (1 : 5).
A differenza degli ossuari precedentemente descritti, questo era decorato con due protuberanze, nella massima espansione del ventre, e col motivo della linea spez- zata graflSta sul collo e sulla spalla (tig. 25).
Sepolcri a fossa. — Tomba 2. Questo sepolcro fu rinvenuto nel grande cavo per il bacino di tempera delle artiglierie, a contatto di una galleria di scolo che ne aveva sconvolto una delle estremità (tig. 4).
Il corredo funebre, meno qualche lieve spostamento, si trovò intatto al suo posto originario; e componevasi dei seguenti oggetti, così distribuiti: In vicinanza dell'omero destro:
fibula ad arco laminare di bronzo, a foglia oblunga e con staffa inginocchiata compita da scudetto, fatta di un solo pezzo, lunga mm. 113. La decorazione del- l'arco consta di una zona centrale reticolata, fiancheggiata da un motivo a denti di lupo tratteggiati, cui ne fanno riscontro altri ricorrenti lungo i margini: gli ornati
(') Questo sepolcro fa parte del gruppo più occidentale da noi scoperto (tav. I). NoTizus Scavi 1914. — Voi. XI. *
TERNI
34 —
REGIONE VI.
del disco consistono in fasci di linee sottilissime, in croci equilatere tratteggiate e in minutissime intaccature a zig-zag (lig. 26);
idem ad arco pieno, di grosso filo di bronzo, ornato di solcature normali alla sua lunghezza, interrotte da nodi e compita anch'essa da uno scudetto ellittico for- mato dalla lamina stessa ripiegata a spirale, lunga mm. 123. Sullo scudetto ricorre
FiG. 26 (I : 1).
una decorazione incisa a fasci di linee, a denti di lupo e a quadratini tratteggiati. L'ardiglione, attualmente spezzato, vi era riportato e fissato mediante un pernetto di rame;
Pio. 27 (1 : 1).
due fibule con arco di grosso filo di bronzo ritorto a fune, compite ciascuna da piccola staffa: lungh. mm. 75 e 65. Una di esse è riprodotta nella fig. 27;
coppia di fibule con l'arco di filo di bronzo ingrossato nel mezzo e decorato con fasci di linee e piccoli angoli incisi. Il loro scudetto si trovò staccalo e alquanto spostato; era adorno di croci equilatere, fasci di linee, ed intaccature a zig-zag. Presso l'omero sinistro si trovarono questi altri ornamenti :
fibula con arco serpeggiante a drago e scudetto discoidale, lunga mm. 120, senza alcun ornamento tranne pochi tratti incisi in prossimità della staffa (fig. 28);
REGIONE VI.
— 35 —
TERNI
fibula con arco, di grosso filo di bronzo ingrossato un poco nel mezzo, adorno di linee incise, e staffa inginocchiata terminata da uno scudetto discoidale. Questo ha per decorazione tre rombi tratteggiati e fasci di linee sottilissime incise al bulino: lungh. mm. 105;
fibula il di cui arco è costituito da tre tubetti degradanti, spiraliformi, fatti di filo eneo, con piccolo scudetto ornato nel mezzo con una zona tratteggiata anulare: lungh, mm. 85;
grande fibula con arco di grosso filo di bronzo (lungh. mm. 124), adorno di linee incise e nodi, compita da scudetto assai danneggiato dall'ossido, ma sul quale appariscono qua e là le tracce di una decorazione costituita dai soliti rombi tratteg-
FiG. 28 (1 : 1).
giati, da gruppi di linee incise e da intaccature a zig-zag. Lo spillo vi era riportato, e dall'arco della fibula pendono due anelli di filo di bronzo di differente diametro e spessore ;
fibula come la precedente, con disco distaccato e mancante di circa un terzo. Nelle parti non ricoperte dall'ossido si distingue un'ornamentazione di sottilissime lineette a zig-zag;
metà circa di un grande anello fuso, di bronzo, a sezione romboidale, il quale, molto probabilmente, doveva essere in origine appeso all'arco di una fibula. Sul petto si rinvennero:
quattro grani ed un ciondolo d'ambra, appartenenti ad una collana, e pochi residui di una catenella ad anelli, ammagliati, di filo di bronzo. A lato del torace si trovò:
una grossa fusaruola sferiforme, d' impasto color marrone, del diam. di mm. 35, decorata per metà con due ordini di profonde impressioni circolari. Presso la mano sinistra si raccolsero:
cinque anelli carenati fusi, di bronzo, uno dei quali a fascetta più stretta;
TERNI — 36 — REGIONE VI.
rotella di bronzo a sei raggi con appendice cilìndrica forata e applicata da nn lato in corrispondenza del suo asse: diam. mm. 32 (fìg. 29).
Dietro ai residui del cranio si trovò un gruppo di frammenti fittili d' impasto scuro, tra i quali si riconobbe un vaso a ventre ovidale, collo a tronco di cono e labbro rovesciato in fuori, munito di ansa nastriforme sagomata superiormente ed or- nato sul corpo con costolature verticali ed arcuate.
Tomba 3. Questo sepolcro si rinvenne pure nel grande cavo del bacino di tem- pera delle artiglierie (tig. 4) (') ed era costituito di una fossa, lunga m. 2,60 e
larga m. 0,65, contenente gli avanzi dello scheletro umano disteso e ricoperta con ciottoli.
Gli oggetti che componevano il corredo si trovarono distribuiti nel modo seguente:
Presso la testa a sinistra: fusajuola biconica, d' impasto bruno ed adorna con stec- FiG. 29 (1 : 1). calure verticali : altezza min. 30 ;
frammento di fibula a gancio e scudetto, col corpo co- stituito da due tubetti paralleli, formati da un filo sottile di bronzo girato a molte spire. Questo tipo di fibula è illustrato nella fig. 41 con un esemplare della tomba 75. Presso la testa a destra : scudetto per fibula, a spirale, laminato mediante la percussione; cilindretto o saltaleone di filo eneo girato a molte spire; frammenti di anelli a spirale, di vario diametro, formati con sottilissimo filo di bronzo; anello a spirale in frammenti, di maggiore diametro, composto di nastrino piano-convesso di bronzo. Gli uni e l'altro forse in origine ornavano le orecchie. Presso l'omero sinistro si trovarono: fibula ad arco ingrossato, lunga mm. 85, adorna nel corpo con solcature anulari parallele, disposte a gruppi, con spirale a doppio giro e munita di scudetto spiraliforme, laminato a percussione;
scudetto simile a quello della fibula precedente.
Sul petto : gruppo di ornamenti, composto di una catenina con anelli ammagliati a tre a tre, di un frammento di lastrina di ambra piano-convessa con due fori trasversali e di una frecciolina di selce grigia ad alette e peduncolo, col corpo ampio e corto; questa ha tracce di ossido, lasciate dal filo di bronzo col quale era forse sospesa;
fibula lunga mm. 110, a corpo ingrossato, adorno con incisioni anulari parallele e nodi, munita di gancio, di sbarretta trasversale e di grande disco laminato a per- cussione, con traccia di spirale nel mezzo.
{') Il cav. Enrico Stefani essendo dovuto partire per Creta con la Missione archeologica italiana della quale fa parte, lasciò soltanto le illustrazioni di alcuni oggetti dei sepolcri 3, 116, 118, 139, 29, 95, 75, 154, 148, 183. Siccome il materiale illustrato giova a mettere in rilievo i caratteri della necropoli e dello suppellettili, cosi ho creduto conveniente di pubblicare anche questi disegni, preparando il testo con le notizie tolte dal giornale degli scavi.
G. A. Colini.
BKGIONE VI. — 37 — TERNI
Lo scudetto è decorato con un fascio di finissime linee incise che girano intorno al margine e nel campo con quattro figure romboidali tratteggiate ed aventi punti agli spigoli, disposte simmetricamente. Una linea punteggiata ricorre intorno alla spirale a curva rientrante e sporgente.
Il disco, rotto in antico, fu restaurato con una laminetta fermata con chiodetti ribaditi, che ha lo scopo di tenere aderenti ed uniti i due margini della rottura.
Nel corpo della fibula è infilato un anello fuso, a sezione romboidale.
Fibula simile alla precedente e restaurata nello scudetto col medesimo sistema, lunga mm. 120.
Altra fibula dello stesso tipo, con l'arco adorno di finissime incisioni anulari parallele, e disco laminato che mostra nel mezzo traccia della spirale. Questo è de- corato con una linea punteggiata che corre a festone nel centro intorno alla spirale.
FiG. 30 (2 : 3).
All'altezza dell'omero destro si scoprì : fibula lunga mm. 100, simile alla procedente, con scudetto ornato nel contorno di una zona di linee tirate in giro e di unghiature. All'altezza della mano sinistra giacevano : fibula con l'arco attortigliato, spirale a due giri e staffa, lunga mm. 45 j altra serpeggiante a contorno qnadrangolaro (fig. 30), con arco rientrante e staffa: si ricavò mediante lavoro piuttosto grossolano da un tondello di bronzo: lunghezza mm. 100;
frammenti di catenina di bronzo;
tre anelli di bronzo a fascetta ;
fibula a gancio con arco ingrossato, adorno di linee incise in giro e parallele.
Presso il ginocchio sinistro si rinvenne r fibula ad arco attortigliato, con staffa e spirale a due giri.
Presso i piedi : tre fibule con arco sottile ritorto a fune e staffa semicircolare, lunghe mm. 70: due hanno la spira ad un solo giro, una con due giri;
anello ad asticella sottile, cilindrica, del diametro di mm. 50;
TERNI — 88 — REGIONE VI.
olla d'impasto a superficie bruna, col corpo ovoidale espanso e breve collo a cono tronco, contornato superiormente da ampio labbro, munita di due anse contrap- poste, l'una, orizzontale, appiattita; l'altra, verticale, a nodi, incavata al vertice: altezza mm. 240, diametro della bocca mm. 105. È decorata sulla spalla con costole verticali equidistanti;
attingitoio col corpo lenticolare, alto orlo e piccolo labbro sporgente, provveduto di ansa verticale ed adorno anch'esso di costole sulla spalla.
Tomba 130. Presso il margine settentrionale di un cavo aperto a nord-ovest del grande bacino di tempera (fig. 4), alla profondità di cm. 90, venne in luce una grande fossa a pianta rettangolare (m. 2,15 X 1,05), il cui scheletro giaceva supino colla testa ad est.
Ai lati del cranio si rinvennero i resti di due grandi orecchini di bronzo costi- tuiti da una serie degradante di elikes di filo gemino avvolto a spira con estremità ondulate, appese ad un piccolo anello di filo semplice avvolto a poche spire, che doveva essere applicato all'orecchio. In una delle spirali, probabilmente la minore dovevano essere infilati alcuni chicchi di ambra ; alle altre una ciambella della stessa materia :
tubetto di bronzo, lungo mm. 56, frammentario ad una delle estremità e dan- neggiato dall'ossido.
In corrispondenza dol collo si rinvenne un gruppo di catenelle ad anelli amma^ gliati, di bronzo.
Sul petto si trovò deposto l'importante gruppo di bronzi che segue:
tre fibule ad arco semplice, ornato di sottili linee incise, e con staffa inginoc- chiata e scudetto, la maggiore delle quali è lunga mm. 102; due di esse hanno lo scudetto ugualmente decorato a rombi, a fasci di linee ed a spina-pesce; l'altra con fasci di linee ed intaccature a zig-zag;
fibula con arco a foglia, nel mezzo decorata con una doppia linea incisa a zig- zag, e parallelamente ai margini, con gruppi di linee incise, alternate a minutissime intaccature pure a zig-zag. Sullo scudetto, oltre alla medesima decorazione ricorrente sull'arco, sono incisi denti di lupo e rombi tratteggiati parallelamente ai quattro lati lungh. mm 95 ;
coppia di grandi fibule (fig. 31), ad arco semplice decorato con profonde solcature parallele, interrotte da tre nodi: lungh. mm. 170: hanno la staffa inginocchiata, provvista, superiormente, di una lunga sbarra trasversalo convessa, rastremata ed uncinata alle due estremità, la quale è decorata con una serie di bottincini sbalzati e con una ornamentazione incisa a fasci di linee, a denti di lupo e a zig-zag. Lo scu- detto, spiraliforme, è di forma ellittica ed è rinforzato inferiormente, la dove le spire sono pili avvicinate, con una piastrina fissatavi con alcuni pernetti di rame.
Lungo i margini dello scudetto ricorrela solita decorazione, e cioè: zone di linee parallele e denti di lupo incisi e zig-zag, incussi (31 '"'').
Completano l'ornamentazione dello scudetto una greca, due quadratini, un mo- tivo a spina e linee radiali.
Nell'arco di una delle fibule è infilato un anello fuso di bronzo a sezione rom- boidale, del diam. di mm. 50.
REGIONE VI.
— 39 —
TERNI
Queste due fìbule, tirate a martello da un solo pezzo di bronzo, sono di una tecnica e di una esecuzione mirabile, e mostrano quale grado di perizia e d' inge- gnosa abilità gli artefici di quei tempi seppero raggiungere:
Fio 31 (2:3).
fibula ad arco serpeggiante, del tipo illustrato a fig. 34, di grosso filo di rame ornato di sottili tratteggi, compita da scudetto ellittico, staccato e congiunto alla staffa mediante due pernetti di rame.
Fio. Sì. bis {2: .S).
Lo scudetto è decorato, nel mezzo, con un grande meandro eseguito a triplice linea in maniera perfetta e con una finezza sorprendente, e, lungo il contorno, con fasci di linee e con motivo a onda. L'altra estremità dell'arco è inserita presso l'estremità appiattita dello spillo che termina con una capocchia schiacciata, compita da peduncolo. La fibula è lunga complessivamente mm. 176;
TERNI
— 40 —
REGIONE Vt.
sette fìbule ad arco semplice di tìlo di bronzo girato a fiioe e breve staffa; lun- ghezza mni. 55;
frammento laminare di forma ellittica, come quella dello scudetto di una fibula, la cui decorazione, eseguita a puntini, consisteva in due rozzissimi quadrupedi, forse arieti, a grandi corna arcuate, disposti su due ordini. Le quattro gambe di ciascuno, le orecchie e l'indicazione del sesso sono rappresentate con tratti graffiti; i piedi, con due puntini, ciascuno (fig. 32).
Tale oggetto poteva benissimo essere usato come pendaglio; e a sostegno di tale ipotesi concorrono due circostanze di fatto, l'esistenza di un foro presso il margine
FiQ. 32 (1 : 1).
della lamina, e l'essere questo praticato al di sopra dei quadrupedi, in corrispondenza precisa del centro del loro corpo.
Presso la mano sinistra si rinvennero:
quattro anelli fusi, di bronzo, leggermente carenati nel mezzo, due dei quali erano ancora infilati in una delle falangi della mano stessa.
Nel posto occupato dalla mano destra si trovò pure una serie di anelli: alcuni fusi come quelli rinvenuti nella mano opposta, altri di sottile filo di rame, altri in- fine spiraliformi, fatti di tìlo compresso.
Deposto ai piedi dello scheletro si trovò in frammenti il vaso fittile riprodotto nella fig. 33, decorato con impressioni di cordicella all'attaccatura del collo al corpo, e con una zona di linee spezzate, con un accenno rudimentale a greca, graffite con un pettine a grossi denti sull'omero del vaso: alt. mm. 185.
La tomba diede altresì alcune spiralette di filo eneo, dentro le quali si conser- vano ancora avanzi lignei, nonché qualche frammento laminare dì cannula cilindrica, che potrebbero benissimo appartenere al rivestimento di una conocchia.
REGIONE VI. — 41 — TERNI
Tomba 116. Questa fossa, venuta alla luce quasi ad ovest della precedente (cfr. fig. 4) e lunga m. 2,80, larga m. 1 e profonda dal piano del piazzale m. 0,90, era segnata da un cumulo di pietre che miste all'arena giungevano quasi a toccare lo scheletro. Questo, poco conservato, giaceva con la testa ad est e le braccia distese lungo i fianchi.
Gli oggetti costituenti la suppellettile si rinvennero disposti nell'ordine seguente: Presso la testa in corrispondenza dell'orecchio destro:
anello formato da tre cerchi concentrici, a diametro decrescente nel mezzo, di fili gemini di bronzo, parzialmente ritorti a fune e girati a spire: hanno l'estremità a cappio, ondulate, e portano infilato un anello di ambra.
Fio. 33 (1 : 3).
Presso la testa in corrispondenza dell'orecchio sinistro : orecchino simile, in cui è infilato un anellino di sottile filo eneo, con dischetti di ambra: da esso, a quanto pare, pendeva pure un grano di ambra a bariletto. Sotto la mandibola si scoprirono: quattro anellini di verghetta cilindrica di bronzo; due anellini di sottilissimo filo eneo.
Sul petto si trovarono: collana composta di grani di vetro turchino scuro, di rotelline di calcare bianco e di un cannello a bariletto e di anellini di ambra;
cinque fibule di varie fogge, messe in fila e avvicinate fra loro, coi ganci e gli scudetti in basso.
Da sinistra a destra si incontrarono le seguenti fibule: la prima serpeggiante, a contorno quadrangolare (fig. 34 e 34 bis), lunga mm. 197, è formata dall'arco separato dallo spillo che termina in una capocchia sferica sor- montata da piccolo disco. Il corpo, decorato con incisioni anulari, ha una delle estre-
Notizib Scavi 1914 - Voi. XI. S
TERNI
42 —
REGIONE VI-
mità infilata e feimata nello spillo sotto la capocchia e termina nell'altra, appiattita, in UR gancio.
Lo scudetto (fig. 34 bis), laminato a percussione, è fissato con chiodetti ribaditi al gancio ed alorno presso il margine con una zona di linee parallele tirate in giro e congiunte da altre spezzate, e nel campo con croci equilatere tratteggiate ed altre gammate;
Fio. 34 (1 : 2).
la seconda e la terza fibula, lunghe rispettivamente mm. 10 e 97, hanno l'arco ingrossato, adorno con linee parallele incise in giro. Gli scudetti, di lamina, presen- tano nel mezzo tracce della spirale. L'uno è ricavato dal medesimo tondello di cui è formato il corpo, l'altro, forse rotto in antico, è attaccato al gancio mediante per-
FiG. Sibis (1:2).
netti ribaditi: ambedue gli esemplari sono decorati nel contorno con una linea a zigzag punteggiata, un ornato simile ricorre intorno alla spirale nel mezzo; nel campo si osiervano rosette consistenti in un punto centrale ed unghiature intorno.
Altre due fibule, lunghe mm. 12, si rinvennero parzialmente sovrapposte ed ade- renti per l'ossido (fig. So). Sono del tipo a sanguisuga, con gli archi formati di molti dischi sottilissimi, a diametro gradualmente e simmetricamente decrescente verso le due estremità.
REGIONE VI.
— 43 —
TERNI
Sopra il gancio hanno una sbarretta trasversale: quella visibile è decorata con fasci di linee tirate iu giro a bulino, unite da tratteggi obliqui e contornato da linee a zig zag.
Lo scudetto, laminato, a spirale nel mezzo, è decorato a bulino con due croci gammate ai lati, formate da fasce a tratteggi, e nel centro con figura romboidale divisa in triangoli tratteggiati da linee che si tagliano in croce; presso il margine ricorrono fasci di linee sottilissime unite e contornate da altre spezzate.
Sulle ossa iliache si scoprirono altre tre fibule, con lo scudetto a spirale, lami- nato, rivolto verso i piedi e messe in fila da sinistra a destra nell'ordine seguente:
La prima di sottile filo di bronzo, con l'arco girato in modo da formare tre tubetti a spirali (cfr. fig. 41).
I-'iG. 35 (1 : 1).
Porta infilati tre anellini di filo eneo aderenti fra loro per l'ossido.
Altra simile col corpo formato da due tubetti: vi è infilato un canuello ottenuto da nastro di i-ame girato a spira.
Altra simile con l'arco formato da tre tubetti.
Si scoprirono infilati nelle falangi della mano sinistra :
in uno dei diti due anelli a bariletto, carenati nel mezzo e assottigliati ai mar- gini ed un anello di sottilissimo nastrino di bronzo, avvolto a molte spire e ripiegato ad occliiello nelle estremità;
in un altro dito tre anelli di bronzo a fettuccia;
in uu terzo un anello di sottile nastrino di bronzo avvolto a molte spire;
in un quarto dito un anello simile al precedente.
Lungo la tibia sinistra erano disposte, a cominciare da cm. 10 sotto il ginoc- chio, fino al malleolo:
otto fibulette con l'arco, grosso e ritorto a fune, spirale a doppio giro e staffa semicircolare: la maggiore è lunga mm. 80, la minore 60
TERNI
44
REGIONE VI.
Presso i piedi giaceva :
vaso d' impasto a superficie grigio-scura in frammenti.
Tomba 118. Questa fossa, lunga m. 3,30 e larga m. 1,40, si rinvenne a nord- est della precedente, pure in vicinanza del cavo per il grande bacino di tempera (cfr. fig. 4). Lo scheletro, poco conservato, giacente supino, con la testa poggiata sul lato destro e con le braccia disteso lungo i fianchi, era coperto da uno strato di terra nera, in mezzo al quale si osservarono evidenti le tracce del legno della cassa in cui il morto fu deposto.
Fig. 36 (1 : 1).
Gli Oggetti costituenti la suppellettile funebre si trovarono nelle seguenti po- sizioni :
Presso la mandibola : orecchino dell'orecchio sinistro, di filo di bronzo girato a molte spire, che por- tava infilato un anello di ambra in frammenti.
Presso la testa in corrispondenza dell'orecchio destro : anello simile al precedente, in frammenti.
Sul torace giacevano le seguenti fibule, con lo scudetto in basso : una con arco a foglia di limone (fig. 36), molto spessa, e rinforzata nel mezzo con costola longitudinale alquanto rilevata, ha piccoli fori lungo i margini nei quali si vedono ancora infilati alcuni anellini.
Il corpo è adorno sopra la costola con tratteggi obliqui, e nel contorno con fasci di rette unite da una linea spezzata e lungo questa zona nell'interno da una serie di piccoli denti di lupi, tratteggiati, col vertice verso la costola.
REGIONE VI.
— 45 —
TERNI
Il gancio ha una sbarretta trasversale di lamina accartocciata, decorata con fasci orizzontali di linee sottilissime, rette e spezzate, eseguite a bulino.
Termina uello scudetto alquanto ovale, laminato a percussione, con traccia di spiralo nel mezzo ed adorno nel campo con quattro rombi divisi in triangoli tratteggiati ed aventi punti al vertice e negli spigoli, disposti simmetricamente, e nel contorno con una zona composta di fasci di linee rette tramezzate da altre spezzate. Una zona simile di linee radiate ricorre intorno alla spirale.
FiG. 37 (1 : 1).
Altra fibula simile in frammenti.
Grano di collana, di ambra. Esternamente al braccio sinistro, con lo scudetto rivolto verso i piedi, s'in- contrarono :
fibula ad arco ingrossato ed adorno con incisioni anulari e parallele: è lunga mm. 100: ha la spirale a due giri e il dischetto laminato a percussione, decorato con un fascio di linee finamente incise nel contorno o di rosette nel campo, formate da un punto centrale ed unghiature intorno; una linea punteggiata corre pure nel centro presso la spirale;
altra simile. Presso le ossa iliache, a sinistra, con la staffa rivolta verso i piedi, si trovò:
grande fibula (fig. 37), munita di staffa semicircolare e di spirale ad un solo giro, avente l'arco adorno di sette gruppi di costole appaiate separati da globetti, ricavati le une e gli altri a lima dal tondello costituente la fìbula: è lunga mm. 120.
TERNI
46
REGIONE VI.
Erano infilati nello falangi della mano sinistra : tre anelli a bariletto, carenati nel mozzo e assottigliati ai margini, dieci anellini di sottile filo eneo.
Giaceva sopra la parte superiore del femore destro : fibula a corpo sottile attortigliato e spira a due giri, lunga mm. 57. Sopra il femore sinistro erano disposte in fila, dall'alto al basso :
cinque fibule di bronzo con arco un poco ingrossato e girato a fune: la maggiora è lunga mm. 63, la minore 43;
frammento di piccolissima fibula ad arco semplice sottile, ornato con linee incise in giro, parallele, tramezzate da tratteggi a spinapesce ; fibula ad arco sottile attortigliato, larga staffa semicircolare e spirale ad un solo giro, lunga mm. 78.
Presso i piedi si rinvenne: olla d'impasto, a superficie grigio-nera, col corpo espanso e colio a cono tronco, adorna sulla spalla di costolature verticali, in fram- menti.
Tomba 97. Fossa a pianta rettangolare, lunga m. 2,80, larga 0,90 e profonda, dall'at- tuale piazzale, circa 0,70, rinvenuta nell'area occupata dal nuovo bacino di tempera (cfr. fig. 4). Il sepolcro era circondato, alla super- ficie, da un circolo di grosse pietre di cava, del diametro di m. 5,00, e riempito di ciottoli fluviali più piccoli.
Lo scheletro non trovavasi in immediato contatto colle pietre del riempimento ; ma tra queste e quello era interposto uno strato di terra scura, spesso 10 cm. circa.
Esso giaceva supino, con la testa piegata verso la spalla destra, .e misurava m. 1,70 di lunghezza.
A destra del cranio era un cultro lunato di bronzo, avente sulla costola un'ap- pendice in forma di dente, e munito di un manico formato da un'asticella quadran- golare terminata ad occhiello ornato, inferiormente, con due piccole sporgenze coniche. La decorazione della lama, su ambo le facce, consiste in incisioni sottilissime rap- presentate da denti di lupo tratteggiati, ricorrenti parallelamente alla costola e lungo alcune zone oblique incise in prossimità dell'attaccatura del manico. Sul campo, da una parte e dall'altra, è rappresentata un" ascia immanicata, anch'essa decorata di sottili bulinature (fig. 38).
In prossimità del rasoio si trovò una cuspide di lancia, di bronzo, a grossa costola rilevata e cannula conica decorata alla base con una serie di linee rozzamente incise.
Fig. 38 (2 : 3).
RBGIONB VI. — 47 — TERNI
Giacente sul petto era una grande fibula serpeggiante ornata nell'arco con sottili tratteggiature, e compita da statfa inginocchiata, cui è riportato, mediante due per- uetti, lo scudetto, in cui non appariscono tracce di decorazione. Lo spillo è compito da da un bocciuolo apiciato ed è fissato all'altra estremità dell'arco mediante un'asola praticata nell'asta dello spillo stesso (cfr. fig. 34).
In prossimità del piede sinistro si raccolsero i resti di un rozzo vaso manufatto, d" impasto scuro, ridotto in minuti frammenti.
Tomba 139. Anche questa tomba si scopri sull'area occupata dal nuovo bacino odierno di tempera e consisteva in una fossa orientata da sud-est a nord-ovest e in un circolo di ciottoli fluviali, piantati nel terreno, del diametro di m. 2,40 (cfr. fig. 4).
La fossa, lunga m. 1,30, larga m. 0,75 e profonda m. 0,90 dal piano odierno del piazzale conteneva lo scheletro di una bambina, supino, con la testa a sud-est e con le braccia distese lungo i fianchi, che misurava m. 0,78 di lunghezza. Era riempita di ciottoli, pure fluviali, misti a terra scura in contatto dello scheletro e sopra coperti con arena alluvionale.
Si osservò che gli oggetti costituenti le suppellettili funebri erano disposti nel modo seguente : Sul petto:
fibula di bronzo ad arco ingrossato, adorno con linee incise anulari e parallele, disposte in gruppi simmetrici. È munita di gancio e dischetto laminato, a spirale; misura mm. 80 di lunghezza;
frammentini di pendaglietti e di grani di ambra per collana;
anellini di rame e spiraletta di sottile nastrino eneo;
valva di pettuncolo forata nell'umbone, facente in origine, probabilmente, parte della collana.
Infilato nel polso sinistro si trovò :
braccialetto di verghetta convessa di bronzo girata a molte spire, coi capi ribattuti ad occhielli, nei quali erano inseriti anellini: diametro massimo mm. 48 (cfr. fig. 39).
un braccialetto simile era pure portato nel polso sinistro. Presso il femore sinistro :
fibuletta di bronzo con arco attortigliato e spirale ad un solo giro, lunga mm. 51.
In vicinanza dei piedi giaceva:
orciuolo- d'impasto, a superficie rossiccia, col fondo a scodella, dal quale si eleva l'alto orlo conico e convesso, terminato alla bocca in breve labbro sporgente all' infuori. Ha il ventre tondeggiante, decorato con tre bugnette disposte simmetri- camente, ed è provveduto di ansa ad anello attaccata verticalmente sulla spalla.
Tomba 29. Questo sepolcro, limitato da un circolo di pietre del diametro di m. 1,70, si scopri nell'aprire un cavo per le fondazioni in muratura di una colonna di ferro che doveva reggere la tettoia dell'ofiìcina di tempera (cfr. fig. 4).
La fossa, entro la quale si era deposto il cadavere supino, misurava m. 1,70 di lunghezza, m. 0,71 di larghezza e m. 1,24 di profondità dal piano odierno del piazzale.
TERNI
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REGIONE VI.
Sotto la mandibola si rinvennero:
anellini o dischetti di calcare che facevano parte in origine delia collana. Sopra l'avambraccio destro giacevano:
fibula ad arco leggermente ingrossato, adorno con fasci di lince incise, anulari e parallele, disposte simmetricamente: ha la spirale ad un solo giro e il gancio che termina nel dischetto laminato mediante la percussione, con traccia di voluta nel mezxo: è lunga mm. 120.
Lo scudetto è ornato con una linea punteggiata e piegata a festone che ricorre irregolarmente presso il margine e si prolunga intorno alla spirale: nel campo si osservano rosette formate da un punto centrale ed unghiature in giro.
Altra simile, lunga mm. 125. Vi sono infilati una spiraletta di nastrino di bronzo e cinque anellini di filo compresso.
FiG. 39 (r:l).
Due braccialetti, del diametro di mm. 40, si rinvennero infilati l' uno sull'avam- braccio destro, l'altro in quello sinistro (tìg. 39). Sono formati con un nastro con- vesso esternamente e piano nell'interno, girato a molte spire e terminato ad am- bedue r estremità in occhielli in cui sono inseriti anellini.
Tre anellini di filo semplice di bronzo, del diametro di mm. 15, erano infilati in un dito della mano sinistra.
Sotto le vertebre giacevano molti anellini di filo eneo e saltaleoni o cilindretti formati di sottile filo girato a molte spire.
Sotto le ossa iliache si trovò una lunga catenella di anelli di bronzo ammagliati.
In prossimità dei piedi giaceva un orciuolo, alto mm. HO, d'impasto, a super- ficie grigia, arrossata parzialmente dal fuoco. Ha il corpo ampio, il collo a cono tronco e il labbro alto ed aperto ad imbuto. È munito di ansa cilindrica nella parte superiore ed espansa a nastro inferiormente ed adorno sul corpo con tre bugnette disposte simmetricamente ai due lati del manico e nella parte contrapposta al me- desimo.
Tomba 95. Si trovò ad est del gruppo li, centrale, di sepolcri (cfr. fig. 4). Consisteva in un circolo di grossi ciottoli fluviali piantati nel terreno, del diametro
REGIONE VI. — 49 — TERNI
esterno di m. 5,60, nel cenfaro del quale si apriva una fossa, lunga m. 3, larga m. 1,07, e profonda m. 0,70, orientata da sud-est a nord-ovest.
La fossa si trovò riempita con ciottoli di minori dimensioni di quelli del circolo, che formavano sopra la tomba un tumulo, quasi circolare, del diametro di m. 3,80. Lo scheletro, in cattivo stato, giaceva supino con la testa a sud-est. Gli oggetti del corredo erano distribuiti nel modo seguente:
Presso la testa, in corrispondenza dell'orecchio destro : anello di nastrino di bronzo girato a spira, con intaccature ed incisioni alle estremità per imitare il cappio e le ondulazioni degli orecchini a filo gemino di bronzo : in frammenti ;
altro simile, facente forse in origine parte del precedente.
In corrispondenza dell'orecchio sinistro giaceva : altro anello simile ai precedenti, pure in frammenti.
Sotto la mandibola : collanina composta di un grano di vetro turchino-scuro e di rotelline di ambra.
Sul petto : due fibule, aventi l'arco formato da J^^^W^ é^^^^b^^^ un robusto nastro eneo, che termina ad una ^-'^^^M^à/ "^OT |
Fio. 40 (1 : 4).
estremità in un dischetto a voluta, lami- f ,, ^'^Sì,! j;-jr3r'°''~~ ■ "" ' -f^'] nato mediante percussione, e nell'altra nella ' '"""
spirale a doppio giro e nello spillo. Lungo il corpo erano disposte in fila spiralette coniche di filo di bronzo.
Presso il fianco sinistro si trovarono :
fibuletta ad arco leggermente ingrossato nel centro e piccola staffa semicircolare, lunga mm. 52;
altre due fibulette simili e di eguale lunghezza;
fibula con l'arco staccato dallo spillo a capocchia sferica sormontata da dischetto, lunga mm. 240 (fig. 40).
Il corpo rientrante, a foglia allungata, hn due appendici in croce nel mezzo che si ripiegano nelle estremità ad occhielli, nei quali erano infilati anellini, ora man- canti in gran parte. È inserito e fissato con uno dei capi in un foro sotto la capoc- chia dello spillo e termina nell'altro capo in un gancio assottigliato a nastro me- diante la percussione, nel quale è fermato, con chiodetti ribaditi, lo scudetto laminato ed ornato nel contorno con una zona di linee tirate in giro ed unite da altre spezzate, e nel campo con due grandi croci gammate formate da zone tratteggiate.
Presso il piede sinistro giaceva:
un grande orciuolo a superficie grigio-lucida, con corpo espanso e tondeggiante, sul quale si imposta il collo, a cono tronco, basso e relativamente stretto, con ampio labbro che si apre ad imbuto. È munito di ansa verticale attaccata sulla spalla e sul ventre e sormontata da capocchia piana.
Tomba 75. Faceva parte del gruppo A, occidentale dei sepolcri (cfr. tav. 1).
NoTiznt Scavi 1914 — Voi. XL 7
TBRNI
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REGIONE VI.
La fossa, orientata da nord-est a sud-ovest, si approfondiva nell'arena alluvionale fino a toccare 1' humus e misurava m. 1,94 di lunghezza, m. 0,60 di larghezza e m. 1,39 di profondità dal piano attuale del terreno.
Lo scheletro vi era deposto supino con la testa a nord-est piegata a destra e le braccia distese lungo i fianchi: aveva m. 1,58 di lunghezza. Era ricoperto di ciottoli fluviali misti ed arena scura.
Gli oggetti costituenti la suppellettile funebre si osservarono nelle seguenti posi/ioni :
Presso la mandibola a destra :
fibuletta con l'arco di sottile filo eneo che forma due tubetti a spirale, paralleli, munita di scudetto piccolo, ridotto a lamina mediante la percussione : in frammenti. Sotto la mandibola a destra:
Fitì. 41 (1:1).
fibuletta della stessa foggia della precedente (fig. 41), col corpo formato da sette tubetti paralleli di lilo eneo girato a spira e munita di gancio e di scudetto: è lunga mm. 83.
All'altezza dell'orecchio sinistro, presso la testa, giaceva : anello di sottile nastrino eneo avvolto a molte spire.
Presso la testa, all'altezza dell'orecchio destro : anello simile al precedente.
Sulla clavicola sinistra : grossa fusaiuola biconica a superficie grigio-nera. Fra il braccio destro e lo sterno si trovarono : fibuletta, lunga mm. 120. con arco a foglia di limone e con gancio a nastro, al quale è fermato, mediante chiodetti ribaditi, lo scudetto adorno intorno al margine con un fascio di sottilissime linee tirate irregolarmente in giro ed una spezzata nel- r interno;
anellini con asta sottile di rame, ammagliati in uno solo.
Infilati in un dito della mano sinistra si scoprirono : due anelli a bariletto, carenati nel mezzo e assottigliati ai margini: hanno il diametro di mm. 19.
RBGIONE VI. — 51 — TERNI
Infilato nel dito medio della medesima mano :
anello simile e di eguale grandezza. Fra i due femori giacevano:
anello simile, avente il diametro di mm. 21 ;
tubetto conico fermato da un nastrino sottile di rame avvolto a molte spire. Presso il piede sinistro si raccolse :
un'olla d' impasto, a superfteie grigio-nera, col ventre espanso e il collo a cono tronco, terminato alla bocca in nn labbro aperto ad imbuto. Presenta sulla spalla decorazioni a rosette impresso, formate da un anello con dischetto nel mezzo, e sul corpo a protuberanze coniche, contornate superiormente da semicerchi impressi.
Tomba 154. Si scoprì quasi nel mezzo del gruppo C, orientale, dei sepolcri (cfr. fig. 5).
Alla profondità di m. 0,65 dall'attuale superfìcie del suolo vennero in luce i ciottoloni di cava, piantati nel terreno, che formavano il circolo, del diametro esterno di m. 4,40.
Nel mezzo di questo circolo e alla medesima profondità si trovò un tumulo a contorno ellissoidale, di ciottoli di cava minori per dimensioni ai precedenti, misti a pochi altri fluviali, lungo m. 2,80 e largo m. 1,50, che copriva la fossa orientata da est ad ovest, profonda m. 1,05, lunga m. 2,60 e larga m. 1,10.
Lo scheletro era deposto nel fondo della fossa, supino, con la testa ad est e le braccia distese lungo i fianchi, e misurava m. 1,63 di lunghezza.
Le pietre a contatto degli avanzi umani erano mescolate a terra scura, mentre al di sopra del tumulo e del circolo si estendeva uno strato di arena alluvionale.
Gli oggetti del corredo funebre si trovarono distribuiti nel modo seguente: Sotto la mandibola :
collana composta di numerosissimi dischetti e cilindretti di ambra di varie dimensioni, di un anellino eneo e di un grano dì pasta vitrea turchina-chiara con occhietti bianchi.
Aderente alla mandibola a sinistra, con lo scudetto presso il foro auricolare, la spirale verso la clavicola e col corpo all'esterno, si rinvenne :
fibula, lunga mm. 170: ha l'arco di filo eneo girato a spirale continua (fig. 42). Lo scudetto è adorno presso il margine da fasci di linee incise in giro, unite da altre spezzate e nel campo da una grande croce gammata.
Si trovò aderente al corpo della fibula una maglia in frammenti, formata di anellini enei, lunga mm. 165 circa.
Sotto la mandibola, a destra, giacevano :
frammenti di cerchietti ed anellini dì sottile filo eneo. Sul petto :
fibula ad arco ingrossato, adorno con incisioni anulari parallele: ha lo spirale a doppio giro e lo scudetto ricavato da un solo tondello col corpo e lo spillo. Vi sono infilati due anelli a sezione romboidale, aventi mm. 72 di diametro: è in frammenti;
altra lunga mm. 85, col corpo a foglia di limone, rinforzata nel centro da costola longitudinale e munita di gancio e dischetto. L'arco è adorno nella faccia
TERNI — 52 — REGIONE VI.
superiore con fasci di linee appaiate, longitudinali, finamente incise e congiunte da altre spezzate.
Presso il braccio sinistro si raccolse :
fusai uola a superficie nera, arrossata irregolarmente dal fuoco, adorna con molte facce longitudinali.
In vicinanza dei piedi :
vaso d' Impasto, a superficie grigio-nera, con macchie arrossate dal fuoco. Ha il corpo espanso adorno con bugnette, il collo breve a cono tronco e l'orlo ampio ed aperto.
L'ansa applicata sull'orlo e sulla spalla è larga ed a nastro nella parte infe- riore e termina in alto tondeggiante e nodosa : è in frammenti.
FiG. 42 (1 : 2).
Tomba 148. Si scoprì pure nel gruppo C, ad oriente della precedente.
Alla profondità di m. 0,25 dalla superficie attuale del suolo vennero alla luce i grandi ciottoli di cava, piantati nel terreno, che formavano un circolo del diametro di m. 7,10, in mezzo al quale e alla medesima profondità, si rinvenne un pavimento, del diametro di m. 4,30, costruito con ciottoli pure di cava, ma di minori dimen- sioni dei precedenti, messi in una sola fila.
Sotto questo pavimento e nel centro si trovò la fossa, orientata da est ad ovest, lunga m. 2,70, larga m. 1,20 e profonda m. 0,60, riempita di ciottoli e terra fino al contatto dello scheletro.
Il piano della fossa era lastricato con lastre di pietre di cava irregolari, ma ben connesse fra loro, che formavano un piano leggermente inclinato ad ovest.
Dello scheletro erano rimaste pochissime tracce, ma sufficienti per riconoscere che giaceva supino, con la testa ad est e le braccia distese lungo i fianchi : misurava m. 1,65 di lunghezza.
La suppellettile funebre era distribuita nel seguente modo : Presso il cranio a sinistra ;
piccola cuspide di lancia di bronzo, ovato-appuntita, con costola nel mezzo e cannula ottagonale: è lunga mm. 187,
RKGIONB VI. — 53 — TERNI
In vicinanza dei piedi a sinistra:
puntale conico di bronzo, rinforzato con costola in giro nella parte superiore: è lungo mm. 100.
Poco lontano dal puntale, circa 10 cm. verso lo scheletro, si rinvennero pochi frammenti della fasciatura dell'asta della liincia, ch"era di sottile filo eneo.
La distanza fra l' imboccatura del puntale e la cannula della lancia era di m. 1,90, che rappresenta probabilmente la lunghezza dell'asta di legno. Presso i piedi, a destra del puntale, giaceva :
orciuolo d'impasto, a superficie bruna, col corpo espanso, decorato con tre bu- gnette nella massima espansione, limitate superiormente da solchi arcuati impressi. Ha breve collo conico ed orlo sporgente ed è provveduto di ansa attaccata sulla spalla e sull'orlo: è in frammenti. Sul petto si rinvenne :
fibula di bronzo con arco rientrante, à stretta foglia allungata, fuso a parte dallo spillo che termina in una capocchia sferica: è munita di gancio e scudetto, questo fermato a quello con chiodetti ribaditi (cfr. fig. 34). Lungo il fianco sinistro:
pugnale di bronzo con fodero di lamina di rame, terminato nel puntale a boc- ciuolo sagomato (').
La lama, rinforzata nel mezzo con costola, ha la base espansa, i margini sottili e la punta triangolare afBlata: è adorna ai lati della costola con fasci di linee fina- mente incise che si allargano ad archi alla base presso l'impugnatura. Questa, a margini fortemente rialzati, ha forma di losanga a lati rientranti e termina nel pomo semilunare. Nel manico si notano due chiodetti o perni e due alla base della lama destinati a fissarvi il rivestimento di legno, osso od avorio. È lunga mm. 490.
Il fodero è formato da una lamina ripiegata a metà della faccia inferiore e decorata in quella superiore con lineette longitudinali rilevate, che per il cattivo stato dell'oggetto sono appena visibili.
Sotto l'impugnatura del pugnale si trovò un cultro lunato di bronzo con due fori presso la costola.
Tomba 183. È la piìi orientale del gruppo C, orientale, dei sepolcri (cfr. fig. 5).
Alla profondità di m. 0,30 dal piano attuale del terreno venne in luce il cir- colo di grossi ciottoli piantati nel suolo, avente il diametro esterno di m. 6, e suc- cessivamente si scopri nel mezzo del medesimo circolo, un tumulo a contorno ret- tangolare, composto di pietre di varie dimensioni, lungo m. 3 70 e largo m. 1,70.
La fossa, orientata da est ad ovest, aveva il fondo lastricato con pietre spu- gnose, a contorno irregolare, ma messe in modo da formare un pavimento ben con- nesso, di uno spessore che varia da cm. 9 a 12. La fossa misurava m. 2,75 di lun- ghezza, m. 1,30 di larghezza e m. 0,64 di profondità.
Lo scheletro, poco conservato, giaceva supino sul pavimento, con la testa verso est e le braccia distese lungo i fianchi, ed aveva m. 1.65 di lunghezza.
(') Cfr. Not. d. scavi, 1907, pp. 604, 625, fig. 26-28.
TERNI
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REGIONE VI.
La fossa era riempita, a contatto degli avanzi umani, con uno strato di teira spesso cm. 14, e successivamente con pietre, che nella parte superiore formavano il tumulo.
Fra la terra di riempimento si scoprirono grani di ambra per collana, di forme e dimensioni diverse, che vi si credettero posti intenzionalmente.
Gli altri oggetti che costituivano la suppellettile funebre, abbastanza numerosi e di forme non comuni, giacevano nelle seguenti posizioni: Presso l'orecchio destro: orecchino composto di tre cerchi a diametro decrescente e concentrici, ciascuno formato di un nastro eneo avvolto a spirale ed avente ai capi intaccature sui margini
ed un solco longitudinale nel mezzo per imitare gli esemplari di filo gemino dì bronzo ad estremità ondulate
Fra l'uno e l'altro cerchio pendevano anellini di ambra, ora frammentati. Il cerchio maggiore mi- sura mm. 66 di diametro, il minore mm. 40.
In vicinanza della testa, presso l'orecchio si- nistro :
orecchino simile al precedente e con anelli eguali di ambra infilati, ridotti in frammenti. Vi si conserva l'anello di doppio filo eneo sottilissimo che serviva forse per appendere l'ornamento agli orecchi. Presso la clavicola sinistra: fibula con gancio e scudetto: ha l'arco di filo eneo, che piegandosi a spirale, forma tre cilindretti, due presso il gancio di eguale lunghezza, il terzo più lungo da cui si stacca lo spillo avvolto parzialmente con nastrino di bronzo per rinforzarlo (cfr. fig. 41).
Lo scudetto si era rotto in antico e ne era rimasto un frammento, a cui, per restaurare l'oggetto, se ne attaccò uno nuovo mediante due chiodetti ribaditi. Aderente al cranio sulla sinistra si trovarono : rotelle di bronzo fuse, formate da circoli concentrici uniti da asticelle disposte in croce: hanno il diametro di mm. 45 (fig. 43). Sul petto, in prossimità della mandibola : collana di grani di ambra a bariletto, dischetti e pendagli a mandorla ed ellissoidali ;
due cerchi simili a quelli ricordati, aventi il diametro di mm. 47; due fibule di bronzo, col corpo a foglia di limone molto sottile ed adorno con linee appaiate incise nel mezzo e nel contorno; sono munite di gancio ed ampio scudetto attaccato al primo, mediante chiodetti e pernetti ribaditi. Sono lunghe mm. 125. Una ha la spirale a due giri, l'altra a tre;
due fibule, lunghe mm. 105, col corpo a foglia di salice, stretta ed allungata, sottile ai margini e con costola longitudinale nel mezzo,
Fio. 43 (1 : 1).
RKGIONK VI. — 55 — TERNI
Gli archi hanno nel contorno decorazioni ad unghiature e lungo la costola a linee spezzate.
Gli scudetti, decorati con linee finamente incise, sono attaccati ai ganci me- diante chiodetti ribaditi.
Due fibule, con arco a foglia di salice e con costola longitudinale rilevata nel mezzo, simili alle precedenti, sono munite di gancio e scudetto, con sbarretta tras- srersale di lamina accartocciata. Misurano mm. 115 di lunghezza.
La loro singolarità consiste nei piccoli fori che si osservano lungo ai margini del corpo nei quali erano inseriti anellini, ora in gran parte mancanti e nelle copiose decorazioni del medesimo, consistenti in trattini obliqui sopra la costola e in linee (inamente incise, rette e spezzate, nel contorno.
La sbarretta è pure decorata con fasci di linee incise.
Lo scudetto, laminato e spiralìforme, è adorno nel campo con croci gammate, formate da fasce limitate da rette ed unite da linee spezzate e con rombi tratteggiati, divisi in triangoli da linee che si tagliano a cioce. Nel contorno ricorre pure una zona di linee finamente incise, dritte e serpeggianti.
Altra fibula simile in frammenti.
Fibula, lunga mm. 135, ad arco ingrossato, adorno con linee anulari incise e parallele, separate nel centro e ai lati da tre nodi arrotondati. È munita del gancio, della sbarretta trasversale e dello scudetto laminato e a spirale nel mezzo.
Questo ha decorazioni nel campo di svastiche formate da fasce tratteggiate, di rombi pure tratteggiati e divisi in triangoli, e nel contorno di una larga zona di linee incise e punteggiate. Anche intorno alla spirale si osservano zone punteg- giate.
Altra fibula simile, rinforzata in antico nel mezzo con una laminetta di rame semilunare, attaccata mediante chiodetti allo scudetto medesimo e al corpo della fibula. Vi è infilato un anello fuso di bronzo a sezione romboidale, avente il diametro di mm. 60.
Fibula simile alla precedente, munita di gancio e scudetto, ma senza sbarretta, e di minori dimensioni: misura mm. 100 di lunghezza.
È notevole la decorazione dello scudetto a zone di linee incise e di triangoli impressi nel contorno e di quattro figure romboidali tratteggiate nel campo.
Altra fibula simile alla precedente.
Grande fibula con l'arco piatto rientrante, fuso a parte dallo spillo che termina in una capocchia sferica sormontata da un dischetto (cfr. fig. 34).
È munita di scudetto laminato, attaccato al gancio mediante chiodetti ribaditi, adorno nel contorno con fasci di linee incise e nel campo con svastiche semplici. Misura mm 190 di lunghezza.
Pibuletta con l'arco di filo di bronzo avvolto a tubetti, munita di scudetto laminato a spirale (cfr. tìg. 41). Portava infilati tre anelli a bariletto, convessi nel me/.zo e assottigliati ai margini, del diametro di mm. 21. In corrispondenza della pancia si trovarono:
due anelli fusi con asta a sezione romboidale : diam. mm. 55 e 58.
TERNI — 66 — REGIONE VI.
Lungo il fianco e il femore destro :
fibula con arco girato a fune, staffa ampia e semicircolare e spirale a due giri : è lunga mm. 64;
quattro fibulette ad arco semplice adorno con fasci di linee anulari e parallele, con la spirale a due giri ;
cinque fibule ad arco leggermente ingrossato, adorno con fasci di linee anulari parallele, tramezzati da tratteggi spinati ;
fuseruola sottile biconica.
Infilati in un dito della mano sinistra si trovarono:
quattro anelli a bariletto, simili a quelli ricordati: il loro diametro varia da mm. 19 a 23.
Infilati in un altro dito della medesima mano:
anellini di filo eneo avvolto a spirale, in frammenti. Presso il malleolo:
fibuletta ad arco leggermente ingrossato, adorno con fasci di linee incise, lunga mm. 58.
Presso i piedi:
vaso fittile con ansa sormontata da capocchia, in frammenti.
Sepolcri di periodi più recenti. — Appartengono a questa classe i sepolcri a fossa indicati nelle piante coi numeri 1, 26, 27, 28, (52 e 102, ed altri più tardi che illustreremo sotto. I primi quattro di questi sepolcri si trovarono aggruppati presso l'estremità orientale dello stabilimento delle Acciaierie (cfr. fig. 5), in occasione del- l'allargamento del piazzale da quella parte.
La tomba 62 si rinvenne, invece, in mezzo a quelle costituenti il gruppo occi- dentale (cfr. tav. I) ; mentre la 102, facente parte del gruppo intermedio, venne in luce tra il nuovo bacino di tempera delle artiglierie e il gazogeno a lignite (cfr. fig. 4), ed il suo scheletro sovrapponevasi in parte alle pietre del circolo di una tomba più antica, portante il n. 103.
Le tombe, che per alcune loro particolarità inerenti al rito e alla tumulazione, a me parve meritassero speciale considerazione, sono le seguenti :
Tomba 62. Era a pianta rettangolare, lunga ni. 2,80, larga m. 0,60 e profonda, dal piano del piazzale, m. 1,00. Lo scheletro vi giaceva supino e misurava m. 1,65 di lunghezza. A contatto del morto era uno spesso strato di terra (cm. 25), sopra il quale erano accatastati i soliti ciottoli, che, al di fuori della fossa, occupavano un'area rettangolare di m. 3,25 X 1,08. Sulla spalla sinistra del cadavere si trovò una grande fibula di verghetta quadrangolare di bronzo, lunga mm. 145, il cui arco è rivestito con dischi d'osso e d'ambra, separati gli uni dagli altri con sottilissime lamellette discoidali di avorio.
La staffa della fibula è lunga e accartocciata, ed è decorata, sullo spessore infe- riore, con una serie di solcature (fig. 44).
Sopra la clavicola destra si raccolse una fibuletta del tipo della precedente, lunga mm. 50, il cui disco centrale d'osso è adorno con due dischetti d'ambra inca- stonativi ai lati.
RBOIONB TI.
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TBRNI
Poco discosto dalla fibuletta conservavasi soltanto la parte superiore di un pettine triangolare in lamina di rame, decorato con una serie di forellini praticati lungo i margini della presa.
In prossimità della spalla destra si rinvennero alcuni frammenti di una cioto- letta di sottile lamina di rame, con fondo leggermente concavo ed orlo piano su cui sono due coppie di piccoli fori.
A sinistra del cranio era stato deposto un attingitoio umbilicato, d' impasto seuro, con fondo a largo tronco di cono rovescio ed orlo cilindro-concavo, munito di ansa verticale a bastoncello, biforcata inferiormente ed ornata con striature oblique imitanti una fune. Bugnette e striature arcuate e verticali ne decorano la spalla: alt. mm. 70; diam. della bocca mm. 105.
FiG. 44 (2 : 3).
Un braccialetto di verghetta cilindrica di ferro alquanto danneggiato dall'ossido e spezzato, si raccolse presso l'avambraccio destro del cadavere.
Fra il braccio sinistro ed il torace si rinvennero una fibuletta di filo di bronzo con arco a doppia spira, compita da scudetto laminare spiraliforme, ridotta in fram- menti, e tre grossi anelli cilindrici fusi, pure di bronzo, leggermente carenati nel mezzo, del diametro di mm. 26.
Presso i residui della mano sinistra erano tre anelli di ferro, del diametro in- terno di mm. 19, che dovettero costituire l'ornamento delle dita.
Accanto al femore destro si raccolse una spranghetta di ferro ingrossata alle estremità, lunga mm. 47, ed alcuni frammenti di un'asticella cilindrica, pure di ferro, ripiegata ad una estremità.
Nello spazio compreso tra i piedi del defunto e la parete occidentale della fossa, lunga m. 1,20 circa, furono deposti, distanziati l'uno dall'aire, i seguenti fittili:
a) tazza d'impasto rossiccio, posata su basso piede; ha il fondo a largo tronco di cono e l'orlo dritto, con quattro anse semianulari a bastoncello impostate obli- quamente nella massima espansione del corpo, due delle quali intenzionalmente aspor- tate in antico. È decorata, sulla spalla, con striature verticali; altezza mm. 125;
Notizh Scavi 1914 — VoU XL 8
TERNI — 58 — HEGIONB VI.
b) anforetta iimbilicata, di argilla rossastra, munita di due anse verticali a nastro ed ornata con prominenza e striatnre nella parte superiore del corpo: altezza mm. 53;
o) minutissimi frammenti di un vaso d' impasto rossiccio (forse di un' idria), ingabbiato esternamente di bianco e decorato con fasce e triangoli dipinti di co- lore rosso;
d) coperchio del vaso precedente, del medesimo impasto ed egualmente deco- rato, anch' esso in frammenti.
Questi dne ultimi oggetti posavano sopra un rialzo di circa 20 cm. dal fianco della fossa.
Tomba 26. Aveva la pianta rettangolare (m. 1,70 X 0,55) ed era profonda dal piano di campagna, m. 2,30 circa. In essa erano stati deposti supini i cadaveri di due giovani, 1' uno vicino dell'altro, misuranti ciascuno m. 1,30 di lunghezza (fig. 45).
Quello di sinistra aveva, dietro la testa, un vasetto d' impasto rossastro, raccolto in frammenti, ed ai piedi una ciotola d' impasto scuro, con due anse orizzontali a bastoncello, pure in frammenti. Aveva inoltre, alle braccia, tre anelli di bronzo : due infilati in quello destro, ed uno nel sinistro.
Lo scheletro di destra non aveva fittili. Sul petto, quasi a contatto della ma- scella inferiore, si trovò invece un amuleto discoidale di lamina di rame. Aveva, inoltre, cinque anellini di filo eneo infilati in una falange della mano destra, ed una asticella di ferro rinvenuta entro la cavità dell'anca destra
Tomba 28. Alla profondità di circa m. 2,00 dal piano di campagna venne in luce un mucchio di grandi pietre, avente la forma di un rettangolo irregolare (m. 2,50 X 1,40), alcune di un calcare verdognolo, altre di pietra spugnosa, disposte in più strati, gli inferiori dei quali di pietre piìi piccole.
La fossa misurava m. 2,00 di lunghezza, m. 0,70 di larghezza e m. 3,05 di profondità.
Tra gli avanzi del morto e l'ordine inferiore di pietre del riempimento era in- terposto un uniforme strato di sabbia gialla, tra cui erano mescolati alcuni insi- gnificanti frammenti di ceramica grezza. Sotto lo strato di sabbia gialla, altro strato di terra scura frammista a cenere, a residui di carbone e a pochi resti di ossa cal- cinate, occupante tutto il fondo della fossa per uno spessore di circa 10 cm.
Quantunque di età piìi tarda, si ripetè in questo sepolcro lo stesso rito dell'inci- nerazione del cadavere e la medesima distribuzione della suppellettile incontrata dal Pasqui nella tomba 11 del gruppo di sepolcri da lui scoperti alle Acciaierie stesse nel 1905.
Presso il lato orientale della fossa, in corrispondenza, cioè, del luogo che avrebbe occupato il cranio del cadavere se questo fosse stato inumato, si rinvenne una ciotola, su piede, rovesciata e sovrapposta in parte ad una tazza ornata di solcature e di protuberanze.
Sotto la ciotola era un braccialetto di grosso filo di bronzo a capi sovrapposti, ornato di striature, e, presso questo, un frammento laminare informe ed alcuni avanzi lignei.
REGIONE VI.
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All'altezza dell'omero destro: braccialetto di bronzo, decorato con intaccature.
Fio. 15.
In corrispondenza dell'omero sinistro, l'uno sotto l'altro: due braccialetti simili a quello precedentemente descritto.
TBRNI — 60 — REGIONE VI.
Nel punto corrispondente al petto : piccola bulla in lamina di rame, ornata di anelletti lungo i margini, ed un occhiello di filo di bronzo con estremità uncinate.
A metà circa della tomba erano aggruppati: un lebete in lamina di rame, una olla, Utt'oinochoe e due anforette.
Lateralmente al gruppo dei vasi precedenti si trovarono 11 cuspidi di lance in ferro, ed un braccialetto di bronzo.
All'estremità occidentale della fossa si raccolsero i frammenti di una grande idria a copertura rossa.
Le tombe di età più tarda, die pel materiale in esse rinvenuto possono scendere, almeno nella maggiore parte, al V-IV secolo av. Cr.. si tiovarono aggruppate, l'una vicinissima all'altra, ad oriente del capannone per la cementazione delle corazze, in occasione di un cavo per la nuova galleria del gaz (cfr. tìg. 5, tombe 35, 36, 87, 38, 39, 42). Sono tutte a fossa, di pianta rettangolare piuttosto grande: alcune orientate da nord-est a sud-ovest, altre da est ad ovest.
Lo scheletro vi era stato deposto supino, colle braccia distese lungo i tìanchi, tranne che in due casi in cui uno dei bracci del cadavere si trovò piegato sopra il basso ventre.
Fu constatato che le salme non vennero deposte sulla nuda terra, ma si ebbe cura di collocarle in cassa di legno, o di proteggerle con assi appoggiate su una o pi^i serie di ciottoli disposti intorno al cadavere. Nelle tombe 37 e 39 erano cos'i evidenti i limiti della cassa che potemmo con esattezza misurarne le dimensioni : quella della tomba 37 era lunga m. 2,35 e larga m. 0,52 ; quella della tomba 39 m. 2,05 X 0,56.
Scarso ed assai povero fu il materiale restituito da questa classe di sepolcri: qualche fibula ed alcuni anelli in tombe di donna; una lancia, una spada, o tutte e due insieme in quelle di uomo. Comune ai due sessi era il vaso accessorio, di ar- gilla grezza, o di bucchero chiaro, deposto sempre ai piedi del cadavere.
Dò qui la descrizione e il catalogo degli oggetti di tre di tali sepolcri : due di guerrieri (37 e 42), l'altro di bambino (38).
Tomba 37. Possa a pianta rettangolare, lunga m. 2,60, larga m. 1,20 e pro- fonda m. 1,32, orientata da est ad oveót e ricolmata di ciottoli fluitati, al disopra dei quali, quasi a maggior protezione del sepolcro, erano collocati quattro grandi pietre irregolari di calcare spugnoso, emergente di alcuni centimetri dall'attuale livello del piazzale (').
In fondo alla fossa si trovò adagiato, in posizione supina, lo scheletro di un adulto, lungo m. 1,70, col cranio completamente schiacciato. Lo scheletro si trovò compreso in uno strato di terriccio nero, spesso pochi cm., il quale doveva precisa mente corrispondere allo spazio occupato dalla cassa (ra. 2,35 X 0,52), entro cui, da quanto ci fu dato rilevare, furono deposti, oltre al cadavere ed agli oggetti apparte- nenti al suo abbigliamento personale, anche le armi ed il vaso di corredo.
('j Fra la terra di riempimento, a m. 0,67 sopra il piano della fossa, si rinvenne una fibula di bronzo, il cui arco, leggermente ingrógaato, ha naa decorazione a spina-pesce, esegoita al bnlino.
RBGIONB VI. — 61 TERNI
Collocata sotto l'ascella sinistra si rinvenne una cuspide di lancia di ferro, lunga cm. 37, presso la cui cannula erano ancora visibili gli avanzi lignei del- l'asta.
A lato e parallelamente alla cuspide era una spada di ferro, lunga cm. 81, a lama dritta acuminata alla punta, la quale nascondeva intieramente le ossa dell'avam- braccio e buona parte dell'omero e del femore sinistro.
Nello spazio interposto tra gli arti suddetti e la spada si notarono tracce lignee pertinenti al fodero della spada stessa, che andò distrutto.
Fra le ginocchia del cadavere si raccolsero alcuni frammenti di ferro, assai cor- rosi dall'ossido, che potrebbero appartenere ad un gancio.
Fra le tibie, un pezzo di aes-rude
Accanto al piede destro, sempre nell'area occupata dalla cassa, un'oinochoe di bucchero, a bocca trilobata ed ansa a bastoncello.
Tomba 38- Alla profondità di m. 0,60 circa dal piano del piazzale, nel medesimo spazio occupato dalla fossa ora descritta, e precisamente in corrispondenza dei piedi del cadavere, si rinvennero i soli arti inferiori di uno scheletro di bambino di tene- rissima età, adagiato alquanto obliquamente dall'alto in basso e orientato diversa- mente dall'altro cadavere.
Ai suoi piedi era una piccola olpe di bucchero greve, a ventre ovoidale, con alta ansa a bastoncello; e in prossimità del cavo articolare del femore destro un anello di grosso filo di bronzo, del diam. di mm. 25, entro cui stava un chicco di pasta vitrea turchina variegato di giallo.
Tomba 43. A. 20 cm. appena sotto il piazzale apparvero alcuni ciottoli che facevano parte del riempimento di questo sepolcro, il quale misurava m. 2,70 di lungh., m. 1,30 di largh., e m. 0,69 di profondità.
Lo scheletro vi giaceva supino, col cranio infranto, e misurava m. 1,72 di lun- ghezza.
Ai lati della fossa e a contatto col cadavere erano alcune pietre che origina- riamente dovevano limitarne lo spazio.
Come nella tomba 37, qui pure la spada di ferro si trovò sovrapposta alle ossa del braccio sinistro. La lama, però, invece di essere dritta e bitagliente, era ricurva e ad un solo taglio allargantesi verso la punta: lunghezza era. 80.
Poco discosto dall'estremità inferiore della tibia sinistra si trovò un pezzo di di aes-rude; e più in basso, vicino al piede, un'olpe di bucchero a ventre ovoidale ed ansa nastriforme, raccolta in frammenti (^).
E. Stefani.
(') Gli oggetti archeologici provenienti da questi scavi si conservano nel Museo Nazionale di Vili» Giulia e nel Museo Cìtìco di Temi.
TERNI — 62 — REGIONE VI.
C) Scoperte di anticliità presso la Cascata delle Marmore (').
A circa m 450 dalla Cascata delle Marmore, risalendo il corso del Nera, si incontra lo stabilimento per la prodiizioue del carburo di calce, clie, dal prossimo castello, prende il nome di Collestatte (fig. 46, n. 8).
Per dare nuova forza ad un altro opificio, che sorge a valle della cascata, presso Papigno, la società proprietaria deriva ora dal tìiime Nera una certa quantità di acqua, e, facendola correre in canali e gallerie fin presso Papigno, forma una caduta di m. 37. La presa è segnata in pianta col n. 9 ; la via percorsa dal canale scoperto e dalle gallerie, coi nn. 10 e 11.
Il piano dello stabilimento (n. 8) è a m. 213 s/m. Ora, nello scavo della presa (n. 9), a m. 6,30 di profondità, cioè alla quota di m. 206,70 s/m, fu incontrata una via selciata che mostrava di essere diretta verso la valle nerina superiore. Nel punto in cui venne alla luce, tal manufatto distava dall'attuale sponda del fiume circa m. 15; aveva una larghezza di m. 5, costante per circa m. 50; le pietre del ciot- tolato erano di calcare di cava, ben connesse, per quanto di forma irregolare, ed avevano in media, ai lati, dai 200 ai 200 mm.
Il ciottolato posava sopra un banco di marna; a questa succedeva la breccia; alla breccia, sabbia gialla; alla sabbia, in ammasso caotico, succedevano grossi massi erratici di quel calcare locale, detto volgarmente « pietra spugna « .
À m. 1,50 sotto al selciato, e precisamente là dove il terminare della sabbia e il cominciar della breccia pare segnino il fondo di un lago, si rinvennero i fram- menti di una tegola romana e quelli di un vaso, che è una specie di olpe, di forma ovoidale assai sviluppata, d'impasto fino rossastro, lavorata al tornio e ben cotta; era munita di una larga ansa a nastro; misura circa mm. 250 di altezza nella rot- tura del collo, e circa mm. 200 di diametro nella maggiore espansione del ventre.
Nelle stesse condizioni del vaso e della tegola furono qua e là raccolte parecchie ossa che il chiaro prof. Portis determinò di Cervus elaphus Lin., Bos taurus Lin., Equus caballus Lin., Sus scrofa Lin., Felis catus Lin.
Tra la via e il fiume doveva esistere un declivio, giacché a ra. 2,50 di profon- dità dal piano di essa, a circa la metà della distanza dal selciato alla sponda, rac- cogliemmo un anfora romana, della stessa arte dell'alpe predetta, frammentata, con- tenente non piccola quantità di ochra.
Allo sbocco del primo tratto della galleria, alle falde del monte Pennarossa, tra la via provinciale ed il fiume (fig. 46, n. 15), si raccolsero:
(') Anche questa nota era rimasta tra i materiali preparati dal compianto ispettore L. Lanzi per le comunicazioni alle Notizie.
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RBOIONE VI.
a) parecchi chiodi in ferro, probabilmente usati per ti.«8are punte di pa-
lizzate ;
b) una grossa lama di coltello in ferro, acuminata e lunga mm. 300; e) un arpione (?), forse per uso di puntone da barcaiuolo.
*
Da questo punto, in canale scoperto che s'incurva in una specie di gomito, l'acqua viene diretta contro il monte opposto, e ne percorre le viscere colla galleria n. 11 che chiameremo del Toro, per distinguerla dall'altra di Pennarossa.
FiG. 47 (3:4'.
Dopo un primo tratto di roccia calcarea compatta, gli scavatori si trovarono di fronte ad una massa di tufo e di sabbie gialle, e, giunti a m. 270 dall' imbocco (n. 12), vi rinvennero:
a) una fìbula di bronzo, di forma assai semplice, ma assai interessante, perchè è fra le più arcaiche che abbiamo raccolte nei nostri scavi. Consiste in un arco piuttosto sottile, che da una parte si ravvolge in una sola spira e sviluppa quindi l'ardiglione, mentre dall'altra, invece che con lo scudetto, termina con una staffa entro la quale l'ago si appoggia e si ferma. Questo è lungo mm. 130 e corrisponde al diametro che delimita il mezzo cerchio formato dall'arco della fibula (tìg. 47);
h) un vaso affine per la forma agli ossuari di tipo villanoviano, costituito da due coni tronchi, sovrapposti e congiunti per le rispettive basi (fig. 48). Le pareti sono di argilla impura e di tecnica assai rozza; è cotto a fuoco libero; è munito di una piccola ansa ad occhiello collocata verticalmente nella maggiore espansione del ventre; è decorato con tre apofìsi che sporgono leggermente alla stessa altezza del-
RBOIOKB yt.
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Terni
l'ansa e sono ornate superiormente da solchi poco profondi, eseguiti a stecca, di forma ogivale concentrica.
Un cerchio irregolare, eseguito pure a stecca sulla creta fresca, corre in giro al collo. L'altezza del vaso è di mm. 300 ; il diametro alla maggiore espansione del ventre può calcolarsi a mm. 280.
Questo manufatto e i frammenti degli altri, che descriverò appresso, li anno tutti i caratteri dei iìttili della civiltà del bronzo.
e) Poco discosto da questo rinvenimento, s' incontrò uno strato di cenere e vi furono trovati altri frammenti di terrecotte ed alcune scheggie di pietra focaia abbru- stolite. Fra i primi meritano speciale menzione:
1) frammento di una ciotola che doveva avere alla bocca il diametro di mm. 200, ed era munita di una grossa ansa a nastro, che, dalla congiuntura del collo col ventre, risaliva all'orlo dell'orifizio.
È formata d'impasto leggermente più puro, e lavorata con buona tecnica;
2) quattro grosse anse a bastoncello, delle quali le tre maggiori hanno circa mm. 30 di diametro ed un arco che misura all'esterno, nei punti di attacco, circa mm. 150;
3) un'ansa orizzontale, di tipo assai singolare, quasi a forma di lingua, leggermente curva, arrotondata verso la punta, nel mezzo munita di una apoM:
4) un'ansa grossa e rozza a forma di nascente corno di bue;
5) vari frammenti di grandi olle del solito impasto rozzissimo, decorate da cordoni,
in alcune lisci, in altre interrotti da rozze solcature diagonali, alcune decorate da apofisi grossolane e irregolari;
6) finalmente gli operai mi mostrarono quattro frammenti appartenenti a tre piccole ciotole, lavorate al tornio e con pareti sottili : una d' impasto rossastro piut- tosto buono; la seconda un po' più grigia; la terza d'impasto nericcio somigliante al bucchero italico, e questa doveva essere a fondo umbilicato. Io però non fui in grado di poter verificare con sicurezza se questo ultimo trovamento avvenne effetti- vamente neir interno della galleria e presso gli altri frammenti sopra descritti.
I resti della industria umana, che si raccolsero nel grembo del monte, limitati sempre a poveri frammenti di vasi, furono molti e quasi tutti compresi in una lente di detriti calcarei, con angoli leggermente arrotondati, grossi qualche centimetro, e immersi gli uni e gli altri in una malta di tufo calcareo che compenetrò questa lente di breccia la quaJe aveva uno spessore di 100 a 800 mm. ; la sua sezione si pro- lungava per circa m. 20, e il suo piano era a circa m. 2 dal piano della galleria, sul punto segnato col n. 12 nella pianta fig. 46.
Fio. 481(1
KoTizia Sci.Ti 1914 — VoL XL
9
TKRNI — 66 — RBOIONK VI.
Non mi fa dato d' incontrare altro, né prima, né poi (').
Notevole è peraltro il fatto che questo sedimento, ravvolto nelle formazioni cal- caree del Velino e chiuso nelle viscere del monte, corrisponde approssimativamente, per direzione, all'arco di un gran ponte (tìg. 46, n. 13), testé rimesso nuovamente in luce, che disterà circa m. 150 dal luogo del rinvenimento, sottostando ad esso per un'altezza di circa m. 10.
Questo rudero fu scoperto nel 1819, sommerso e ravvolto anch'esso dalle tarta- rizzazioni delle acque del Velino, dentro il fianco della montagna ; e se ne occuparono ben tosto gli eruditi allora più in voga ('). Alcuni però videro male; altri non videro affatto, ond' è che ne furono pubblicate descrizioni ed anche disegni non conformi a verità, e da ciò scaturirono i più disparati giudizi, poiché fu giudicata opera ora romana, ora umbra, ora pelasgica.
Dopo qualche anno dalla primitiva scoperta se ne perdette nuovamente ogni traccia sotto la folta e rigogliosa vegetazione che si levò ad investirlo da ogni parte; ed ora che è tornato in )uce(^), mi si consenta di pubblicarne la veduta fotografica (tìg. 49) e la descrizione esatta, non solamente perché questo vetusto monumento deve aver diretta relazione coli' archeologia e colla geologia della contrada che andiamo studiando, ma anche per rettificare alla stregua dei fatti le inesattezze che si sono accumulate su di esso, e perchè, se il fato volesse che anche questi avanzi dovessero cedere all' urto spietato dei secoli e del fiume, ne resti almeno in queste pagine un ricordo fedele.
La costruzione attualmente si eleva per circa m. 6 dalla sponda del fiume, e si estende per quasi m. 20; doveva però in origine prolungarsi di molto per attra- vessare la corrente del Nera, che peraltro doveva avere direzione alquanto diversa dalla presente, come par che accennino fors'anche i resti dell' industria umana, sca- vati quasi in questa direzione nella sovrastante montagna.
Infatti, ove bene si osservi la struttura della cortina, si rileva che a sinistra delk spettatore, a circa m. 4 dall'imposta dell'arco, si mostrano tre corsi dei grossi conci
(') Quando, dopo la compilazione di queste notizie, presso lo stabilimento di Papigno è stato acavato il canale di scarico della centrale idroelettrica, alla quota di m. 159 s. m., ossia a circa m. 18 dal piano di campagna, furono nuovamente incontrati frammenti di fittili primitivi della stessa fattura e della stessa epoca dei sopra descritti.
(") G. Martinetti, Intorno a due ponti romani antichi, Giorn. arcad., tom. X, 1821.
G. Guattani. Monum. sabini, Roma, 1828, voi. II, pag. 197; P. Castellano, Lo stato ponti- ficio, Roma, 1837.
L. Potetti, Delle genti e delle arti primitive in Italia, Dissert. alla Pontif. Accad. Rom. di archeol., tora. Vili, 1838; tom. XV, 1864.
Niebuhr, Storia romana (ediz. tedesca), IH, 187.
Abeker, Italia centrale prima del dom. rom., 184; R. Fonteanive, Guida deqli avanzi di costruzioni poligonie. Roma, 1887, pag. 83.
e) Siano grazie vivissime alla squisita cortesia della direzione degli stabilimenti del carburo ed all'ing. F. Muratorelli, non solo per la premura colla quale mi favorirono accesso, disegni e schiarimenti, e colla quale mi consentirono di asportare i frammenti fittili rinvenuti negli scavi, ma anche per aver curato la ripulitura dell'antico ponte, in modo che ora esso è visibile anche dalla via provinciale, al terminare della Selva piana, presso la villa dì Valle.
REGIONE ri.
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TBRNI
squadrati, perfettamente in appiombatura, delineando con precisione l'esistenza di nn antico spigolo; appresso a questa linea, e anche un po' al di sopra, il paramento fu rabberciato in tempo posteriore cogli stessi materiali ricollocati in disordine.
Questo fatto farebbe ritenere che a quello spigolo si appoggiasse un altro arco, 0 per lo meno si aprisse una tìnestra, come non è infrequente fra arco ed arco nei ponti romani.
Fia. 49.
La parte ancora in piedi doveva corrispondere all'arco di spalla, la cui corda è di m. 9, costituito, a contare dall'imposta, da 16 cunei, che allo spigolo dell' in- trodosso misurano in media mm. 750 e sono alti mm. 950.
Lo spessore della volta è formato da corsi alternati, or di due, or di tre di essi, e misura m- 2,50 di profondità; la cortina poggia sopra uno zoccolo formato da blocchi squadrati, alti m. 1 e larghi fino a m. 1 .25. Tutto il manufatto alla sinistra dell'arco è imposto sopra una specie di basamento, i blocchi del quale misurano m. 1 in altezza e m. 1,45 di profondità. Questa parte non è allineata perfettamente col rimanente, in uno dei parallelepipedi è stato praticato un taglio per poggiarvi una delle armille dell'arco, e sebbene i massi siano squadrati, pure v' è da dubitare che questa parte appartenga ad una costruzione più antica.
Quali relazioni di tempo abbiano fra loro la via lastricata scoperta presso lo sta- bilimento del carburo, i resti dell'industria umana del periodo] di transizione alla
GROTTAFBRRATA — 68 — RBOIONB I.
civiltà del ferro raccolti nello scavo della galleria, e le rovine del ponte, non siamo oggi in grado di potere accennare.
È certo che alla base della Cascata negli antichi tempi non fu possibile il pas- saggio come lo è oggi, dopo il moderno taglio del Pennarossa: una vìa che valicava questo monte o che girava dietro ad esso, avrà dovuto congiungere il ponte al di qua della Cascata (') colla strada selciata che correva al di là.
Su questo argomento vedremo a quali conclusioni ci condurranno le ricerche che, sotto la dotta guida dell'illustre generale Antonio Verri, abbiamo istituite, procurando che la geologia e l'archeologia si diano 1' un l'altra la mano per procedere con qualche vantaggio a traverso le tenebre che avvolgono la storia di questa regione (*).
Terni, aprile 1910.
L. Lanzi.
Regione I (LATIUM ET CAMPANIA).
LATI un.
vi IL GROTTA FERRATA — Cippo iugerale dell'acqua Giulia rinve- nuta a valle Marciana.
In territorio di Grottaferrata, nella località detta Campovecchio sotto la valle Marciana, in un terreno di proprietà dei monaci di Grottaferrata, lavorando un can- neto, a poca profondità dal piano di campagna si è rinvenuto un cippo di travertino (m. 1,4;^ X 0,42 X 0,24), il quale nel retro reca inciso il noto monogramma della Compagnia di Gesù, ciò che dimostra avere esso servito da termine della già pro- prietà della Compagnia, in Campovecchio. Sul davanti ha la seguente iscrizione:
IVL
IMPCAESAR
DIVI • F • AVGVSTVS
EXSC-
CCXXCI
P- CCXL
È un nuovo cippo iugerale della serie delimitante la zona di pubblico dominio, nella quale passava lo speco dell'a^aa Iiilia condotta a Roma nell'anno 721 sotto
(') Dalla parte d'Interamna conduceva al ponte l'attuale stradella del Toro (flg. 46. n. 5), che dal ponte in su è moderna, mentre dalla valle di Papigno al ponte è antica. Si vedono ancora 1 tagli praticati sui fianchi del monte e, verso il cominciare di essi, è scolpita una targa come se fosse stata preparata per una iscrizione che poi non vi fu incisa. Questn via doveva uscire dalla città pel ponte di Sesto Pompeo, e, per Papigno, scendere accanto al corso della Nera e del canale Cervino (flg. 46, n. 4).
(') Sotto gli auspicii del chiìio coram. A. Verri ed in collaborazione con lui, è stata infatti presentata alla Società Geologica Italiana una Nota, che verrà in luce per gli atti della società stessa, poi titolo: L'uomo preistorico nella conca di Temi.
RESIONB I. — 69 — OSTIA
l'edilità di M. Agrippa, le cui scaturigini trovansi presso il ponte degli Squarciarelli (cfr. Front.. I, 4, 9; II, 68, 76; Lanciani, Acque, pp. 83-98).
Un altro cippo simile, recante il numero ordinale CCCII, fu rinvenuto nel 1887 presso il ponte degli Squarciarelli, ove appunto trovansi le sorgenti dell'acqua (cfr. G. I. L., XIV, 4278; Notiiie, 1887, fig. 82); ed un frammento di altro cippo iuge- rale dell'acqua Giulia, con diversa dizione ma sempre del tempo di Augusto, si rinvenne non lungi dal primo, nel 1893 (cfr. Notizie, 1893, pag. 240).
Il cippo ora discoperto reca il numero ordinale CCXXCI ; ed il suo posto di origine non doveva trovarsi lungi dal sito del rinvenimento, se si tiene conto che tra esso e l'altro, rinvenuto al ponte degli Squarciarelli, trovavansi altri 21 cippi, alla costante distanza di piedi 240, pari complessivamente a m. 1500 circa.
G. Mancini.
III. OSTIA — Continuazione dello scavo sul decumano. Scoperta di nuove seholae nel portico dietro il teatro.
Allo scopo di riunire col tempio di Vulcano le ultime rovine scavate sul lato nord del decumano, per giungere dalla porta della città fino innanzi al foro con una linea continua di editici, si è proseguito lo scavo, partendo dalla via delle Pistrine, cioè dalla prima strada perpendicolare al decumano che separa la parte scavata dalla parte interrata. Avendo però la parte interrata due sole fronti libere, il decumano a sud, e la via delle Pistrine a est, occorse limitare la zona di scavo, in rap- porto ai mezzi di esaurirlo nel presente esercizio, cercando la fronte nord dalla via delle Pistrine, la fronte sud dal decumano. Mediante tasti presso l'angolo sud del- l'editìcio delle Pistrine — l'unico conosciuto in questa via — si è potuta constatare la presenza di un lastricato, posto in corrispondenza e in direzione con un tratto di strada rinvenuta sotto l'area sacra del tempio di Vulcano.
Essendo assai probabile che detta strada, dal tempio, continuasse fino alla via delle Pistrine, e offrendo essa la miglior fronte per la limitazione e per la penetra- zione sul lato nord dalla zona interrata, si è spinto lo scavo in direzione del tempio ; e il poco fino ad ora scoperto, conferma la presenza di una strada su questo lato. Contemporaneamente, nella zona interrata si è cercato di penetrare anche dal decu- mano (da sud), procedendo alla completa esplorazione degli ambienti che lo fiancheg- giano, scavati solo in minima parte. Nel sesto ambiente dal decumano, la presenza di due spallette aggiunte, la chiusura della porta ovest dell'ambiente precedente e la pavimentazione a selci poligoni, piuttosto piccoli, fanno supporre che il detto ambiente sia stato ricavato in un passaggio di circa m. 3 di larghezza, e che va in direzione sud-nord. La ipotesi è stata avvalorata dallo scavo del contiguo ambiente, una fon- tana, che può quindi credersi posta all' incontro della supposta strada col decumano. I risultati e i trovamenti dello scavo di questa zona, limitata da quattro vie ad una area di circa m. 46 X 28, sono i seguenti;
OSTIA
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REGIONE I.
Sul decumano: Gli ambieuti scavati sono taberne con muri a cortine a mattone non ricoperti, come di solito, da intonaco a coccio pisto, con pavimentazione ad opera spicata e con ampie porte prive di soglie. Le taberne d'angolo hanno porte anche sulle vie laterali. La fontana è a vasca semicircolare, con un diametro di m. 9 e una corda di 4,50, ornata all'interno da sei pilastrini in mattone equidistanti. La pavimentazione della vasca è a cocciopisto il quale riveste anche le pareti interne, su cui erano applicate lastre di marmo (ne resta solo qualcuna), rivestitura che nel fondo viene completata da una baso di marmo scorniciata. Vari blocchi di muratura furono trovati nella vasca, che si cercherà di rialzare al loro posto originario Una delle lastre di rivestimento, fatta rovesciare, ha mostrato la seguente iscrizione le cui lettere sono rimaste impresse sull'intonaco della parete (m. 1,11 X 0.38X0,045):
:^
VV A V R E S C
PviMOlNC ROBATO/
EX PROVINC MORTEM • PATR RIONI CIVITA"^ hTDAMASCEN OR DO- AVGVS
PROPTER WEMC ET PROPTER PLENAM OMNIBVS PARITER
La lastra è spezzata nella 2^ 3^ e 4** riga, di modo che non è escluso che il P della quarta riga possa riferirsi alla terza [ P (an) T O MI M O (?)] sebbene, sembri più a posto nella quarta. Nella linea abrasa leggo un T e forse un CAES.
La lastra fu messa in opera quando già era spezzata (").
Nella terza taberna, in una specie di fornetto con pareti e piano a tegolozza a secco, fu racolto: Terracotta (diam. cm. 20, alt. 10): Ciotola ad alte pareti a ver-
(') Vien fatto di ricordare a proposito di questa iscrizione il pantomimo siriaco L. Aelins Apolaustus liberto di M. Aurelio e L. Vero, nominato in parecchie iscrizioni di varie città romane (cfr. Pauly-Wissowa s. v.). A una possibile correlazione farebbe pensare oltre il nome e la natura del personaggio la parola p(ri)mo della 4* riga {pantomimo lemporis sui j^rimo (?) (cfr. C. I. L., XIV, 4254), il {decurioni della 9» riga (cfr. C /. L , XIV, 4254 [Tibur] ornamentis d-'curionatus honorato) e la menziont della città di Damasco. Essendo egli liberto di M. Aurelio e di L. Vero sarebbe possibile che portasse entrambi i prenomi di questi imperatori tanto più che in alcune iscrizioni a lui spettanti il prenome non è conservato ma soltanto supplito.
RBSIONB I.
— 71 —
OSTIA
nice rossa, forma 29 (Dechelette I, pi. I) di rozza fattura. Le zone delle pareti sono a motivi lineari, e la zona esterna del fondo, a busti di baccanti alternate con teste, barbate e incappucciate, di sileni (?), e con amorini. L'attacco della parete col fondo del vaso è riempito da testine muliebri. Rispettivamente a destra e a sinistra di uno degli amorini e di una delle baccanti sono due marche in pianta pedis : soltanto in quella posta al fondo della ciotola, nell' interno, è leggibile SEX.
Sulla via delle Pistrine il primo sterro ha dato i seguenti risultati e trovamenti : Tra costruzioni di epoca piuttosto tarda sono apparsi i primi filari di blocchi paral- lelepipedi di tufo di un muro di m. 29 in direzione verso il decumano, con divisioni laterali in tufo avanzantisi sulla strada. La considerevole estensione di queste mura e la loro posizione in questa parte monumentale della città presso il tempio ed il Foro, fanno sperare un importante monumento ; se pure la constatazione che alcuni blocchi di identico tufo sono posti a chiusura delle vicine taberne sul decumano, non attestino la sua distruzione.
In questo lato, oltre i consueti oggetti minuti e bolli di mattone, ricordo :
Bromo. Due sigilli (58 X 23) :
1)
T51ETIII a a A a q
2)
gTJJBAVM IDMIAXI
Nessuno dei due mi offre interpretazione sicura: la lettura del primo è certa.
Del secondo sono incerte la prima lettera, che potrebbe essere un segno d' in- terpunzione (palmetta o altro), e l'ultima, in cui non saprei però leggere altro che M 0 M.; la quarta lettera può leggersi E o F. La lettura della seconda linea mi sembra sicura, tranne l'ultima lettera di cui rimane solo un'asta diritta.
Continuando l'esplorazione nel portico del piazzale delle Corporazioni dietro il teatro, immediatamente dopo il mosaico delle due barche (cfr. pianta in Notizie 1913, pag. 134, fìg. 11), l'esistenza di due nuove scholae è provata da due mosaici a bianco e nero, senza figurazioni, ma con le seguenti lettere :
1) («)ODICaR1 de SVO
2)
(«)AV1VM D
Nr
Le iscrizioni che ricordano i codicarì, tranne due, si riferiscono tutte ai codi- carì di Ostia: non sorprende quindi la presenza di una loro schola qui. Meno age- vole è il rintracciare a chi si riferisca l' insegna della seconda schola. Dato il carattere di queste scholae, che non consente forse di pensare a domini navium, si è indotti a ricorrere ad operai addetti a navi. Se la lettera D sta a indicare la nota for- mola DESVO, le altre due lettere sottoposte vanno riferite ad un'altra schola unita alla precedente. Tra le corporazioni conosciute non c'è però un corpus addetto a navi.
La scoperta di queste due scholae prova che il portico s'avanza verso il Tevere, sempre occupato, nel suo primo intercolumnio che fronteggia il piazzale, dalle sedi
OSTIA — 72 — RBOIONB 1
delle Corporazioni ostiensi. Le quali però sembrano aver preso posto anche negli ambienti dell' intercolumnio postico, in età antecedente, giacché nel 2° e 3° vano, a contare dal teatro, sono venuti in luce, ad un livello di circa cm. 30 inferiore a quello dei mosaici conosciuti, i due seguenti.
Nel 2" vano (fig. 1): Mosaico a bianco e nero riquadrato da una triplice fascia nera. Nelle lettere S R, di forma perfetta, riconoscerei le iniziali degli stuppalores e dei restiones. Dovendo le figurazioni essere attinenti al loro lavoro, potrebbe pensarsi che le aste lanceolate legate a mezzo, rappresentino la materia prima per far corde; l'arnese a forma di doppio pennello potrebbe essere una lanata, l'arnese che serve ai calafati, essendo opinione del Lanciani che essi debbano riconoscersi negli stuppa- lores. Rimane inspiegabile la lunga asta rastremata a destra.
Non fa difficoltà la presenza di un'altra schola di stuppalores e restiones di Ostia e Porto nell'altro lato del portico.
Nel mosaico del vano seguente, a motivo floreale. Diana (?) regge nella destra l'asta, e nella sinistra un pugnale o un arco. Questo secondo mosaico si trova al livello delle basi di travertino su cui posano le colonne del secondo intercolumnio di dia- metro doppio di quelle del primo, e a cm. 24 dal mosaico degli stuppalores. Il livello di esso e la sua rappresentanza, che non può agevolmente riconnettersi con le scholae, conferma la supposizione che queste abbiano occupato un porticato anterior- mente costruito a scopo ornamentale.
Si prosegue nella esplorazione della doppia fila di ambienti di detto porticato di cui manca ancora il lato verso il Tevere, e la conoscenza completa del suo ufficio tettonico e decorativo e del suo adattamento a sede delle varie corporazioni ostiensi.
Prosegue anche l'esame stratigrafico dell'area dei quattro tempietti, nella quale è stata trovata la seguente iscrizione posta a tombino di una fogna (m. 71 X 67 X 0,07) :
Q^A S 1 N I O • Q_; F I L-
TROM
MARCELLO
-|l^ COS • PRAETORI • Q_- AVGVS
CVRIONI ■ SALIO • PALAT •
TRIB'MIL-LEG-m AVGVST
XVIRO PATR-COL
DECVRDECRETO f yBLICE
Si conoscono due Q. Asinii Marcelli: l'uno è ricordato insieme con C. Calpione Crispino, in una lapide in cui sono menzionati i consoli dell'a. 96, A. Calpione Cri- spino e T. Manlio Valente. L'essere essi detti consoli, e l'esser essi nominati insieme coi consoli del 96, ha fatto supporre allo Henzen {Bull. Inst. 1886, pag. 128), che Q. Asinio Marcello e C- Calpione Crispino fossero i consoli suffecti di tale anno. Un altro Q. Asinio Marcello è conosciuto su bolli di mattone dell'a. 123 : può quindi essere o il consid sujfectus del 96 o il figlio di lui. L' iscrizione ostiense ha notevole
REGIONE I.
— 78 —
OSTIA
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Notizi» Soavi 1914 — Voi. XI.
10
POMPBI — 74 — REGIONE I.
importanza, indicandoci essa la paternità e la carriera, sconosciute fin'ora, di un console, o rivelandoci fors'anco un console nuovo. Se Q. Asinio Marcello è il consul suffeclus del 96, il padre di lui, Quinto, è ignoto ; se si vuole identificare Q. Asinio Marcello con quello dei bolli del 123 (C. /. L., XV, 330), abbiamo un nuovo console figlio del console dell'a. 96. Per varie ragioni, la prima ipotesi mi sembra più pro- babile.
6. Calza.
CAMPANIA.
IV. POMPEI — Continuazione degli scavi sulla via dell' Abbondanza.
e
I» Zona — Scavo della via.
Col lavoro compiuto durante questo mese, volge quasi a termine il restauro del balcone posto al disopra dei vani nn. 3 e 4 dell'isola li (Reg. II), del quale già feci cenno, in seguito al trovamento iniziale, nel rapporto del mese scorso. Rinsal- data la muratura della facciata dell'edificio, e trovati i punti dì appoggio per disten- dere l'armatura di ferro al posto delle antiche travi di legno, si è proceduto all' iso- lamento della rimanente parte del balcone che giaceva ancora sotterra. È stato così che di seguito ai blocchi di muratura, noti il mese scorso e costituenti l'angolo occi- dentale, si sono scoperti ora quelli del fronte (dieci tutti in fila), giacenti ciascuno al posto suo, con buona parte del pavimento di cocciopesto, cosicché si ha ora tutto il materiale per la ricostruzione dì questo ampio balcone misurante m. 7,82 di lun- ghezza e m. 1,56 di sporgenza. Mentre si è provveduto e sì provvede dai restaura- tori all' importante ricomposizione, la squadra addetta allo scavo è stata adibita al taglio di una ulteriore zona di terre, procedendo sempre verso oriente ; ed essendosi il suo lavoro limitato agli strati alti, non si sono potute scoprire considerevoli parti di nuove facciate che permettano la presentazione di un nuovo rilievo planimetrico. Questo, dunque, sì rimanda alle comunicazioni prossime.
Il* Zona — Reg. I, ins. VI, n. 2.
Può servire ancora, per lo scavo di questa casa che va terminandosi, la pianta fornita nel rapporto del mese scorso. Rimane da restituire alla luce l'area del pic- colo peristilio con due ambienti sul lato orientale dello stesso. Le pareti continuano a venir fuori uniformemente rustiche, ad eccezione di quella che chiude l'estremità occidentale del portico settentrionale e che contiene un dipinto sacro.
RBOIONB I. — 76 — POMPEI
Sopra uno zoccolo nero, alto m. 0,58, nel quale sono rappresentati ciuffi di pianticelle verdi con fiori a stella bianchi e gialli, in campo bianco di m. 2,65 X 1,72 circondato di una uniforme fascia rossa, vedonsi dall'alto, da quattro chiodi, pendere tanti festoncini di color giallo e verde, alternantisi in posizione verticale ed oriz- zontale. Dal basso si elevano frutici e pianticelle su cui vedonsi due farfalle e tre uccelli volanti e un pavone stante, ed inoltre un colossale serpente giallo il quale, svolgendo le sue ampie spire, drizza la testa cristata a sinistra in direzione di una nicchia semicircolare alta m. 0,44, larga m. 0,54, aperta nella muratura, all'estre- mità sinistra della parete. In questa è ritratto di fronte un busto di Mercurio, col petaso alato in testa, il caduceo verde stretto dalla destra ma appoggiato sulla spalla sinistra, il torace difeso in parte da una clamide azzurrina annodata con bottone giallo sulla spalla destra. A completare la rappresentanza sacra, è dipinta, al disotto della nicchia, un'ara cilindrica gialla, intorno a cui si avvolge un altro serpente giallo la cui bocca lambisce un uovo deposto in un vassoio sull'ara stessa
Oggetti rinvenuti, iscrizioni.
(3 gennaio). Beg. Ili, ins. II, n. 1. Nella verticale già occupata dal legno della porta, di cui però non avanza nemmeno un tratto dell' impronta, a m. 2,60 di altezza dal marciapiede, si è raccolto un campanello di bronzo di forma cilindrica, alto m. 0,13, dal batocchio di ferro.
Reg. I, ins. VI, n, 2. Nel primo ambiente aperto sulle fauces ad oriente del tablino, fra rottami di vasellame rustico di terracotta si sono trovati una boccettina di vetro alta m. 0,08, e una borchia di osso larga m. 0,05, tornita e con foro al centro.
Reg. Ili, ins. II, n. l. Al disotto deWedictum di Cn. Alleio Nigidio Maio, tra- scritto nel rapporto del mese scorso, sono ritornati in luce parecchi programmi elet- torali, e sono i seguenti:
Nel mezzo della parete, in alto, evanido:
1. ATREBIVMAEDCT
A sin. del precedente, ed all'estremità della parete:
2. CN-HELVIVM
SABINVM./©Cf
mentre a d., ed all'altra estremità:
3- AVDIVM-BASSVM^^
Al disotto del progr. 2, a d., un avanzo più antico:
5. HOLCONlVMP(mcMw) . , . , AED C/
POMPEI — 76 — RKOIONB L
Sullo zoccolo nero, sovra appositi tratti dealbati, si allineano, da sin. a d., questi altri :
6. L • POPIDIVM • SECVNDVM • F
AED-VB'OV-F • TREBI • VALENS • DORMIS
e poi un programma di A. Suettio Vero, nominato con le iniziali:
7. A-S-VAD-R-PC/"
il quale nasconde la parte superiore di quest'altro più antico, non tanto però da non lasciarlo leggere completamente:
8. CAECILIVMn viR
TREBIVS- SODA -F AC IT TREBIVS- ROG
Un altro tenue avanzo, le cui lettere traspariscono attraverso quelle del progr. (i, è il seguente:
9. POPIDIVM
mentre, sulla mano di calce su cui fu steso quello stesso programma, si leggono graffite le lettere :
10. VHS
Segue, ancora più a d., in colore nero, l'altro programma:
11. POPIDIVM • L F AMPLI ATVM/0 VALENSFACET-ILLETE-FECIT-INFAN
e chiude la serie quest'ultimo:
12. TREBISVRGEFAC AEDLOLLIVMFVSCVM ADVLESCENTEMPROBVM
Osservazioni. Col programma 3 ci troviamo in presenza della terza testi- monianza epigrafica della candidatura, per il passato sconosciuta, di Cn. Audio Basso (efr. Notizie, 1912, pag. 135, n. 1; e 1913, pag. 58, n. 6) : un. C. Numitorio Audio Basso, poi, ricorre nelle Tab. ceratae, XXII e GLI. Il programma I si aggiunge a quelli, già numerosi, attestanti la candidatura di A. Trebio Valente (cfr. C. I. L., IV, indices, pag. 772, colonne 1* e 2*, senza contare gli altri titoli sopravvenuti). I progr. (), 8, 11 e 12 alludono concordemente al medesimo A. Trebio Valente, e con i loro caratteristici appelli ce ne indicano prossima l'abitazione, proprio quella che si apre al n. 1 di quest'isola.
Alla line del progr. 11 è da leggersi: Infar^tio scri'psiQ; cfr. C. I. Z., IV, 120, 709, 785 a, 789, 230 e 984.
RBOIONK I. — 77 — POMPEI
(9 genoaio). Reg. I, ins. IV, n. 2. Nel grande ambiente ad oriente del tablino si sono raccolte due monete di bronzo, un asse repubblicano luna e un medio bronzo imperiale l'altra, in tale stato di conservazione da esserne impossibile l' identifica- zione. Ivi stesso, presso il vano che dà sulle fauces, un corrente di serratura lungo metri 0,10 e un guardaspigoli lungo m. 0,09 a tre lati, da connettere con Vante- pagmeatum.
(14 id). Rag. I, ins. VII, n. l. In una commessura fra due selci della via di fronte al detto vano d' ingresno, si è trovata una ocherella di bronzo lunga m. 0,035, servita di decorazione ad un altro oggetto a cui era saldata.
(15 id.). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'ambiente posto all'angolo nord-est del pe- ristilio, sono stati raccolti, a m. 2 circa di altezza, gli avanzi metallici di un cas- settino di legno {loculus) a sezione quadrata, di m. 0,025 di lato : v' è lo scudetto anteriore ed il telaino di bronzo su cui lo scudetto batteva, ed inoltre un ornato a pelta incastrato forse all'altro capo del cassettino. Poco discosto, un ornato a pen- daglio semilunato, di m. 0,039 di diametro, e una bulla cilindrica (diam. m. 0,018) ed una quadrata (m. 0,02 di lato) forellate entrambe tanto nei lati quanto nelle facce e originariamente saldate insieme per il dorso.
Beg. IX, ins. XIII. Sul marciapiede, pel dilavamento del suolo, conseguente alle continue piogge, si è trovato un medio bronzo, tutto coperto di concrezioni.
(17 id.). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'ambiente già indicato, all'angolo nord-est del peristilio, a m. 1 di altezza, sono state rinvenute una cerniera di bronzo ad alette rettangolari lunghe m. 0,07 e m. 0,09, e una tazza aretina emisferica, larga m. 0,095, con marca nel fondo, in pianta pedis, illegibile.
Nell'ambiente grande, ad oriente del tablino, si è contemporaneamente rinvenuta un'anfora di terracotta a piede piano, alta m. 0,44, sul cui collo, in punti opposti, leggonsi queste due iscrizioni di colore nero:
^A/lAv
(cfr. C. I. L.. IV, 6152). Il nome dello stesso produttore di vini. M. Au.... Me
oltre che nel nostro citato, sembra ricorrere anche negli altri C. I. L., IV, 6080, 6081 e 6082. Per le note numeriche, confronta Dressel, Bull. Comm. com., 1879, pagg. 149 sgg.
(19 id.). Reg. I, ins. VI, n 2. Ambiente all'angolo nord est del peristilio, poco oltre del posto nel quale .si raccolsero gli oggetti descritti il giorno 17, ancora: una lucerna di terracotta rossiccia, monolychne, lunga m. 0,092, e una lucerna di bronzo a corpo circolare e rostro allungato, lunga m. 0,092, e una lucerna di bronzo a corpo circolare e rostro allungato, lunga m. 0,097. Intorno al corpo medio di quest'ultima, sporgono tre orecchiette forate, nelle quali mettono capo altrettante catenelle raggiun-
POMPBI — 78 — REGIONE I.
genti in alto un unico cerchietto da cni partiva la catenella nuica atta ad appen- dersi. Presso la lucerna descritta, uno smoccolatoio lungo m. 0,08, consistente in un manico rastremato di cucchiaino.
(22 gennaio). Rag. II, ins. IL Sul pavimento del balcone sovrapposto ai vani nn. 3 e 4 estremità occidentale, si è rinvenuta una bacinella di marmo bianco ad orlo piano e cavità poco profonda, larga m, 0,20. Si dispongono in croce, a lato dell'orlo, tre ansette a dado e un versatolo a rostro allungato, nel quale l'acqua di rifiuto, allorché il colore stemperato si era adagiato sul fondo, passava attraverso un apposito foro che interrompe la parete del vaso. Il pistello adibito a polverizzare il colore, è alto m. 0,08 e della solita forma del pollice umano piegato alla giuntura. L'ultimo colore macinato e stemperato nella bacinella fu nero (ne avanza sul fondo una considere- vole quantità), ed è da notarsi che lo zoccolo del balcone, dal lato interno, è appunto tinto in nero.
(24 id.). Reg. I. ins. VI, n. 2. Nell'ambiente all'angolo nord-est del peristilio, e nella sua metà anteriore, fra il pavimento e i m. 0,40 di altezza, si sono oggi raccolti molti oggetti. — Bromo. Una grande pelvi in frammenti, di circa m. 0,38 di diametro : ne sono distaccati il piede circolare a coppa rovescia e le anse a ponte desinenti in dischi ; una situla ovoidale alta m. 0.22 con maniglia a ponte, dì ferro, articolata sull'orlo ; un caldariùm a cono tronco con fondo a calotta e orlo slargato in fuori, alto m. 0,14; una casseruola, conservante lievi tracce di argentatura, alta m. 0,09, larga m. 0 15, con manico nastriforme desinente in foro circolare; un'oino- choe panciuta, alta m. 0,12, ornata di un bel giro di ovoletti intorno al labbro cir- colare e con ansa desinente in su in dito umano e. in giìi, in fogliolina cuoriforme; dello stesso stile, perchè anch'essa ornata di ovoletti intorno all'orlo, è una patera di m. 0,23 di diametro, munita di manico a verga circolare, desinente nella consueta testa di ariete. Un vero pregio artistico è conferito alla descritta patera da un disco figurato, a sbalzo, di m. 0,07 di diametro, che ne occupa il centro del fondo. È in esso rappresentato, seduto a sinistra sopra una rupe. Ganimede, le cui snelle forme non altro copre all' infuori di un manto posato sulla rupe stessa e passato sulla gamba sinistra, nell'atto che porge con la sinistra una coppa ad una maestosa aquila (Giove), la quale, stringendo con la zampa sinistra la coppa, tuffa nella stessa il suo robusto rostro per suggerne il contenuto, mentre che, per reggersi in equilibrio, dispiega a metà le ali ('). Una lucerna monolychne a corpo circolare e ansetta ad anello sulla quale si stende una foglia cuoriforme, lunga m. 0,135: v'è il turacciolo sul disco, ma mancano le catenelle per la sospensione. Quali resti di mobili di legno che potevano in parte o in tutto contenere la descritta suppellettile e l'altra che segue, si sono raccolti questi avanzi di serrature: uno scudo di serratura, di m. 0,09X0,08; una borchia semplicemente ombelicata, larga m. 0,06, con relativo anello striato; un incastro asolato da chiusura verticale, lungo m. 0,067; un cer- chietto largo m. 0,03, e due bottoncini a piede allungato desinente in anello. Monete :
(') Per una rappresentanza affatto identica, vedi Schliemann. ///o», pag. 719, moneta di Com- modo, n. 1509.
REGIONE 1. — 79 — POMPEI
due medii bronzi, dei quali uno di Tito Cesare (Cohen, n. 387) e uno d' impossibile identilìcazione, e due grandi bronzi di Vespasiano, l'uno comune (Cohen, n. 332) e l'altro pregevolissimo e per il tipo del rovescio {Roma resurges) e per il perfetto stato di conservazione (Cohen, 424, prezzo L. 100). — - Piombo. Un peso a tronco di piramide a basi ellittiche, lungo m. 0,108, sulla cui superficie superiore, sotto la ansetta di ferro a ponte, leggesi incisa la notazione V (iibrae); un altro peso simile, lungo m. 0,06, e con la notazione incisa I ; un terzo, emiglobulare, largo m. 0,05, senza notazione e sen'ansa. — Velro. Una bottiglia a corpo conico e lungo collo, alta m. 0,16; due tazzine emisferiche, larghe m. 0,075 e m. 0,08; un bicchiere scan- nellato, in frammenti. — Terracotta. Un'anforetta snella e sottile, alta m. 0,15, tutta rivestita, all' interno e all'esterno, di vernice vitrea gialla; una patera aretina, di m. 0,175 di diametro, con rosette a rilievo (quattro) sulla parete esterna del- l'orlo verticale, e con marca nel fondo in pianta pedis (C. L L., X, 8055, 25 a); una coppa aretina, emisferica, ad orlo verticale decorato esternamente di due rosette e due testine di cavallo (?), larga m. 0,154: reca nel fondo la marca C. I. L., X, 8055, 36 a); una tazzina aretina ad orlo espanso, larga m. 0,13, nel cui fondo non fa bene impressa, opperò è illegibile, la marca; una lucerna monolychne mancante dell'ansa, lunga m. 0,135; altra simile, lunga m. 0,125; una terza, lunga m. 0,11, con maschera barbata a rilievo nel disco; due pignattini ovoidali monoansati, a sot- tile parete, alti m. 0.097 e m. 0,087, e una piccola coppa larga m. 0,09, semplice; una pignatta in frammenti, la cui superficie esterna reca impressioni imitanti il tessuto di vimini; e finalmente un gruppo di circa venti altri vasi rustici (urcei, scodelle, pignatte), in gran parte trovati in frammenti. — Osso. Due cerniere cilin- driche grandi con sei piccole dello stesso diametro; due cerniere grandi e cinque piccole di un diametro minore, da attribuire, per conseguenza, ad un altro mobile di legno (cassa, armadio qui esistente). — Conchiglie. Una valva di anodonta cygnea dai riflessi argentei, lunga m. 0.12; una valva di pecten jacobaeus, concava, lunga m. 0,05, e un guscio di cypraea moneta, piccolissimo, lungo m. 0,033.
(27 gennaio). Nell'istesso ambiente, e propriamente nell'angolo sud-est, a m. 1,30 dal pavimento, sono venuti fuori questi altri oggetti: — Bromo. Una casseruola larga in. 0,13, sul cui manico nastriforme, desinente in foro circolare, è impresso in lettere rilevate il bollo: [C]IP I • A. • . • (cfr. C. I. L., V, 8071, 34-37); un'oinochoe a corpo biconico e orlo circolare, alta m. 0,16, la cui ansa, ben semplice, termina in giù in una fogliolina trilobata, allungata. Inoltre, una boccettina di vetro a corpo sferico e lungo collo, alta m. 0,07 ; una scodella aretina di m. 0,20 di diametro, a parete slargata e con la marca nel fondo C I. L., 8055, 29, e una bacinella di marmo bianco da stemperare colori, larga m. 0,29. È identica, per la forma delle anse e del veisatoio, a quella descritta sopra (vedi giorno 22) ; ma il fondo esterno è qui inoltre decorato di una patera a rilievo ombelicata centrale, iscritta in un cerchio nastriforme.
Il pistello, sempre a forma di dito piegato, è alto m. 0,09. Nell'angolo nord- ovest, poi, si sono raccolti gli avanzi metallici che forse adornarono già una cin- tura (?) di cuoio: sono sette borchiette circolari di bronzo, larghe m. 0,027, con al
POMPEI — 80 — * REGIONE 1.
centro delle placche circolari di piombo argentate, a quel che sembra, e forse figu- rate e munite ognuna di un pieduecio ribattuto a tergo. Ivi stesso, una bilancia (libra) consistente di un giogo a corpo tondo rastremato ai capi lungo, m. 0,39, e di due coppe. Il giogo reca nel mezzo un'orecchietta forata, per l' inserzione dell'uncino di sospensione, e, nei capì, due cerchietti in cui giocano i doppii uncini dai quali pendevano, mediante cordicelle, le coppe. Queste, larghe m. 0,092, sono leggermente concave e recano quattro fori diametralmente opposti lungo l'orlo. Osservo infine che, a segnare il peso differenziale (verso i pesi librali, fissi, deposti nella coppa dei pesi) mercè un aequipondium che non è stato trovato, la metà del giogo corrispondente alla coppa della merce offre, rappresentata da puntini incavati, la seguente nota- zione duodecimale e trientale:
Un'altra bilancia, perfettamenle simile anche per la notazione del peso differen ziale, variante solo per la lunghezza del giogo, che è qui di m. 0,433.
M. Della Corte.
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RKGIONR IX. — 8Ì — VENTIMIGLIA
Anno 1014 — Fascicolo 2. Regione IX (LIGURIA).
I. VENTIMIGLIA — Poco prima della sua morte, il comm. Girolamo Rossi, chiaro cultore delle antiche memorie della sua terra, comimicava alla Redazione delle 7Vb/?^/e un'importante epigrafe, recentemente rinvenuta, della quale univa un accurato calco cartaceo, aggiungendo la seguente nota: « Dietro cortese avviso del sig. Fritz Koenor cultore di cose storiche, venuto in cognizione che nella pianura di Asse, presso Ventimiglia, stata cosi fertile per lo passato di ricchezze archeologiche, nella già pro- prietà vescovile, ora Vernetti, era stato dissepolto un grandioso monumento, mi vi son recato la sera di sabato 14 giugno 1913; e, ad un sessanta metri discosto dalla strada provinciale, verso mezzogiorno, mi si offerse in vista un parallelepipedo calcare di 80 centimetri di lunghezza e di 60 di larghezza, il quale, pur avendo alquanto sofferto da una larga scheggia nell'angolo superiore sinistro, lasciava leggere l'importante iscri- zione di cui mi pregio dare qui copia, unita al fedele calco che ne ho colla maggiore diligenza potuto ricavare ». E, accennando a un sigillo che aiuterebbe a leggere il nome del personaggio ricordato, conchiudeva : « il locatario di questa vasta proprietà Pastor Antonio m'ha fatto vedere grossi massi calcarei che accompagnavano il parallelepipedo, le cui sagome accennano ad un monumento funebre di qualche importanza».
Il bel documento storico che il suolo di Album Inlimilium ci ha restituito, me- rita di essere brevemente illustrato.
L'epigrafe dice: M • F • FAL
BASSVS
...FCOHPRANTIOCF
...COHPR-BRITTONN
...EF-ALAEMOESIC
...C-IMPCAESTRAI
... HADRIANlAVGAD
XXXXGALLITEM AD
CENSVM AGEND • ?Q]^0
BITHYNIAEEPISTRA
TEG-PELVSIO- ITEM
THEBAIDISPROC-
PROVINCIAEIVDAE AE T- P- I-
Notizie Scavi 1914 — Voi. XI. 11
VENTIMIGLIA — 82 — REGIONE IX.
ed è di lettura assai facile:
M{arci) fi{lius) Fal{erna) \ Bassus \ lprae]f{ectus) coh{ortis) priimae) An-
tioch{ensium) \ \^'praef{ectus)'] coli{ortis) pr{imae) Britton\um] \ \^prà]ef{eclus) alae Moesic{ae) \ \j)ro]c{urator) imp{eratoris) Caes{arù) Irata \ [ni] Hadriani Aug(usti) ad I quadragesimam Gall{iarum), item ad | censum agend{um) Ponto \ Bithyniae, epislra \ leg{o) Pelusio ilem \ Thebaidis, proc{urator) \ provinciae ludae | ae, t{e- stamento) p(oni) i{usstt).
Trattasi dunque di un personaggio del luogo, poiché appartenne alla tribù Fa- lerna, a cui Album Intimilium fu ascritta (').
Il gentilizio purtroppo è perduto, per la frattura della pietra, e il Rossi aggiun- geva : « questo casato di Basso era già stato da me ricordato nelle due edizioni della storia di Ventimiglia, per essersi nel 1857, nel taglio di un pezzo di terra sotto- stante all'oratorio delle SS. Elisabetta e Chiara, rinvenuto commisto a pregevoli resti di antichi edifici, un sigillo in metallo in forma di pelta da me ora posseduto, che dice('): r,
M
AEMILI
BASSI
Il richiamo è certo degno di considerazione; ma naturalmente ha un valore assai relativo circa la gens, trattandosi di un cognome comunissimo a molte famiglie, mentre un calcolo fatto sul calco porterebbe piuttosto alla conclusione che lo spazio fosse un po' ristretto per la parola Aemilius, preceduta da un praenomen abbreviato.
La carriera del Basso è la normale equestre delle procuratele. Essa può divi- dersi in due gruppi.
1° funzioni militari :
a) comando della cohors prima Anliochensium, e della cohors prima Brit-
b) prefettura dell'a/a Moesica. ' funzioni civili:
a) procuratore dell' Imp. Adriano ad quadragesimam Galliarum;
b) id. id. ad censum agendum per il Ponto e la
Bitinia;
e) id. id. ad epistrategiam di Pelusio e della
Tebaide ; d) id. id. per la provincia di Giudea.
(') C.I.L.Y, pag. 900; Kubitschek, Imp. Rom. trib. discr., pag. 101. (') C. I. L , V, 8116, 9, in cui però si afferma, per testimonianza del Rossi stesso, che si rinvenne presso l'Oratorio di S. Giovanni Battista (Kossi, St. di Ventimiglia, pag. 347).
tonum ;
REGIONE IX — 83 — VENTIMIGLIA
Poco abbiamo da ricordare circa la breve carriera militare, tutta trascorsa nelle milizie ausiliarie (') ; per quanto riguarda la civile poi, Basso dovette occupare tutte le cariche sotto il lungo regno dell'imperatore Adriano (11 agosto 117-10 luglio 138), che gli conferì la prima, perchè il titolo di procuralor ludaeae dimostra come quella carica dovette esser da lui occupata verso la. D. 136, essendosi la Giudea, dalla fine del re^no di Adriano, chiamata ufficialmente Syria Palaestina, come già dimostrò il Borghesi {*).
Basso non raggiunse dunque gli alti gradi riservati all'ordine equestre (').
La varie cariche nominate dall'epigrafe sono ben note. La quadragesima per le Gallie dovette essere solo un diritto di circolazione, fissato al quarantesimo (2 '/s %)» per il mantenimento delle strade e dei ponti, ma diede il nome all'amministiazione dell' imposta di dogana in quei paesi {*).
Il censimento poi delle popolazioni della Bithynia Ponlus, come si chiamò uffi- cialmente la provincia sin dal 65 av. Or., è espresso nella formula legale di censum agere (^), ed è un'altra prova che il censo era organizzato per provincie e ammini- strato da funzionari che lo menzionano nel loro cursus honorum, tutti cavalieri, pro- curatori per varie città o territorii (•).
Dopo le quali cariche subalterne. Basso passò in Egitto, dove lo troviamo epistrategus, cioè magistrato capo, successivamente, di due delle tre grandi parti (The- bais, Heptanomis e Aegyptus inferior), in cui nel periodo romano fu divisa la regione C). Anzi a questo proposito la nostra epìgrafe ci dà un dato interessante con il titolo di epistrategus Pelusio. Pelusio è infatti, appunto una delle città principali del Delta, cioè di quell'Egitto inferiore del cui epistratego finora non si conosceva il titolo ufficiale ('), tanto che Victor Martin, che ultimamente studiò a fondo tutta la questione (^) dovette ricorrere a un' ipotesi. Siccome la regione del Delta era detta
(') Essa cnlminò con la fraefectura alae, che era di grado superiore a quella delle cohortes (Veget, V, 1, 2), per quell'aZa Maesica felix torquata di cui già conoscevamo altri prefetti (C./. L., VI, 3538; XI, 709). Per la cohors prima Antiochensium, la cui esistenza fu rivelata pochi anni fa da un diploma militare del 93 e. v., G. I. L. Ili, n. CHI, suppl. pag. 2328*', ora al Museo di Sofia (v. E. Bormann, Neue Militàrdiplome in Jahresh. d. oster. Inst. I (1898) pag. 170 sg.l, questa sa- rebbe la terza testimonianza, essendo essa pure ricordata, a quanto io sappia, soltanto in un secondo diploma da Siscia del 103 e. v. (v. Brunsmid in Vjemik Hrvatskoga Archeoloìkof/a DruMva, XI, pag. 23 = Revue Arck. 1912, I, pag. 489, n. 128) che dà il nome del praefectus del tempo J/. Cal- purniu» Sabinus. In quel periodo dunque la coorte fu in Moesia.
{') Ved. per tutto ciò Paulus v. Eohden, De Palaestina et Arabia provinciis romanis quae- stiones selectae, 1885.
(') Hirschfeld, Kais. Verwaltungsb*., pp. 258 segg.
(*) Jullian, Gallia, pag. 91 ; Hirschfeld, op. cit, pag. 79.
(') Cic. Ven. 26.
(•) Pauly-Wissowa, R. E., s. t. cenm» (Kubitschek) ; C. 1. L., II, 4188, etc.
e) Anche L. Egnatnleius Sabinus, epistrategus septem nomorum era stato pnma, proc. Aug. ad census accipiendos Macedoniae (G. I. L., VIII, 10500).
(') Bis jetzt meines Wissens kein Epistrateq Unteraegyptens mit vollcm Titel gefunden ist. (Brandis in Pauly-Wissowa, R. E., s. v. imatqàttìyoe;). Vedi anche Hirschfeld, op. cit., pag. 366.
(•) V. Martin, Let épistratiges, Gènere, 1911, pag. 99 e seg.
VENTIMIGLIA — 84 — RKOIONB IX.
comunemente ^ xarw %ó)Qtt, egli pensò che snKStqàtrjyog tfjg xaxm x^qa^ 0, latina- mente, 'procuralor Augusti ad epistrategiam regionis infsrioris, fosse il titolo di questo magistrato, pure dovendo aggiungere: » ce dernier titre, tant sous sa forme latine, qiie sa forme grecque ne nous a été conserve per aucun document .... La le- constitution telle que nous le proposona est donc conjecturale. Elle présente cependant de sérieuses garenties d'exactitude ».
Il documento, ora edito, ci offre finalmente un dato preciso, mostrandoci che si soleva indicare questo epistratego con il nome della città dove egli risiedeva.
Abbiamo cosi anche una nuova prova di quell'importanza di Pelusium nell'Egitto Romano, che, insospettata fino a poco tempo fa, si va ora sempre più chiarendo, come dimostrò già magistralmente il Wilcken. La città infatti, celebre emporio com- merciale e punto d'incontro di grandi strade, era anche una grande fortezza, con grossa guarnigione, al confine orientale del Delta, dominando poi con Alessandria e Memfi, l'Egitto inferiore. Nessuna maraviglia dunque se Pelusio fu non solo una delle sedi del eonventus come appunto dimostrò il Wilcken ('), non solo ebbe ma- gistrati propri ('); ma se proprio là e non in Alessandria ('^) dovette avere la sua residenza abituale l'epistratego stesso della regione; perchè altrimenti non si spieghe- rebbe il suo titolo, rivelatoci ora dalla nostra epigrafe.
Dall' Egitto inferiore Basso passò alla Tebaide, e per tutt' e due le cariche dobbiamo notare che i papiri, che pur ci hanno conservato tanti nomi di epistrategi, tacciono perfettamente del nostro. Vi fu bensì al tempo di Adriano un epistratego che portò lo stesso cognome: Gelliìis Bassus ; ma appartenne all'Heptanomis, come è dimostrato sia da un papiro di Oxyrhynchus del 134-135 (''), dove un Apollonio dava una procura per comparire in vece sua davanti al praefectus Aegypti e all'epi- stratego Gelilo Basso, che naturalmente non poteva essere che il magistrato avente giurisdizione su Oxyrhynchus, cioè su tutta l'Heptanomis, sia da un altro papiro del 135 di Arsinoe, in cui — benché meno chiaramente — deve pure trattarsi del- l'epistratego della regione (^). Quindi un' identificazione del nostro con Gellius Bassus, che a prima vista sarebbe seducente, è da scartarsi, essendo proprio l'Heptanomis l'unica delle tre regioni egizie che sia esclusa nella nostra epigrafe. E poi, come dicevo, il cognome è tanto comune, che il fatto che contemporaneamente, o quasi, due personaggi a capo di province limitrofe lo portassero, non può destare nessuna mara- viglia.
(') Ulrich Wilcken, Der aegyptische Konvent, in Archiv fùr Papyrfortch, IV, pag. 401 scg. Credo giusta l'interpretazione del Wilcken per l'epigrafe da lui riportata, di Cervio Fiacco, già epistratego della Tebaide, Svxcaoior&i' JlTjXoval(f.
(') Il procuralor Peluiii p comunque debba intendersi, dell'epigrafe Ostiense (C.I.L., XIV, 170) non ha evidentemente a che fare con l'epistratego. Vedi Hirschfeld, op. cit., pag. 366, nota 3 ; Wilcken, op. cit., pag. 403.
(') Per la particolare costituzione di Alessandria, vedi Hirschfeld, op. cit., pag. 346.
(«) Pap. Oiyrh., IV, 726, 1. 19.».
(') B. Gr. U., XIX, col. II, 1. 2. Cfr. per tutto Stein, s. v. Gellius Bastut, in Panly-Wis Bowa R. E.
REGIONE IX. — 85 — VENTIMIGLIA
Dell'altre due regioni conosciamo nell'età di Adriano un epistratego per la Tebaide, Fidus Aquila, che figura in un graffito del 22 maggio 134, ricordante la sua visita al colosso di Memnone e in una dedica ad Antinoo divinizzato (che non poteva esser fatta prima del 130) la quale ci conserva il nome per intero ('). Prima di lui conosciamo in quella carica un Flavius Philoxenus, epistratego, pare, del 118, e dopo di lui un Seplimius Macro del 140; ma, per la ragione del titolo di procurator provinciae Judaeae non possiamo esitare a collocare il nostro Basso prima di Fidus Aquila, cioè nel periodo tra il 118 e il 134 e precisamente alla fine di esso, se dal principio del regno di Adriano (117 e. v.) egli aveva già potuto ricoprire altre tre cariche. Per l'epistrategia del Delta la cosa è più facile, non conoscendosi di quella regione in questo tempo che un epistratego pel 133, Paconius Felix che dovette suc- cedere al nostro (*).
Quindi, per le altre due cariche più umili, restano i primissimi anni del regno di Adriano, e così la parte militare della sua carriera dovette svolgersi sotto l'Im- peratore Traiano.
Resta infine a ricordare l'ufficio di procurator Judaeae per il quale è chiaro che qui non può trattarsi del capo della provincia, poiché al procurator Judaeae che tro- viamo ai tempi di Cristo era già stato da un pezzo sostituito un legatus Aug. pr. pr., il cui procurator era un semplice impiegato subalterno, cosa già nota dai testi e da altre epigrafi (').
Tale fu dunque il cursus honorum di questo cavaliere romano, certamente il più illustre cittadino di Album Intimilium di cui ci sia restato ricordo.
G. Q. GlGLIOLI.
{') Ved. per lutto V. Martin, op. cit., pag. 186; C. I. L., 111,45:
horam cum primam cumque horam secundam
prolata Oceano luminat alma die»
vox audita mihi est ter bene Memnonia
... uila... atet/us Thehaidos fecit cum audiit Memnonem, XI, K. iun. Serviano III cos cum Aiidonia Galla uxore. Cfr. pure CI. L., Vili, 15871, e C.I.O., li, 700.
(') La sua aggiudicazione .<il Delta mi pare certa (ved. Martin, op. cit., pag. 179).
(') Il V. Eohden, op. cit.. pag. 32, ricorda: Liberius Maximus (los,, 7, ri, 6); CI. Paternus Clementianus (C.I.L.,lll, 5776); P. Sempronius Aelius Lycinus (G. I. L., Ili, 6054); G. Furius Timesitheus (Heuzen, 5530 = Wilmanns, 1398). Per l'ufScio di procurator ved. Rostowzew s. v. fiscus, in De Ruggiero, Du. Ep.
SANTO STEFANO ROERO — 86 — REGIONE IX.
II. SANTO STEFANO ROERO — Tesoretlo monetale ritrovato presso il santuario della Madonna delle Grazie.
Le monete componenti il tesoretto recentemente scoperto presso il santuario della Madonna delle Grazie nel Comune di Santo Stefano Boero, ammontano a 153 e sono tutte d'argento (denari, quiuarii, mezzi vittoriati).
Come si rileva dall'elenco allegato, la piìi antica è un denaro col tipo della dea Roma e dei Dioscuri (Babelon, Monnaies consulaires, 1, 39, n. 2) ; le due più recenti portano il nome di P. Garisius (op. cit., II, 69, n. 172) e di Caesar Auguslus (Cohen, Monnaies frappées sous l'Empire romain, I, 91, n. 210). Il seppellimento del tesoretto si deve quindi porre, secondo ogni probabilità, nel periodo che segue immediatamente alle guerre civili.
Complessivamente, le monete abbracciano lo spazio di poco più di due secoli.
Ecco l'elenco:
NBm«ro
degli
esemplari
Denaro (Babelon, Monnaies consulaires, I, 39, n. 2) 1
Mezzi vittoriati (Bab., 1, 42, n. 9) 3
Denari di L. Saufeius (Bab. II, 421, n. 1) 1
» P. Cornelius Sula (Bab. I, 387, n. 1) 1
» Q. Fabius Labeo (Bab. I, 480, n. 1) 2
» » M. Tullius (Bab. II, 503) 1
» » Q. Caecilius Metellus (Bab. I, 266, n. 21) 2
» » C Aburius Geminus (Bab. I, 94, n. 1) 1
» » C. Serveilius (Bab. II, 446, n. 5). . 1
» " P. Licinius Nerva (Bab. II, 129, n. 7) 1
» » P. Porcius Lacca (Bab. II, 370, n. 4) 2
« Il L. lulius Gaesar (Bab. II, 4, n. 3) 1
» ' M. Scrgius Silus (Bab. II, 442) 1
» • M. Fourius L. f. Philus (Bab. I, 525, n. 18) 1
Quinarii di M. Porcius Caio (Bab. II, 371, n. 7) 3
» » G. Egnatuleius G. f. (Bab. I, 475, n. 1) 5
Denari di G. Coilius Gatdus (Bab. I, 369, n. 2) 1
» » Z. Flaminius Gito (Bab. I, 495, n. 1) 1
» » G. Vibius Pansa (Bab. II, 539, n. 2) 6
» fi L. Appuleius Salurninus (Bab. I, 208, n. 1) 3
Quinarii di Q. Titius (Bab. II, 491, n. 3) 3
Denari » « » (Bab. II, 490, n. 1) 3
» » » (Bab. II, 491, n. 2) . 1
Quin. (?)di Glaudius Unimanus (?) (Bab. I, 348, n. 4) 1
Denari di L. Calpurnius Piso Frugi (Bab. I, 291, n. 8) 1
t . « . , , (Bab. I, 292, n. 11) 1
/
REGIONE IX. — 87 — SANTO STEFANO ROERO
Numero
degli esemplari
Denari di L. Galpurnius Fiso Frugi (Bab. I, 295, n. 13) 1
- M. Volleius M. f. (Bab. II, 566, n. 3) 1
» y> L. Julius Bursio (Bab. II, 6, n. 5) 1
» C. Norbanus (Bab. II, 259, n. 2) 1
» ■> P. Crepusius (Bab. I, 441, n. 1) 1
Quinarii di Cn. Cornelius Lentulus P. f. Mareellinus (Bab. I, 408, n. 4) . 6
Denari di » » » » » » (Bab. I, 415, n. 50) . 1
» » » » » » !. i> (Bab. I, 417, n. 54) . 1
Quinarii di L. Rubrivs Dossenus (Bab. II, 408, n. 4) 2
Denari di L. Rulilius Flaccus (Bab. II, 413) 1
» G. Poblicms Q. f. (Bab. II, 334, n. 9) 1
» " M. Plaetorius Ctstianus (Bab. II, 313, n. 6) 1
» » L. Roscius Fabalus (Bab. II, 402, n. 1) 1
» * M. Nonius Sufenas (Bab. II, 256, n. l) 1
» » Mareius Philippus (Bab. II, 197, n. 28) 6
» » C. lulius Caesar (Bab. II, 10, n. 9) 8
» » M. Aemilim Scaurus (Bab. I, 120, n. 8) 1
» » Mn. Aeilius Glabrio (Bab. I, 106, n. 8) 1
» ■> G. Gonsidius Paetus (Bab. I, 377, n. 2) 1
» » » » (Bab. I, 378, n. 4) 1
» dei consoli />. Gornelius Lentulus Grus e G. Glaitdius Marcellus
(Bab. I, 350, n. 9; 425, n. 64) 2
» di Ma. Gordius Rufus (Bab. I, 383, n. 1) 4
» Q. Metellus Pius (Bab. I, 278, n. 47) 1
Quinarii di M. Porcius Calo Uticensis (Bab. II, 376, n. 11) 5
Denari di T. Garisiiis (Bab. I, 315, n. 4) 1
» » G. lulius Gassar (Bab. II, 11, n. 10) 3
» » C« Pompeius Magnus (figlio) (Bab. II, 344, n. 9) 1
» » M. Mettius (Bab. II, 21, n. 33) .... 1
Quinarii di M. Anlonius (Bab. I, 162, n. 7) 2
Denari di G. lulius Gaesar Odavianus e M. Anlonius triumviri (Bab. I,
172, n. 40) 1
» » P. Clodius Turrinus (Bab. I, 356, n. 15) 1
Qainarii di M. Anlonius (Bab. I, 168, n. 32) 4
Denari di L. Mussidius Longus (Bab. II, 243, n. 6) 1
» » if. Anlonius imp. UT (Bab. I, 197, n. 96) 1
» M. Anlonius (Bab. I, 200-203 (leg. II, IV, V, VI, XI, XII, XV,
XVIII, XIX, XX ed uno di incerta leg.) 22
Quinarii di Odavianus Augustus (Bab. II, 61, n. 145) 13
" P. Garisius (Bab. II, 69, n. 172) 1
Denari di Caesar Auguslus (Cohen, Médailles impériales, I, 91, n. 210) . 1
PITIOLIANO — 88 — REGIONE VII.
11 denaro di M. Tullius (Bab. II, 503) è rotto; in generale le monete sono in cattivo stato di conservazione. Di due di queste monete non si riconosce la famiglia. Da due mezzi vittoriati l' iscrizione ROMA è scomparsa. Due monete si riconoscono della famiglia Porcia; ma non si può dire con precisione se sono di M. Porcius Calo monetario intorno all'anno 101 av. Cr., o di M. Porcius Cato Uticensis.
P. Barocelli.
Regione VII (ETRVRIA).
HI. PITIOLIANO — Nuova scoperta di tombe nella necropoli etrusco.
Nel maggio del 1911 il colono Paioletti Giuseppe, facendo alcuni lavori in una grotta di sua proprietà, sotto l'antico cimitero israelitico, in vicinanza della strada provinciale che da Pitigliano conduce ad Orbetello, scopriva una cella di una tomba a camera non dissimile per tipo, struttura ed età dalle numerose tombe, apparse sotto alla città, sui fianchi rupestri della pittoresca valle del Meleta (cfr. Notizie degli scavi, 1898, pag. 448 ss.; 1903, pag. 267 ss.).
Gran parte degli altri vani che costituivano la tomba andarono distrutti, per l'escavo di grotte recenti, dove i paesani custodiscouo il bestiame, ma soprattutto per gli sprofondamenti del terreno, avvenuti, credo principalmente, al tempo della costru- zione della strada provinciale, sotto il granducato di Leopoldo II.
La piccola cella è rozzamente scavata in un tufo assai granuloso e friabile: le pareti quindi presentano una superficie molto ruvida. La forma è di un rettangolo, assai irregolare (lungh. m. 3,40; largh. m. 2,70) e l'altezza varia da m. 1,35 a m. 1,50. La porta, per cui si accedeva dalla cella principale franata, è rivolta verso nord, ma non si trova nel centro della parete. Si scende da essa mediante un solo gradino in una corsia poco profonda (m. 0,15) e di piccole proporzioni; attorno alla corsia corre all' ingiro una larga banchina ritratta nel tufo; sulla parete di fondo sono incavate due nicchie rettangolari, assai irregolari.
L'esplorazione, condotta sotto la mia vigilanza, e con l'aiuto del soprastante Bar- lozzetti, riuscì assai difficile per lo strato d'acqua e di melma che aveva invaso la cella. Queste infiltrazioni vennero dalla porta stessa della cella, e vi fecero franare in gran parte il muro di chiusura, che era costituito di blocchi irregolari, disposti in file orizzontali e parallele.
Trovandosi la maggior parte di queste tombe sui fianchi rupestri della profonda valle del Meleta, l'acqua ha potuto facilmente penetrarvi, trasportando con sé il ter- riccio: così anche le tombe esplorate dal Mancinelli erano tutte rovinate dall'acqua e dalla melma (cfr. Pellegrini, Notizie degli scavi, 1896, pag. 268).
Entro la nicchia incavata sulla parete di fondo a dritta, fra gli avanzi di uno scheletro, si trovarono: un anello liscio di bronzo; un orecchino frammentario pure di bronzo, spiraliforme, ed alcune fusaiole coniche e biconiche di terra figulina e di
REGIONE VII.
89
PITIGLIANO
impasto brunastro. La parte rimanente della suppellettile, che costituiva il corredo funebre, non si rinvenne al suo posto, essendo stata trasportata qua e là dall'acqua, penetrata entro alla cella.
Quasi tutte queste tombe della necropoli pitlglianese, devono aver subito viola- zioni in antico, poiché, mentre la suppellettile ceramica è apparsa in gran copia, non si rinvennero oggetti di metallo prezioso e neppure di bronzo. I pochi utensili di ferro raccolti furono estratti tutti corrosi e deformati per l'azione dell'acqua pene- trata neir interno, e per i detriti calcari : l'unico oggetto conservato è un piccolo pen- dolo dì piombo, ritrovato sul fondo della parete a sinistra.
Fio. 1.
Tra il copioso materiale ceramico, qui appresso indicato, costituito per la maggior parte da vasi di impasto e di bucchero e da qualche esemplare in terra figulina di fabbrica locale, fu rinvenuta una kylii attica a ligure nere (diam. m. 0,21; alt. m, 0,09). Esternamente sono rappresentate due scene generiche. Sopra un lato (fig. 1) due guer- rieri, in profilo, armati di doppia lancia e di scudo, con un elmo sormontato da un alto lophos, sono figurati in atto supplichevole, con le gambe ripiegate al ginocchio e la mano destra protesa verso una figura di Nike alata. La scena presenta un certo inte- resse, poiché la posizione in ginocchio non era abituale presso i Greci nell'adorazione, e le poche rappresentazioni ed i passi degli autori, in cui si trovano delle espressioni corrispondenti a questa attitudine {nqodmnxsiv, yovvntxsTv) ritraggono delle situa- zioni differenti ('). Sull'altro lato (fig. 2) si vedono altri due guerrieri similmente
(') Cfr. 0. Walter, in Jarheshefte d. ósterreich. archàol. Inst. 1910, Beibl, pag. 229 e segg. Un tale ripiegamento dei ginocchi si verifica anche nelle espressioni convenzionali arcaiche del cor- ridore, dell'arciere che mira il suo bersaglio, del combattente caduto su un ginocchio: Cfr. Ed. Schmidt, in Mùnchener arch. Sludien, 1909, pag. 249 e segg. ; E. 1? ottìer in Monuments et Mémoires Plot, XVI (1909), pag. Ili e seg.
NoTiziB Scavi 1914. — Voi. XI. 12
tlTIGLUNO
— 90
Regione vib
armati, nell' identico atteggiamento di preghiera, rivolti verso una divinità muliebre, seduta sopra un dipliros pieghevole, vestita di chitone e di himation, con la testa, inghirlandata, di profilo a destra, ed il corpo di prospetto. Nel campo, sono rappre- sentati dei rami con foglie, disposti simmetricamente negli spazi vuoti. Nel tondo interno (tig. 3), su fondo rosso, è figurata una testa di Gorgone veduta di faccia. Ha gli occhi a mandorla, con la pupilla circolare, e trae in fnori la lingua dalla bocca larga, con i denti sporgenti di color rossiguo ; i capelli che circondano l'ampia fronte sono trattati a grandi ciuffi simmetrici in nero; sotto il mento, alcuni tratti incisi indicano i peli terminali della barba.
■5"*^É*»w:
Fio. 2.
La suppellettile ceramica, di fabbrica locale, è costituita così: A) Vasi d' impasto con superficie esterna di colore variabile dal cinerognolo al brunastro, secondo la cottura. Le forme sono assai comuni: vasi a forma di cra- tere, piccole olle con anse verticali od orizzontali, ciotole, peculi (cfr. Montelius, La civil. prim. en Italie. II, 1, tav. 208). Sono per lo più lisci, talora ornati di cor- doni rilevati o di graffiti a linee orizzontali, parallele all'orlo, o serpeggianti, riem- piti di colore rosso. Degni di particolare menzione sono i seguenti esemplari che ci offrono i tipi più caratteristici di questo gruppo (tìg. 4) (') :
a) Cratere a corpo sferoidale (alt. m. 0,030) con bocca relativamente stretta ed alto piede imbutiforme; la superficie del corpo è divisa da piccole costolature ver- ticali in quattro sezioni ; in due di queste sono impostate orizzontalmente le anse a bastoncello, sormontate da arcliutti in rilievo; nelle altre due, contrapposte, sporgono delle protuberanze, sormontate pure da archetti (cfr. Pellegrini, Notine degli scavi, 1 898, pag. 51,6; pag. 442, fig. 7; pag. 443, fig. 8; Boehlau in Jahrb. Arch. Inst., 1900, pag. 175, fig. 18,2 e 6).
(') I singoli esemplari sono indicali nella fig. 4 con le lettere alfabetiche che li conlrasse- gnano nella descrizione. ^
REGIONE VII.
— 91
PITIGLIANO
b) Cratere senza piede, a bocca assai larga, con tre anse verticali a nastro, decorate, nell' intaccatura superiore dell'orlo, da due borchie ; dalle anse pendono degli anelli circolari. Questi particolari decorativi ricordano la metallotecnica (cfr. Pelle- grini, Notizie degli scavi, 1898, pag. 51, n. 10, fig. 2. Montelius, op. cit. II, 1, tav. 207).
e) Cratere frammentario sull'orlo con doppie anse verticali a colonnette.
d) Lebete d'impasto bruno, con labbro leggermente rientrante; le anse sono impostate orizzontalmente sul dorso, e, nell' impostatura, ad imitazione della metallo- tecnica, si scorgono delle borchie rilevate (alt. m. 0,17; diam. m. 0,21).
e) Piccola olla dal corpo sferoidale, con corto piede campaniforme ed orlo cilindrico; è fornita in prossimità
al dorso di doppia ansa a bastoncello, impostata orizzontalmente.
f) Piccola olla dal corpo sferoidale schiacciato, con corto collo cilindrico ed anse laterali a bastoncello, impostate orizzontalmente sul corpo ; è adorna dalle linee
Fig. 3.
graffite serpeggianti, riempite di color rosso. Il tipo è simile al precedente con la differenza che manca del piede.
g) Vaso ovoidale d' impasto color bruno, privo di anse, ornato di un cordone rilevato e dentellato che corre orizzontalmente in prossimità all'orlo (alt. m. 0,31). B) Vasi grossolani d'argilla impura, di colore variabile dal giallognolo al rossiccio^ Le forme sono simili ad altri esemplari usciti dagli scavi passati della necropoli di Pitigliano : anfore, vasi dal corpo sferoidale ovoidale (fig. 4, h, i) con l'orlo a labbro sporgente, provvisti talora di anse (cfr. Montelius, op. cit., II, 1, tav. 208, nn. 10, 12, 19, 20, 22).
PITiaLUNO — 92 — REGIONE VII.
C) Anche per i vasi di bucchero, le forme sono assai frequenti: kantharoi (Montelius, op. cit. II, 1, tav. 208,6 ; 210.9), boccali talora in forma di prochoos, con bocca a cartoccio (fig. 4, l), talora in forma di oinochoe, a bocca trilobata o cir- colare (fig. 4, OT = Montelius, op. cit., II, 1, tav. 208,17), calici (Montelius, op. cit, li, 1, tav. 208,14), attingitoi (Montelius, op. cit., II, 1 tav. 208, 11,15).
A questi tipi si aggiungono altri, pure comuni : piccole ciotole, tazze su piede, piattini. La superficie esterna è talora decorata di graffiti : a linee serpeggianti incise, all'altezza delle anse; a denti di lupo, sul collo.
D) Accanto ai vasi di bucchero, che principalmente ricordano, per le forme, i tipi greci del kantharos, dell'oinochoe, della kylix, si rinvennero dei vasi d'argilla più depurata, d'imitazione greca, oltre che nella forma, anche nella decorazione: frammenti di anfore ed oinochoai (fig. 4, n), con decorazioni a fascio orizzontali e parallele, di
Fio. 5.
color rosso bruno ; la vernice, corrosa dalla melma, è disgraziatamente quasi del tutto scomparsa.
Un mese circa dopo che fu esplorata questa cella, nell'eseguire alcuni lavori, veniva alla luce una seconda cella, appartenente alla medesima tomba. L' ispettore onorario degli scavi, signor Baldini, che ha assistito a tale scoperta, mi ha fornito alcune indicazioni che qui riassumo :
La cella presenta una forma rettangolare, simile alla precedente (dimens. lungh. m. 3,45; largh. m. 2,50); si rinvenne la porta d'accesso, con le ante e l'architrave perfettamente conservati (alt. m. 1,55 ; largh. m. 0,80), e la chiusura ancora costi- tuita da un muro rozzo di piccole bozze di pietra, irregolari.
Sul piano della cella, presso la parete sulla quale si apre la porta d'accesso, si scoprirono gli avanzi di un tronco di quercia, in avviata fossilizzazione (lungh. m. 1,85: largh. m. 0,33; spess. mediano da m. 0,02 a 0,05); detto tronco di quercia (fig. 5) è, senza dubbio, il fondo di un sarcofago incavato in un tronco d'albero, come si può scorgere ancora dalle estremità, conservanti i margini rialzali (spess. m. 0,07 a 0,05) ; neir interno poi si trovarono i resti delle ossa polverizzate dello scheletro. La suppel- lettile funebre era disposta attorno al sarcofago, costituita da poche ceiamiche di impasto, di bucchero, di terra argillosa; le forme dei vasi sono identiche a quelle rinvenute nell'altra cella.
ROMA — 93 — ROMA
Con tali scoperte si viene sempre più a comprovare la cronologia di queste tombe a cameia della necropoli di Pitigliano, sulle rive del Melata, che già il Pellegrini {Notizie degli scavi, 1898, pag. 448), dopo un diligente esame comparativo della suppellettile fittile locale e d' importazione greca, fissò tra la metà del VI e gli inizii del V secolo a. C.
A. Minto.
IV. ROMA.
Nuove scoperte nella città e nel suburbio.
Regione li. In via Merulana, nel fare i cavi per una nuova costruzione di fronte ai padiglioni dell'ospedale di s. Giovanni, nel terreno di proprietà del signor ing. Boi^azza, è stato messo in luce un grosso muro in opera laterizia dello spessore di m. 1,40, orientato da nord a sud; in esso rimane una specie di nicchia a pianta rettangolare che misura m. 1,25 di larghezza per m. 0,60 di profondità.
Regione III. In via Leonardo da Vinci nel terreno di proprietà Brugnoli facendosi lo sterro per la costruzione di un nuovo fabbricato, è stato incontrato alla profondità di m. 2,50 sotto il piano stradale, un avanzo di muro, costituito da un solo filare di parallelepipedi di tufo dello spessore di m. 0,60, alto m. 0,60 nella direzione da nord a sud.
Regione IV. Nel fabbricato di proprietà del marchese Vanni, all'angolo di via Urbana con piazza degli Zingari, eseguendosi lavori di sottofondazione, è stato rimesso in luce un muro formato da parallelepipedi di tufo, dello spessore di m. 0,56, a due filari sovrapposti, alti ciascuno m. 0,43, il quale ultimo limitava una platea di lastroni di travertino, dello spessore di m. 0,25 ; il muro era quasi normale alla direzione della via Urbana, cioè orientato da nord-ovest a sud-est, e la platea di travertino era a nord-est del muro stesso.
Nel muro era incastrato un grosso concio di travertino largo m. 0,64, lungo m. 0,90, alto m. 0,90, che doveva probabilmente servire da sottobase di colonna. Tale blocco di travertino fu trovato distante m. 3,70 dalla fronte del fabbricato sulla via Urbana, ed il suo piano superiore era a m. 4,05 sotto quel piano stradale.
Il descritto avanzo di costruzione deve riferirsi a quello scoperto nell'anno 1872 e che è segnato nella tav. XXIII della Forma Urbis del Lanciani.
Regione V. In via Emanuele Filiberto, eseguendosi gli sterri per la costru- zione di un nuovo edificio ad uso di abitazione, nel terreno di proprietà Wolkonskì-
ROMA 94 — ROMA
Campanari, si è rinvenuta, a m. 2 di profondità, una colonna di cipollino, rotta in
due pezzi, la cui parte snperiore è molto rovinata. È alta m. 2,40, ed ha m. 0.10 di diametro.
Nella stessa via, nel terreno di proprietà del sig. Ugo Calderai, durante lo sterro eseguito allo scopo di erigere un nuovo fabbricato, si rinvennero fra la terra parecciii blocchi di marmo lunense di varie dimensioni, di cui alcuni modinati che facevano parte di una grande costruzione.
Si raccolsero anche fra la terra molti frammenti di fregio architettonico in marmo, un angolo di sarcofago in marmo bianco con il rilievo di un genietto alato con fiice rovesciata e di un grifo (m. 0,44 X 0,20 X 0,15); un altro frammento di sarcofngo con Hgura virile vestita di tunica succinta (m. 0,60 X 0,43 X 0,20) ; un altro rilievo con resto di figura muliebre seduta ed un animale di tìanco (m. 0,32X0,21X0,12).
Regione VII. In via del Tritone, nel cortile del palazzo Torlonia, facendosi un cavo per i lavori di modifica del fabbricato, si rinvenne, a m. 2,50 di profon- dità, un grande frammento di trabeazione di marmo lunense di ottima esecuzione. Misura m. 1,55 di lunghezza, m. 0,59 di altezza, ed è profondo m. 0,25. È modi- nato ed ha per ornato una fila di fuseruole e di astragali alternati, una cimasa a foglia lesbica, ed una fila di rosette, di foglie di loto e di caulicoli alternati.
Regione XII. Nello sterro eseguito per conto dell'Ufficio della Zona monu- mentale allo scopo di costruire un sottopassaggio alla via di porta s. Sebastiano per congiungere le due aree recinte da cancellate, alla profondità di m. 2,45, sotto il piano della detta via, è stato rimesso in luce un piccolo avanzo di antico fabbri- cato in laterizio. Si vide un muro dello spessore di m. 1,05 avente la direzione da nord-ovest a sud-est, in cui rimaneva una nicchia quasi semicircolare larga m. 1,47, profonda m. 0,60. A sud-est della nicchia medesima il muro formava angolo retto con un altro di m. 0,45 di spessore, orientato da nord-est a sud-ovest.
Questi muri sono stati rinvenuti precisamente sul confine dell'area delle Terme di Caracalla con la via di porta s. Sebastiano.
Via Labicana. Sulla destra della via Casilina, nella proprietà dei signori Berarducci ed Accomanni, segnata coi nn. 104-105, nell'eseguire sterri per gettare lo fondazioni di un nuovo fabbricato ad uso di abitazione, si rinvenne a m. 2,50 di pm fondita dal piano di campagna, fra la terra di riporto, quanto segue:
1) Una lastra marmorea in più pezzi, mancante della estremità sinistra (m. 0,81 X 0,30 X 0,03), la quale doveva in antico essere posta sulla fronte princi-
ROMA — 95 — ROMA
pale di un monumento sepolcrale della via Labicana ed indicarne la proprietà, come si desume dalla seguente iscrizione che vi è sopra incisa a grandi e belle lettere:
/«■tflNIABCL-csSALVIA ftoCMONVMENTVM s^'èr ET- SVIS ÀSOLO • FECIT
2) Altra lastra marmorea in più pezzi e frammentata (m. 0,30 X 0,37 X 0,15), col seguente resto d' iscrizione :
Dlls MANIE MS sacrum
0 AEDICVLAM
CLICINIVSOL
CLICINIVS- DL
LICINIA- DL- MO
C-LICINIVS-C-F-PRO
LICINIA-D-L-
LICINIA-:)-L-
Questa epigrafe fece parte dello stesso monumento sepolcrale a cui appartenne la precedente; i defunti sono tutti liberti della proprietaria del monumento Licinia Salvia.
3) Un coperchio di urna cineraria in marmo bianco a quattro spioventi, ornati con foglie liscie a guisa di tegole, formanti due timpani per parte, divisi da un pulvino: due altri pulvini trovansi ai due lati. Ciascun timpano reca scolpiti due uccellini (m. 0,33 X 0,46 X 0,08).
4) Altro coperchio di urna cineraria in Tuarmo bianco, a doppio spiovente con due pulvini ai lati. È diviso al di sopra in quattro scomparti da un listello attor- tigliato: su ciascun scomparto è scolpito un rosone. Sul timpano anteriore veggonsi due uccellini che si beccano (m. 0,36 X 0,29 X 0,06).
5) Altro coperchio di urna cineraria in marmo bianco a doppio spiovente liscio (m. 0,34X0,25X0,06).
*
Nella stessa via, continuando gli sterri nella cava di pozzolana di proprietà del sìg. Giuseppe Emiliani, sita in contrada Maranella, sulla sinistra dell'odierna via Casilina, a circa 2800 metri da porta Maggiore, nel luogo stesso ove si rinvenne una serie di colombarii e di ipogei sepolcrali (cfr. Notizie, 1912, pp. 16 segg., 86 seg., 122 seg., 226 seg., 1913, p. 69 seg.), è stato messo in luce un nuovo piccolo co- lombario, attiguo agli altri due già riferiti in queste Notizie, 1912, p. 122 seg., dei quali forma la continuazione verso nord, essendo diviso dal più settentrionale dei due colombari già scoperti mediante una piccola intercapedine.
È un ipogeo a forma di camera a pianta rettangolare, misurando m. 6 i lati nord e sud, m. 4,40 gli altri due lati, I muri, dello spessore di m. 0,70, sono a sacco di calce e scaglie di tufo addossati al vergine ricavato, e ricoperti entro la
ROMA — Sf6 — ROMA
camera di un paramento a reticolato di tufo, con intonaco di calce ed un'accurata e sottile stabilitura di polvere di marmo.
Era ricoperto da una volta di cui si riconoscono ancora le imposte, crollata già in antico: ora non uè rimane traccia, il che indica che le macerie furono sgombrate in un nuovo riattamento dell' ipogeo. Il pavimento è a calcestruzzo di pietrisco.
Si discendeva nel colombario, la cui volta trovavasi a m. 0,80 sotto il piano di campagna, a mezzo di scala a doppio rampante, larga m. 0,60, praticata lungo la parete sud. Ne rimangono sette gradini dalla pedata di m. 0,30 e dall'alzata di m. 0,29. Le pareti maggiori hanno quattro file di nove loculi ciascuna; le minori, sette loculi, parimenti su quattro file, larghi m. 0,43, alti m. 0,24. Fa eccezione un loculo della seconda fila della parete est, che è maggiore degli altri, misurando m. 1,04 di larghezza e m. 0,52 di altezza, che conteneva una cassa fittile per bambino, mentre le altre nicchie contenevano, ciascuna, due olle fittili.
Lungo le pareti corre una banchina in muratura aggettante m. 0,48, entro la quale furono, essendo piene le pareti, messe le olle fittili in numero di 18 per ciascun lato. ^
Quando l' ipogeo, dopo il crollo della volta, fu riattato, vennero incastrate nelle banchine, agli angoli e nel mezzo di ciascun lato, delle zinne di travertino con foro rettangolare, rompendo le olle che vi si trovavano, allo scopo evidente di piantarvi dei pali di sostegno della volta e del soffitto costruito di nuovo.
Sulle pareti, sotto molti dei loculi sono rubricate parecchie iscrizioni funebri col semplice nome del defunto. Esse saranno a suo tempo edite, quando sarà termi- nata l'esplorazione dell' ipogeo.
Intanto pubblichiamo le iscrizioni sepolcrali incise sn marmo, rinvenute fra la terra nell'interno del colombario.
1. Targa di colombario in marmo bianco (m. 0,44X0,15X0,02) con l'iscrizione:
QICOPONIVSQICOPONIVS-COPON'a
QJ-FAVSTVS QJ.F1RMVS Q:LMVSA
CVRMTERVM FIL- LIB-
I defunti sono rispettivamente padre, figlio e liberta. Il padre fu cur{ator) ilerum di un collegio fnneraticio di cui manca la designazione. Nelle corporazioni, in genere, vi erano da uno a cinque curatores, che erano veri amministratori della cassa od arca del collegio (cfr. C. I. L., VI, 8744, 21383, 29700). Venivano gerar- chicamente dopo al magister o quinquennalis del collegio, e prima del quaestor; duravano in carica un anno, ma potevano, come nel nostro caso, essere rieletti.
2. Parte destra di lastra marmorea scorniciata (m. 0,34 X 0,28 X 0,02), col seguente resto d'iscrizione:
e. corneHOC-L-H\LAK10lil
CORNELIA MEROE
...OR FECIT
sibi P O S T E R 1 S CLV E • S V I S
ROMA
97 -
ROMA
3. Coperchio conico, in marmo, di urna cineraria, del diam di m. 0,23, con sopra le seguente iscrizione:
GABINIA. ELPIS
4. Titoletto di colombario (m. 0,23 X 0,10X0,02):
L- VEHILIVS IVCVNDVs
Id. id. id. (m. 0,22 X 0,07 X
0,02):
G. Frammento di lastra marmorea (m. 0,18X0,09X0,03) con il resto d'iscrizione:
SECVNDVS- L (sic) EPIQVRI • CAES
CHRYSIS
bene M E R E N T I
*
Via Ostiense. Al XV chilometro della via Ostiense, durante i lavori di rettifica della moderna strada, si recuperò fra la terra un frammento di lastra mar- morea con resto d'iscrizione funebre, alto m. 0,33, largo m. 0,26. Ha una palmetta graffita entro una specie di ausa sulla destra, con questa leggenda:
BENE
merenli F E C I T
MAR FRA «
il
Via Salaria. Eseguendosi lo sterro per l'apertura delia nuova via Gaspare Spontini, a m. 20 dalla via Salaria ed a livello dell'attuale piano stradale, è stato rinvenuto un angolo di stanza, forse sepolcrale, formato da muri a parallelepipedi di tufo dello spessore di m. 0,45, alti m. ,0,60, lunghi da m, 1,30 a m. 1,90.
G. Mancini.
NoTuiE Scavi 1014 — Voi. XI.
13
OSTIA — 98 — REGIONE 1.
Regione I (LATIUM ET CAMPANI A).
LATIUM.
V. OSTIA — Nuove scoperte nel portico delle Corporazioni. Pro- seguimento dello scavo presso il decumano.
Gennaìc. Le opere di scavo, sospese sulla fine dell'anno decorso, quando disgra- ziatamente venne a mancare il direttore prof. Dante Vaglieri, furono poi riprese colla massima diligenza e con un programma nuovo, inteso a completare le scoperte di alcuni fabbricati ed a rimetterne in luce altri, del tutto nascosti sotto gli altissimi terrapieni.
I nuovi lavori furono incominciati in tre punti; nel gruppo di fabbricati che li- mitano quelli del Piccolo Mercato e che si trovano sulla linea della Cella dei dolii ; in alcuni punti dei lati lunghi del portico delle Corporazioni e nel grandioso insieme dei fabbricati che formano un isolato presso la via decumana. Dei primi scavi qui accennati non possiamo rendere esatto ragguaglio senza che prima vengano isolati e vuotati i fabbricati, poiché si tratta di un insieme quasi monumentale con ambienti a terreno, scale interne e anditi, ovvero ingrossi in comune tra vart proprietari e di fabbriche elevate fino alla metà di un piano superiore. Perchè sia utile sotto tutti gli aspetti questa notizia, occorre clie lo scavo proceda ; quindi non si può oggi dare una particolareggiata descrizione di questo importantissimo gruppo di fabbriche, che deve essere corredata di piante e rilievi parziali, e anche collegata colle fabbriche già note e che fanno sèguito a queste nuovamente scoperte.
Ma sebbene lo scavo sia da poco iniziato, non posso dispensarmi dal dare notizie di quanto durante i mesi di gennaio e febbraio è stato messo in luce nel portico delle Corporazioni, per potersi poi in seguito alle indagini che si stanno eseguendo, riprendere tutto l'insieme delio studio specialmente per quello che si riferisce alle questioni architettoniche.
Nel più interno intercolunnio del portico delle Corporazioni sopra citate, ad un livello medesimo del musaico colla rappresentanza di Diana e del Cervo (ved. Notizie, 1914, pag. 73), in accordo colle basi di travertino delle colonne, vennero in luce altri due musaici in due ripartizioni contigue, eseguiti con tessere un poco più pic- cole di quelle usate per i musaici che si riferivano alle Corporazioni. Questa parti- colarità, e la differenza di livello, confermano che il portico, prima di subire la tras- formazione delia doppia ala nei lati lunghi, fosse adibito ad ambulatorio coperto, per uso del pubblico, cioè per tutt' altro uso che per scholae, o luogo di recapito delle varie Corporazioni, di cui gli emblemi e le cui iscrizioni affermarono il nuovo uso e il possesso privato della più interna e più originale parte delle costruzioni.
11 primo di questi musaici è compreso in un riquadro a doppia fascia, largo m. 1,93, lungo m. 2,29. Vi si rappresenta una nereide sopra al cavallo marino
REGIONE l. — 99 — OSTIA
che corre a sinistra. La nereide siede sulla schiena del mostro, nella posa più co- mune, cioè colla spalla voltata contro la testa del cavallo, colla mano sinistra alzata e colla destra appoggiata sulla groppa. Due delfini si agitano sul campo su- periore di questo gruppo, o sembra clic vi siano stati adattati più per completare i vuoti che per significare il maro. Questo, invece, è indicato sotto il corpo del cavallo marino, mediante linee irregolari di musaico a tasselli neri. La vivacità della rap- presentun/.a ed il contorno dulie figure, sebbene siano insufficienti a classificare questi lavori tra le opere musive di buono stile e di tempi classici, nondimeno dimostrano la differenza d'età e la differenza dei mezzi tecnici che danno specifica impronta ai musaici relativi alle Corporazioni.
L'altro musaico, che occupa lo spazio contiguo a quello precedente, è racchiuso dentro una fascia a treccia di bianco, e nero limitata, all'esterno ed allo interno, da fascetta nera. Il campo occupato dalla rappresentanza risulta largo m. 1,58, lungo m. 2,29. Vi è conservata quasi perfettamente una scena di un toro delle ve- nationes con uomo veduto di fronte, cinto soltanto da perizoma, e a tasselli vitrei colorati, di turchino, di verde e di celeste, in attitudine di cingersi il capo colla corona del vincitore, mentre si appoggia a lunga asta. A traverso alle sue gambe è figurato un toro abbattuto, che tale signilìcato ci danno la sua posizione stanca ed il ginocchio anteriore piegato. 11 campo superiore di questo gruppo è ornato da un grande motivo floreale.
Gli scavi suaccennati, presso l'angolo di via delle Pistrine col decumano, seb- bene si debbano considerare come appena incominciati, confermano sempre più l'esi- stenza di una strada che dalla stessa via delle Pistrine si dirige verso la metà del fianco del tempio di Vulcano, dove ne è scoperto un tratto, il quale è interrotto dall'area sacra e torna poi a mostrarsi dall'altro fianco del tempio, dimostrandosi per tal effetto che la costruzione di qucoto edifìcio sacro tagliò la via. Con questo scavo si determina l'isolato d'angolo, anche per le tracce di un'altra via che è normale a quella accennata e al decumano. Infatti le fabbriche che a mano a mano vennero ad essere liberate dal terrapieno, si allineano da questo lato verso il decumano stesso e formano un angolo retto con quello dell'altro tratto di via che conduce al fianco del tempio di Vulcano.
Fin da ora si può riconoscere che questo isolato comprende grandi botteghe, che si vedono conservate fino all'imposta delle vòlte. Vi appariscono rinforzi di piloni negli angoli, muri che traversano le porte e collegamenti di contrarchi sopra le
aperture.
* ■
Febbraio. Procedono regolarmente i lavori di sterro per mettere allo scoperto alcuni plinti del grande porticato conosciuto col nome delle Corporazioni. Oltre la metà dell'ala sinistra, volgendosi verso il teatro, è stata messa in luce una nuova schola appartenente ai naviculari ed ai negozianti cagliaritani. La iscrizione in musaico è compresa in una grande targa ansata che occupa, per m. 2,77 di lunghezza e m. 0,63 di altezza, gran parte del pavimento largo m. 3,10, lungo m. 3,40 con campo a tasselli bianchi, limitato da due fasce nere.
OSTIA — 100 — REGIONE l.
Detta iscrizione a lettere molto grandi, ma poco regolari, dice:
NAVICVL ET NEGOTIANTES KARALITANI
Dinanzi alla voce Karalilani sembra sia rappresentato un timone di nave. Sotto la targa è raffigurata a semplice contorno nero una barca attrezzata, con vela latina spiegata.
Questa nuova schola trovasi in vicinanza dell'altra dei naviculari di Porto Torres.
Mentre lo scavo regolare procede verso il fondo del portico, cioè verso la riva antica del Tevere, non si lasciano di esplorare, dove si rende possibile di farlo per mancanza dei musaici superiori, anche gli strati inferiori degli intercolnniiii per con- statare se non si ripeta il fatto accertato nell'ala opposta, di un piano anteriore pavi- mentato con musaici e spettante alla costruzione originale del portico.
Riesce per ora un poco lenta la esplorazione degli intervalli compresi fra la doppia ala del portico di sinistra a causa dello sgombro del terrapieno, ma riesce facile, sebbene richieda grandi precauzioni, la esplorazione di alcuni tratti dell' ala destra, in specie verso la scena del teatro. E questa esplorazione, mentre offri in piìi punti la conferma del duplice strato dei musaici, ha messo in luce bellissimi fram- menti di stucchi, i quali rivestivano tanto le grandi colonne del portico originale, quanto le piccole colonne del portico aggiunto. Tali frammenti hanno cermesso la rivestitura, fino ad una certa altezza, di una delle grandi colonne e precisamente di quella del secondo intercolunnio del portico a partire dal teatro. Inoltre hanno permesso di ricostruire la parte superiore di una delle piccole colonne, approfittando del ritrovamento del capitello. Il proseguimento dello scavo presso il decumano con- ferma la presenza di due botteghe con apertura sulla strada che si dirige al Tempio ; una delle quali ristretta di circa la metà della sua larghezza originaria mediante cortina a mattone. Vuotate le camere non si è trovato nessun oggetto: il loio pa- vimento è formato da un semplice piano battuto, che ha subito evidentemente un rialzamento, provato dal livello della soglia e dal livello originario della strada. Il muro di fondo della prima bottega, la quale come tutta la costruzione originale di questo gruppo di fabbricati è fatta colla solita cortina a mattone, vedesi invece co- struito a dadi di tufo molto grossi e irregolari.
Nella parete di fondo della seconda bottega vi è la traccia della scala di cui rimane soltanto la fondazione e il primo gradino. La scala aveva principio sulla strada che viene dal decumano, e l' ingresso alla scala è stato chiuso con rozzissiraa opera. Rimangono ancora sopra l'architrave dell'apertura della scala le spallette di una piccola finestra.
Lo scavo non ha raggiunto ancora l'antico piano stradale, dovendosi per neces- sità di lavoro mantenersi all'altezza di circa un metro e mezzo.
A. Pasqdi.
RKGIONK 1. — lui — TI voti
VI. TIVOLI — Scoperta di avanzi monumentali e di cippi dedica- torii in località Veszoli presso le Acque Albule.
In territorio di Tivoli, in località Vezzoli, tenimento di Pantane presso le Acque Albule, in terreno di proprietà della Università Agraria di Tivoli, a circa 800 m. sulla sinistra della via Tibnrtina, eseguendosi dei lavori di bonitìca per conto del- l'aftìttuario sig. Ferdinando Giardinelli allo scopo di iniziarvi la coltivazione degli asparagi, sono stati messi in luce scarsi avanzi di un antico edificio monumentale.
Essi consistono in due basamenti con plinto e parte di colonne di travertino a tamburi ancora a posto, alti complessivamente m. 0,70. Le due colonne sono distanti fra loro m. 3,05, ed il loro diametro è di m. 0,60. Si seguono in direzione da est ad ovest. La devastazione fatta degli avanzi di murature, incontrati durante i lavori di bonifica, non permette di rendersi un'idea precisa del genere di monumento al quale appartennero le due colonne mozzate. Soltanto si è potuto vedere che in età po.steriore venne fatta una gettata di calcestruzzo a guisa di platea fino all'altezza appunto di m. 0,70, quanto cioè sono alti i due resti di colonne, i quali rimasero con- globati nella gettata stessa. Sulla platea vennero poi spiccati dei muri a sacco for- manti tre ambienti rettangolari adiacenti.
Fra la terra di riporto, e non al loro posto d'origine, si rinvennero alcuni oggetti antichi, e cioè:
1) Piccolo cippo di marmo bianco scorniciato in alto ed in basso per tre lati, leggermente rastremato dal basso in alto (m. 0,38 X 0,26 X 0,27), con incavo rettan- golare nella parte posteriore rozza per passarvi una spranga e tenerlo fisso. Sul davanti reca la seguente iscrizione:
L- CORNELIO
PVSIONl ANN|0- MESSALLAE COS VII VIREPVL
PROCOS
CORNELIASABINAHC
È r iscrizione onoraria h{onoris) c{ausa) dedicata da Cornelia Sabina, forse una liberta, al suo patrono L. Gornelius Pusio Ànnius Messalla.
Questo personaggio ci era noto unicamente per il testo di un'altra iscrizione dedicatoria, incisa su lastra di bronzo, che fu rinvenuta sul principio dell'anno 1892, insieme con una testa virile di bronzo che si ritenne essere il suo ritratto. La statua doveva sorgere su basamento di opera muraria con la detta lastra incastrata sul lato anteriore; il rinvenimento avvenne nel fare le fondazioni del palazzo Campanari in via Nazionale (cf. E. Klebs: Prosopographia imperii romani I, pag. 461, n. 1165, G. I. L. VI, 31706; Bienkowski: Roem. Mittheilungen, ,1892, pag. 197; Gatti, Notizie degli Scavi, 1893, pag. 194).
In quella iscrizione il dedicante è M. Vibrius Marcellus {centuria) leg{ioni's) XVI, e l'onorato è L. Gornelius L. /., Galleria), Pusio. Nella nostra iscrizione
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TIVOLI — 102 — REGIONE I.
manca l'accenno alla tribù, ma vi sono in più due altri cognomi, quelli di Annius e di Messalla.
Nella iscrizione rinvenuta in via Nazionale il cursus honorum del detto per- sonaggio dell'ordine senatorio, comincia con la carica di iii[f\ vir viar{um) curari- dar{um), e seguono gli uflSci di tr{ibunus) mil{Uum) leg{ionis) XIII Getninae, di quaestor, di tr(ibunus) pl(ebis). di pr(aetor) e di legatus augusti leg{ionis) XVI. Mentre sosteneva questa carica, il centurione della stessa legione già ricordato gli dedicò la statua enea.
L'iscrizione, ora venuta in luce, ci indica le altre cariche superiori da lui tenute in progresso di tempo, come culmine della sua carriera. Fu proco{n)s{ul)j forse di grado pretorio in una provincia senatoria che non è menzionata"; ebbe poi l'uflBcio sacro di VII vir epul{onum). Ed infine fu co{n)s{ul).
Il consolato di questo personaggio ci era finora ignoto; fu probabilmente sol- tanto consul suffectus.
Circa il tempo in cui visse Cornelio Fusione va notato che la legione XVI {Gallica) fa creata da Augusto e licenziata da Vespasiano, perchè molto indebolita durante le guerre d'Italia e di Germania, e fu dallo stesso imperatore ristabilita con il nome di XVI Flavia Firma (cf. Tacit., ann. 1,37; Borghesi: Oeuvres, IV, pp. 139,208.
La carriera del nostro personaggio va quindi circoscritta entro tali limiti, almeno fino alla legazione della XVI legione. Già il Bienkowski, fondandosi principalmente su tali ragioni, aveva assegnato a Cornelio Fusione Tetà di Tiberio e di Caligola (cf. Roem. Mittheilungen, 1892, pag. 195).
2) Cippo di marmo scorniciato con base e cimasa, e gli emblemi della patera e dell' urceolo ai lati (m. 0,90 X 0,70 X 0,30). Nella parte superiore vi sono due lin- eassi destinati a sostenere un oggetto. È molto corroso dall'azione delle acque sul- furee: tuttavia vi si legge ancora sul davanti il seguente resto d' iscrizione dedicatoria:
IVS-M-F
FAVSTVS
TRIBMIL
D • D
3) Torso di statua muliebre di marmo lunense decorativa: il petto è nudo, mentre un manto scende dalle spalle sul fianco sinistro, ove è sorretto dalla mano (m. 0,70 X 0,34).
4) Sostegno di marmo bianco di forma cilindrica, con larga base a strigili vuote: nella cimasa, che manca in gran parte, vi è uu profondo rincasso (alto m. 0,70; diam. della base m. 0,62).
5) Calotta semisferica di marmo bianco; sulla sommità destra vi è scolpita una piccola figura muliebre vestita di tunica, semigiacente, molto corrosa (m. 0,10).
6) Torsetto di statua marmorea muliebre nuda con conchiglia sul davanti; le braccia erano tese (m. 0,12X0,12).
7) Testina maschile in marmo con ricca capigliatura a grandi riccioli scendente sulle spalle: un grande groppo ripiegato dietro la nuca (m. 0,12 X 0,09).
G. Mancini.